Ijf18, Daphne Galizia e Jan Kuciak: i rischi del giornalismo investigativo

«La mia famiglia ha avvertito la Commissione Europea che con l’assassinio di mia madre, Daphne Caruara Galizia, Malta ha fissato un nuovo standard di permissivismo entro l’Unione Europea e che altri sarebbero morti senza un intervento decisivo. Ján Kuciak avrebbe potuto essere salvato» scrisse Andrew Galizia, giornalista e figlio di Daphne Galizia, la giornalista maltese uccisa da un’autobomba lo scorso ottobre 2017 per aver rivelato il coinvolgimento di alcuni politici del governo nei ‘Panama Papers’ (su cui L’Espresso ha portato avanti un’importante inchiesta)

Venerdì 13 aprile, nella Sala Notari, alle ore 16.45, Carlo Bonini (La Repubblica), Corinne Vella (sorella di Daphne e direttrice di Taste&Flair), Peter Bardy (direttore del sito slovacco Aktuality.sk), Alan Rusbridger (direttore di Lady Margaret Hall) e Maria Gianniti (Tg1) hanno discusso per un’ora e trenta minuti degli omicidi di Jan Kuciak e di Daphne Galizia e dei legami fra criminalità organizzata e governo.

Jan Kuciak è stato vittima di un attentato mafioso lo scorso 22 febbraio 2018. Era un giornalista slovacco che indagava sui casi di evasioni fiscali che avevano visto coinvolti, tra gli altri, membri del governo. Già minacciato nel 2017, a causa dell’attentato Kuciak non ha potuto continuare la sua inchiesta, volta a dimostrare le collusioni tra politica e ‘ndrangheta e le infiltrazioni mafiose nell’economia slovacca. A seguito della sua morte il segretario del Consiglio della Sicurezza, il primo Ministro e il suo assistente si sono dimessi. Kuciak scriveva per Aktuality.sk.

Daphne Caruana Galizia, invece, era una delle più note giornaliste investigative maltesi. Fu uccisa il 16 ottobre 2017 dall’esplosione di un’autobomba. Era stata la prima giornalista a rivelare il coinvolgimento di politici del governo nei ‘Panama Papers’, svelando inoltre il coinvolgimento della moglie del Primo Ministro, Joseph Muscat, nella società off-shore panamense Egrant Inc, attirando l’opinione pubblica sulle somme di denaro che la società aveva ricevuto e sui successivi accordi tra Malta e Azerbaigian in campo energetico.

Ijf18, Daphne Galizia e Jan Kuciak: i rischi del giornalismo investigativoIl punto centrale della discussione è questo:

cosa rischiano i giornalisti che indagano sui legami tra crimine e governi? Come si possono tutelare?

I casi di Daphne e Jan non sono casi isolati come spiega Corinne Vella: «Il giorno che Daphne è morta, alcune persone hanno lasciato dei fiori su un monumento pubblico, la gente ha cominciato a fare domande sulla sua morte. Inizialmente era una pratica informale poi divenuta regolare. Chi vuole insabbiare questa storia lo fa in quel luogo. Provano ogni tattica: ripulitura dal comune, la spazzatura, “questa non è una tomba, ricordate Daphne nel luogo dov’è morta” dicono. Questa storia ha a che fare con i diritti fondamentali: come quello alla protesta tutelato dalla legge, sono liberi di farlo. Non è giustizia di famiglia quella che cerchiamo, ma riguarda tutti. Le persone che tolgono queste cose, stanno eliminando i loro diritti». E poi parla delle difficoltà di continuare a fare luce su una vicenda piena di ombre: «Malta è un paese piccolo. Si conoscono tutti. Non c’è ancora voglia di cooperare su questa vicenda. Non è una critica. Spiego semplicemente un problema che abbiamo e che va superato».

Carlo Bonini sottolinea come queste vicende non siano casi isolati e nazionali, ma riguardano tutta Europa: «Quando muore un giornalista non è un problema per il giornalismo. Ma per tutti i cittadini europei. Jan e Daphne non sono casi slovacchi e maltesi. Sono entrambe cose che riguardano noi in quanto cittadini europei».

I due giornalisti italiani, Bonini e Gianniti, sollevano la questione sicurezza.

«Vorrei fare riferimento a ciò che Corinne diceva – dice Boniniquando parla dell’urgenza di una legge dedicata alla tutela dei giornalisti. Credo sia uno degli aspetti chiave. Daphne ha iniziato a morire quando è stata lasciata sola. Abbiamo discusso della commissione europea: farà qualcosa riguardo Malta? Adotterà delle sanzioni per non aver rispettato le leggi? Il Parlamento Europeo è in grado di stabilire uno standard generale per regolamentare gli standard giuridici nei diversi paesi europei?» e Gianniti aggiunge: «Kuciak stava facendo fact-checking. Per proteggere i giornalisti c’è bisogno di costruire progetti che lascino il loro lavoro nell’anonimato».

Alan Rusbridger sottolinea che «la giurisprudenza in Europa si rafforzerà. C’è bisogni che i giornalisti collaborino, mantenendo viva la memoria dei giornalisti uccisi. Quando abbiamo lavorato al caso “Wikileaks” ci siamo spostati a New York in un posto dove la giurisdizione era a nostro favore. Bisogna sfruttare le leggi che sono dalla nostra parte. Ogni forma di collaborazione che possa usare tecniche di crittografia per rimanere anonimi, va presa in considerazione. Chiunque sia in grado di usare la tecnologia per proteggersi deve farlo. È importante quello che dice Maria (Gianniti, ndr)».

Il direttore di Aktuality.sk, Peter Bardy, però, crede che prima delle leggi vada cambiato l’approccio: «Possiamo avere tutte le leggi che ci pare ma se i delinquenti saranno al governo non saranno applicate. Se vogliamo proteggere il giornalismo e i giornalisti bisogna educare le persone a un fatto: il giornalismo non è contro la gente ma per la gente. E va protetto perché è la base della democrazia».

La partecipazione della sorella di Daphne era tra le più attese di questa dodicesima edizione del Festival del Giornalismo di Perugia. E non ha deluso le aspettative. Perché ha dato gli strumenti adatti al pubblico che ascoltava per capire di più sul giornalismo investigativo, sul fact-checking, sulla giurisprudenza europea, sulla tutela dei giornalisti che vorrebbero rimanere dell’anonimato per paura di ritorsioni. Fondamentale, per capire le vicende di Jan e Daphne, è stata la partecipazione di chi con i due giornalisti ci ha condiviso parte della sua vita, professionale o familiare, e che ha vissuto in prima persona queste orribili storie.

Paolo Vacca

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Giornalista pubblicista e freelance. Studio la comunicazione. Amo viaggiare, guardare il tennis e giocare a Risiko. Fumatore semi-incallito. Tifo Milan da quando avevo 6 anni. Vorrei un paese di sinistra, ma prima di tutto una sinistra nel mio paese. Credo in poche cose, una di queste è il socialismo. Bastian contrario e polemico per Dna.