
Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena e storico dell’arte, ha lanciato assieme all’Università che dirige un corso sulla cultura queer; dopo aver dato il via all’introduzione di bagni senza genere nelle facoltà senesi, adesso tocca alla diffusione della cultura appartenente alla comunità LGBTQIA+ attraverso i canali accademici grazie a un corso, che inizierà a marzo, che si prevede aperto a chiunque voglia seguirlo.
«Non so se questo attirerà anche su noi un’istruttoria del Ministero, spero che attiri cittadine e cittadini decisi a scoprire che, come diceva la nostra Michela Murgia, i confini non ci circondano, ma ci attraversano» – commenta sagacemente il rettore Montanari, riferendosi polemicamente all’istruttoria aperta dalla ministra Anna Maria Bernini nei confronti dell’Università di Sassari a seguito di una richiesta dell’on. Sasso, che durante un’interrogazione parlamentare si era scagliato contro il corso di Teorie Queer del Professor Federico Zappino, tacciando quest’ultimo di fare con il suo corso un’operazione di indottrinamento ideologico e di usare testi inneggianti alla pedofilia.
Rossano Sasso ebbe da dire anche sul laboratorio gender creative dell’Università Roma Tre, guidato da una ricercatrice e attivista della comunità LGBTQIA+, organizzato proprio con l’intento di mettere fine alla disinformazione in merito alla incongruenza di genere in bambinə e ragazzə in età pre-adolescenziale. Anche qui, l’accusa del parlamentare leghista è di aver dato a un insegnamento universitario una deriva ideologica; la sua interrogazione parlamentare si è trasformata prima in un’istruttoria del Ministero e poi in una risoluzione in stile ungherese che è stata approvata dalla Commissione Cultura Scienza e Istruzione con l’obiettivo di arginare presunte derive ideologiche all’interno del mondo universitario italiano.
La ministra Anna Maria Bernini ci ha tenuto a ricordare, nel riferire in parlamento sulla questione, la centralità dell’art. 33 della Costituzione Italiana, secondo cui in Italia l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. Tuttavia, rimane la sensazione che la scelta di Tomaso Montanari di trattare di cultura queer all’università costituisca una reazione vigorosa a un sempre crescente clima di oscurantismo culturale creato dal governo a guida Meloni, che se si fosse rifatto davvero al testo della Costituzione non avrebbe certo avviato un’istruttoria.
Il paventato rischio di propaganda ideologica sottolineato dalla Lega e, più in generale, dall’arco parlamentare della maggioranza è tale solo quando si solleva su temi e questioni che attengono ai diritti di tutti e tutte. Che si tratti dell’eutanasia, dell’aborto o delle unioni civili non importa: ciò che conta, per la destra, non è avviare una discussione seria su temi fondamentali ma attaccare le persone e i metodi con cui queste portano avanti le proprie battaglie. Il rischio di fare propaganda esisterà finché esisteranno le ideologie e finchè qualcuno vi si nasconderà dietro, e questo vale per ambo le parti politiche, sia quella progressista che quella conservatrice. Proprio per questo motivo, risulta necessario alimentare il dibattito anche e soprattutto in sede accademica, dunque in quei luoghi che nascono con l’obiettivo di incentivare lo sviluppo e il progresso umano attraverso metodi realmente democratici, nei quali il metodo del confronto tra pari – e tra insegnanti e studenti – ha lo scopo di pervenire a una verità collettiva, dialogata e sempre discutibile.
Ciò che non è chiaro all’on. Sasso è che la possibilità di dissenso e discussione critica e ragionata in ambito universitario contiene il rischio di fare propaganda ideologica. Dunque, la soluzione all’eventuale “indottrinamento gender” – starà poi all’Onorevole spiegare in cosa consista – sta proprio nella libera circolazione delle idee e nell’onestà intellettuale di chi le veicola.
Non si preoccupi, dunque, Rossano Sasso. Il corso di cultura queer di Tomaso Montanari consentirà certamente allə studentə di avere i mezzi critici necessari a prevenire qualsivoglia forma di indottrinamento, anche quello di matrice fascista.
Giulia Imbimbo
















































