In Polonia è il super-procuratore a cancellare i diritti di tutti
Proteste anti-aborto Fonte: es.globalvoices.org

Molti Paesi sono oggi impegnati in un progetto di cambiamento socio-culturale avente come obiettivo ultimo quello di garantire il riconoscimento ed il rispetto dei diritti fondamentali ed inalienabili dell’essere umano. Altri, invece, sono impegnati a fare significativi passi indietro. È il caso della Polonia, dove in questi giorni si discute della figura di un super-procuratore anti-aborto, anti-divorzio, anti-LGBTQ+, ragion per cui il sogno di un governo democratico si fa sempre più utopico.

«L’estensione dei diritti delle donne è principio basilare del progresso sociale.»
Charles Fourier

La proposta di legge, in procinto di essere approvata dal Senato polacco a metà dicembre, prevede l’istituzione di una figura quasi ludica poiché dotata del super potere di sovrastare qualsiasi diritto alla privacy e alla libertà del singolo cittadino. Il compito del super-procuratore consiste difatti nell’osservare scrupolosamente i movimenti delle donne, interponendosi in particolar modo tra la stessa ed il sacrosanto diritto all’aborto. A tal proposito, inoltre, si è a lungo discusso della proposta di legge avanzata dal movimento Pro-Right to Life Foundation secondo cui, essendo l’embrione considerato un bambino, l’interruzione di gravidanza è equiparabile ad un omicidio e pertanto andrebbe punita come tale, ossia con una condanna fino a 25 anni di carcere per le donne che volontariamente interrompono la gravidanza e per coloro che le aiutano ad abortire, e 5 anni per le donne che invece subiscono un aborto spontaneo.

«Dobbiamo fermare l’uccisione dei bambini polacchi se vogliamo che la Polonia sopravviva», queste le parole di Mariusz Dzierzawski, fondatore dell’associazione. Il Parlamento polacco con 361 voti a sfavore, contro i 48 a favore, ha tuttavia respinto tale proposta di legge ritenuta “estrema”. Al momento, dunque, in Polonia l’aborto è consentito solo nei casi in cui la vita della gestante risulta essere in pericolo o quando la gravidanza è conseguenza di un reato, come lo stupro.

Attraverso la creazione di un “Istituto per la famiglia e la demografia” è possibile avere il pieno controllo della vita dei cittadini. Il super-procuratore può in questo modo avere accesso ai dati sensibili di tutti e “perseguitare” coloro che non risultino essere conformi alle imposizioni etiche del Paese. L’obiettivo, difatti, non è solo quello di controllare le donne affinché non utilizzino metodi contraccettivi e non facciano ricorso all’aborto, ma altresì quello di impedire i divorzi e portar via i figli alle coppie LGBTQ+ (diverse regioni del Paese, a tal proposito, da tempo si sono dichiarate “LGBTQ free zone“).

Proteste a favore della comunità LGBTQI+
Fonte: www.bergamonews.it

La proposta di legge del super-procuratore mira dunque ad aumentare il tasso di natalità attraverso la proibizione dell’interruzione volontaria di gravidanza, e a glorificare l’immagine della sola famiglia considerata “tradizionale” disintegrando quella delle coppie monogenitoriali ed omosessuali. La Polonia sembra allora imboccare la strada contraria all’emancipazione, al progresso socio-culturale, alla garanzia e tutela dei diritti di tutti.

Ma lo scandalo è servito a mobilitare chi si oppone a questa involuzione. È per questo che diverse associazioni femministe sono scese in campo per esprimere il proprio dissenso dinanzi all’ipotesi di una simile realtà: retrograda, punitiva, limitante. “Mio corpo, mia scelta“, “La rivoluzione ha un utero“. Questi sono solo alcuni degli slogan portati per le strade e per le piazze del Paese accompagnati da manichini adagiati sui marciapiedi, simbolo delle donne vittime di un sistema autoritario e maschilista, e sporchi di vernice rossa volta a rappresentare il sangue delle donne. Quel sangue che non solo segna la morte dei diritti e della libertà, ma richiama anche la morte che molte donne potrebbero trovare qualora venga loro impedito di interrompere volontariamente una gravidanza in presenza di complicazioni.

Proteste contro la proposta di legge anti-aborto
Fonte: www.euronews.com

Alla luce di tali eventi, una vaga somiglianza tra la Polonia dei giorni nostri ed il regime fascista sembra trasparire. Il fascismo difatti ha per lungo tempo cercato di avere pieno controllo della donna limitandone la libertà e condannando qualsivoglia accenno di una seppur pacifica protesta volta all’ottenimento di un’uguaglianza sociale. La “battaglia demografica” del Duce consisteva, ad esempio, nell’inibire i matrimoni tardivi e nel condannare – come nel caso della Polonia odierna – le pratiche contraccettive e le interruzioni volontarie di gravidanza (con l’obbligo, inoltre, di segnalare i medici che praticavano l’aborto). La donna, divenuta pedina nelle mani del Duce, priva di autonomia e libertà alcuna, solo era libera di agire in favore degli ideali del regime fascista.

La battaglia delle donne verso la riconquista e la riaffermazione dei propri diritti non ha dunque ancora trovato un punto d’arresto. Oggi, in Polonia, il triste capitolo di una nuova efferata guerra contro i diritti della donne ha avuto inizio. Esser donna da sempre significa lottare costantemente, con forza e con coraggio; lottare per la libertà di pensiero ed azione, per la libertà di disporre senza restrizioni del proprio corpo, di lavorare al pari dell’uomo. Esser donna significa lottare per i propri diritti, affinché questi non vengano barbaramente affossati da proposte di legge aberranti come quella del super-procuratore, da atteggiamenti di utopica ed infondata superiorità maschile.

La battaglia non potrà dirsi vinta né conclusa fino a quando ci sarà nel mondo anche solo una donna ancora priva della propria libertà. Con la speranza che questa lotta non duri in eterno, oggi continuiamo a reagire facendo sentire la nostra voce: per noi e per le donne di domani.

Aurora Molinari

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