maledizione Gaiola

L’isola della Gaiola è una delle minori del territorio napoletano sita nel cuore del Parco sommerso di Gaiola”, un’area protetta che si estende su una superficie di 41,6 ettari dal borgo di Marechiaro sino alla Baia di Trentaremi, di fronte Posillipo.

L’Euplea in tempi antichi era considerata come la protettrice dei marinai e un buon rifugio, motivo per cui vi fu edificato un tempio per segnalare la zona come luogo sacro e inviolabile. L’isola ha però visto cambiare drasticamente quest’alone di speranza e positività che le aleggiava intorno, sostituito con un altro, più accattivante e frutto di una maledizione.

La Gaiola ha acquisito il suo nome dal latino “cavea”, piccola grotta, che in napoletano è diventato “caviola” e da qui “Gaiola” per sonorizzazione dell’occlusiva e l’eliminazione della fricativa. Il termine sembra essere particolarmente appropriato per il suo aspetto roccioso, dato dai costoni di tufo giallo smussati dalle onde e per i meravigliosi tesori archeologici che offre.

L’isola ha però oggi l’epiteto di luogo “jellato”, frutto di una storia segnata da tragici avvenimenti e continue superstizioni che si sono costruite nel corso degli anni.
Nel XIX secolo la Gaiola era abitata da un eremita, soprannominato da tutti “Lo Stregone”, un uomo temuto da tutti e che accumulava denaro ritirando elemosine dai pescatori. Probabilmente tutti coloro che avvicinavano le coste dell’isolotto si sentivano in dovere di accontentarlo per il timore di essere vittime di una maledizione, alla luce della storia di quel luogo infausto.

La tradizione latina infatti porta con sé la storia di Publio Vedio Pollione, residente della Gaiola e uomo ambiguo, dietro al quale ruotano varie leggende. Nasce come liberto, ma riesce ad elevarsi socialmente fino all’ordine equestre e a lavorare al servizio di Augusto come consigliere economico. Amava le murene tanto da trascorrere il suo tempo libero ad allevarle in vasche scavate nel tufo e si racconta che avesse l’abitudine di sfamarle con i suoi schiavi. Durante un banchetto lo stesso Augusto si intromise per cercare di salvare uno schiavo che, per avere accidentalmente frantumato una coppa, fu condannato a tale morte. Pollione si indispettì e allora Augusto ordinò che tutte le coppe presenti in quell’edificio dovessero essere rotte in modo da macchiarsi della stessa colpa del condannato e calmare il suo consigliere.

Accanto all’isola della Gaiola sorgeva la Scuola di Virgilio, un edificio oggi sommerso in cui, secondo leggende medievali, Pollione si dilettava ad insegnare le arti magiche ai suoi allievi. Le varie pozioni avrebbero con il tempo inquinato il mare e impresso sul territorio un’atroce maledizione contro tutti coloro che da quel momento in poi vi avrebbero sostato.

Ad alimentare la leggenda della “maledizione della Gaiola” sono una serie di avvenimenti che non hanno contribuito a migliorare la sua fama.
La villa di Pollione fu abbandonata e dimenticata dopo la caduta dell’impero romano e fu riportata alla luce solo nel 1820, per opera dell’archeologo toscano Guglielmo Bechi che la scelse come dimora ribattezzandola come Villa Bechi.
Nel 1871 Guglielmo morì e la figlia affittò la villa a Luigi De Negri, uomo d’affari a capo della società di Pescicultura del regno d’Italia del Mare di Posillipo. In poco tempo la società fallì e la dimora fu riabitata dal marchese Del Tufo che, per mandare avanti vari lavori, causò gravi danni archeologici, privando la Gaiola di alcune delle sue bellezze.
Nel 1911 Gaspare Alberga, capitano di vascello marchese, per far vedere la costa della Gaiola alla marchesa Boccardi Doria, fece incagliare l’incrociatore corazzato San Giorgio sulla secca della Cavallara.
Nel 1926 la villa era abitata da Hans Praun e Otto Grumbach, morti suicidi per la tragica scomparsa di Elena Von Parish, loro ospite.
Nel 1950 Maurice Sandoz pose fine alla sua vita dopo esser stato trasferito dalla Gaiola a una clinica psichiatrica, perché convinto di essere entrato in bancarotta.
Nel 1960 il barone tedesco Paul Karl Langheim va davvero in bancarotta dopo aver sperperato tutto il suo denaro cercando di promuovere alla Gaiola attività per la realtà sociale napoletana, con lo scopo di alleggerire il clima dell’isola colpita da questa ambigua maledizione.
Durante il suo soggiorno, ancora, Giovanni Agnelli ha vissuto numerosi tragici lutti in famiglia.
Nel 1968 Agnelli vende la villa a  Paul Getty, magnate del petrolio. Nel 1973 suo figlio fu rapito dalla ‘ndrangheta e Getty ha potuto porre fine a quest’odissea solo dopo l’amputazione di un orecchio del ragazzo e dopo aver pagato un riscatto di 17 milioni di dollari.
Nel 1978 Gianpasquale Grappone, creatore del Loyd Centauro, fu incarcerato, travolto dai debiti. La villa fu messa all’asta proprio quando la moglie, Pasqualina Ortomeno, morì in un incidente stradale.

L’isola è da allora proprietà della Regione Campania, ancora avvolta nel suo mistero, quasi inviolabile per tutti i suoi sinistri trascorsi. Continua però ad essere una meravigliosa attrattiva turistica per i suoi paesaggi pittoreschi, un luogo che sembra poter offrire su un piatto d’argento tutte le sue bellezze naturali e archeologiche. Quel pizzico di curiosità dettato da un’eterna maledizione non è altro che la ciliegina sulla torta per tutti coloro che troveranno il coraggio di calpestare le sue coste.

Alessia Sicuro

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Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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