Violenze e molestie sul posto di lavoro
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Episodi di molestie e violenze sul posto di lavoro non suscitano più scalpore. La prima analisi globale dell’Organizzazione Internazionale del lavoro (OIL), con sede a Ginevra, ha infatti rivelato che più di una persona su cinque ha subito violenza e molestie di natura psicologica o sessuale nel proprio contesto lavorativo.

Secondo la Convenzione del 2019 sulla violenza e le molestie nel mondo del lavoro, l’espressione “violenza e molestie” indica: «Un insieme di pratiche e di comportamenti indesiderati e inaccettabili, o la minaccia di porli in essere, siano essi sporadici o reiterati nel tempo, che si prefiggano, causino o possano comportare un danno fisico, psicologico, sessuale o economico.» Con la ratifica italiana della Convenzione ILO, lo Stato riconosce che violenza e molestie sul luogo di lavoro possono violare i diritti umani e risultano incompatibili con la definizione di “lavoro dignitoso”.

Dai risultati dell’analisi emergono innanzitutto i fattori che favoriscono gli episodi di violenza. Tra questi, il contatto col pubblico (si parla nello specifico di “violenza esterna” ove l’atto, seppur perpetrato sul posto di lavoro, viene compiuto da persone esterne alla struttura, come lo sono i clienti di un negozio); lo svolgimento di un lavoro notturno dove, non essendovi il personale al completo, risulta più agevole porre in essere comportamenti molesti; essere gli “ultimi arrivati” e avere quindi colleghi e/o dirigenti che si pongono ai vertici dell’azienda, in una posizione di superiorità e potere. A livello globale, hanno maggiore probabilità di essere vittime di violenza e molestie sul luogo di lavoro i giovani, i lavoratori dipendenti e i lavoratori migranti (le donne migranti vittime sono quasi il doppio delle donne non migranti).

Le manifestazioni del problema possono essere molteplici, ma l’aspetto che più preoccupa è che la quasi totalità dei lavoratori divenuti vittime di tali episodi non racconta le violenze subite. Il non voler denunciare l’accaduto deriva in primo luogo dalla mancanza di fiducia nelle istituzioni, poi dalla paura di possibili ripercussioni da parte del carnefice.

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Le conseguenze possono variare notevolmente, ma senza dubbio le vittime di violenza e molestie possono mostrare un accentuato senso di demotivazione per il lavoro, stress e sintomi post traumatici a cui possono seguire danni alla salute psico-fisica, e assenze apparentemente ingiustificate. Da uno studio Istat condotto qualche anno fa è emerso che in Italia circa 8 milioni di donne (il 43%) fra i 14 e i 65 anni hanno subìto una forma di molestia sul posto di lavoro, a fronte dei 3 milioni di uomini (19%) che per la prima volta sono stati presi in esame. Tra le forme più diffuse troviamo le molestie verbali, seguite poi da attenzioni fisiche indesiderate.

In questi ultimi giorni sono state pubblicate da LaRepubblica alcune testimonianze di donne dello spettacolo, vittime di abusi e minacce durante i provini e nei backstage. Una di queste donne che ha voluto tenere nascosta la propria identità afferma che: «A un festival importante lo spettacolo prevedeva un nudo integrale. Un tecnico che aveva il compito di portarmi nel foyer mi disse: “Se vuoi facciamo una sveltina così ti rilassi.» Francesca Romana De Martini, invece, racconta: «Andai a fare un provino, un aiuto regista mi chiese di togliermi la maglia e mostrare il seno. (…) Se non lo fai non sei una professionista, sei una cretina, non lavorerai mai nella vita.» Ha lavorato con Bertolucci, Placido, Avati.

Sarebbe opportuno, al fine di limitare quanto più possibile gli episodi di violenza sul posto di lavoro, che i responsabili aziendali instaurino un rapporto di sincera collaborazione con l’équipe in modo da creare un ambiente di lavoro positivo dove poter trovare rispetto, professionalità, fiducia e protezione. Qualora l’episodio si sia già verificato è bene offrire sostegno alla vittima, sia nell’immediato che nelle fasi successive, soprattutto nel caso in cui insorga una sindrome post traumatica, prevenendo così eventuali sensi di colpa. Un’altra forma di supporto necessaria riguarda il disbrigo delle formalità amministrative e giuridiche. La solidarietà e l’appoggio del personale – dirigenziale e non – influiscono sulla percezione che la vittima avrà dell’accaduto. In seguito, sarà di fondamentale importanza riesaminare la valutazione dei rischi, rafforzare i fattori protettivi sino ad allora adottati e al contempo individuarne di nuovi, al fine di rendere l’ambiente di lavoro quanto più sicuro possibile.

La Convenzione dell’OIL n. 190 e la Raccomandazione n. 206 sulla violenza e le molestie del 2019 costituiscono quindi due importanti norme internazionali del lavoro, in quanto non solo forniscono dati sul fenomeno, ma vogliono anche offrire un quadro comune per prevenire episodi di violenza e molestie, con l’obiettivo di sradicare il problema non solo all’interno dei contesti lavorativi. Sarah Cumbers, direttrice di Evidence and Insight presso la Fondazione Lloyd’s Register, a tal proposito afferma che il loro contributo è messo «a disposizione dei paesi affinché abbiano una base di riferimento per il miglioramento della situazione.» Il fine ultimo dell’analisi consiste dunque nel voler sensibilizzare l’opinione pubblica su una problematica tanto diffusa quanto invisibile, complessa e delicata.

Aurora Molinari

Pugliese, classe 1997. Da bambina sognavo di diventare una giornalista, o magari una scrittrice. Oggi sono invece un'educatrice, specializzata nel disagio sociale, con la passione per la scrittura. E non solo.

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