tredici hannah baker

Ci eravamo lasciati con le cassette di Hannah Baker e la sua verità uscita dalle mura liceali. Ci eravamo lasciati con Clay che finalmente aveva dato risposte ai suoi tormenti e messo una croce sul suo senso di colpa. Ci eravamo lasciati con Alex che si era sparato un colpo in testa e lo stupro di Jessica venuto finalmente a galla. E con Tyler intento a preparare il suo arsenale probabilmente per fare una strage (e forse l’unico vero spunto per una seconda stagione).

In molti con la fine della prima stagione erano convinti che Tredici, la serie tv tratta dal romanzo Thirteen Reasons Why, avesse esaurito la sua narrazione. Forse era così, ma business is business e Tredici ha provato a cambiare forma trasformandosi in uno spaccato romanzato dei problemi adolescenziali quali l’abuso di droghe, le violenze sessuali, il bullismo, i problemi di relazione e tanto altro..

tredici hannah baker

Diciamolo subito: Tredici 2 ha tanti difetti.

E lo vedi già da come inizia la seconda stagione, con una sorta di pubblicità progresso dove i protagonisti invitano a rivolgersi a qualcuno che possa aiutarli se affrontano simili problemi oppure a non guardare la serie perché potrebbero rimanere turbati.

E va bene, le intenzioni sono chiare. Ma in ogni campo della vita e dell’ arte, anche quando si parla di industria culturale, la coerenza è tutto. Nel caso di Tredici, serviva il coraggio di rompere con la trama della serie precedente e tagliare il nodo gordiano che legava ad Hannah Baker, un personaggio che aveva esaurito la sua spirale narrativa, invece inserita a forza anche in questo stagione attraverso il processo, con nuove rivelazioni e come visione fantasmatica di Clay. Quest’ultima una caduta di stile che la serie non meritava.
Una scelta sbagliata, mortifera, ma purtroppo non la sola. Perché la seconda stagione di Tredici è un caos di narrazione, d’intreccio e montaggio che abbraccia la sua ragion d’esistere solo nella seconda parte. L’unico fil rouge riconoscibile rimane quello del processo di Hannah Baker per cui la madre chiede a gran voce giustizia mentre parallelamente, tra una confessione e l’altra, si dispiegano le vicende secondarie (che a volte divengono primarie, e da qui la poca linearità nella narrazione) dei protagonisti che con Hannah hanno avuto a che fare: Jess, Bryce, Justin, Clay, Alex, Zach.

tredici hannah baker

Queste storie procedono lente e si dispiegano di tanto in tanto in maniera casuale e in tempi sfasati per dare sostanza ai tanti intrecci fino all’ultima puntata.
Personaggi che già avevano poco convinto nella prima stagione, su tutti Tony Padilla, che vengono reinseriti a forza e ancora custodi di segreti che non si capisce per quale motivo tengano per loro. Oddio il motivo lo darebbero anche, ma innegabile che il pretesto sia deboluccio.
In questo coacervo di personaggi e biografie ce ne sono ovviamente di nuovi. Tutti altamente dimenticabili e che aderiscono perfettamente allo stereotipo cucito su misura per loro: la cheerleader, lo sportivo etc.. ma d’altronde Tredici è una serie di stereotipi, funzionali alle tematiche che intende proporre. Cinematograficamente (o serialmente in questo caso) mediocre se manca poi un’impalcatura solida su cui sorreggere il tutto.

tredici hannah baker

Un montaggio, dicevamo, caotico; isterico. Un bricolage di scene della stagione scorsa mischiato ad alcune girate ex novo ma sempre ambientate nella stessa timeline della prima stagione. Il tutto intervallato dalle deposizioni dei protagonisti mentre contemporaneamente (sì, altro filone narrativo) fluisce la storia presente dei protagonisti della Liberty High School. Era inevitabile che per innescare la trama e dare senso a questa seconda stagione servisse creare ad hoc un retroterra delle vicende, ma stavolta si esagera e lo si fa anche in maniera pretestuosa alimentando misteri a gettone che non creano quasi mai un reale senso di curiosità (come la questione delle polaroid).
Insomma, si nota che si è provato a mungere una vacca che di latte non ne aveva più. Quel poco che ne esce, comunque, riesce a intrattenere capitolando nell’episodio finale molto duro e forte visivamente. Oggettivamente, difficile fare meglio visti i vincoli (in termini di personaggi, sequenze narrative e semantica della narrazione) della prima stagione.

tredici hannah baker

E quindi cosa rimane di Tredici? Poco. Una serie che faceva della sua forza la tensione, che riusciva a metterti empaticamente nei panni dei personaggi, a riportarti indietro immergendoti nelle problematiche adolescenziali che magari sentivi tue, imponendo una riflessività a ritroso. E in tutto ciò riusciva anche a raccontare  una bella storia drammatica. Oggi, invece, ci riesce solo in alcuni moment, tutti coagulati nelle ultime puntate. Il resto è tanto rimuginio, nobili intenti ma cedevoli nella realizzazione.

Speriamo che Tredici, come tanti giovani, non abbia perso la rotta.

Enrico Ciccarelli

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