Esultanza per il primo gol del Napoli

In titolo è deliberatamente provocatorio, e non perché i 30 minuti finali di Parma non siano stati assolutamente eccezionali sotto ogni punto di vista, ma perché l’onesta intellettuale deve precedere i risultati, e la lettura tecnica non deve fermarsi a una singola partita ma deve avere la capacità di guardare anche al futuro. La rosa con la quale questo Napoli si è presentato alla prima giornata di questa Serie A parte da un enorme equivoco tattico che momentaneamente può essere risolto in un solo modo, perché questa squadra è perfetta per il 4-2-3-1 ma allo stesso tempo non può giocarci.

Gli azzurri si sono presentati ai blocchi di partenza con il classico 4-3-3 ampiamente visto e discusso (e talvolta anche invocato ad alta voce) da quando Gennaro Gattuso siede sulla panchina, e che ha fruttato agli azzurri una Coppa Italia oltre che un finale di campionato dignitoso ma non esaltante. Tuttavia le attenuanti del post lockdown erano veramente tante e il calcio è stato per certi versi incomprensibile sia dal punto di vista tecnico che atletico (basti pensare a Lazio e Milan, diventate squadre totalmente diverse in quel periodo), e certamente il Napoli non può esser ritenuto esente da questa valutazione. Ma il 4-3-3 visto a Parma somigliava sinistramente a quello dei tempi bui di luglio, con un centrocampo che faceva fatica sia nel recupero palla che nel cercare un passaggio decisivo nonostante l’enorme qualità di Zielinski e Fabian Ruiz, e un attacco che non riusciva né ad inventare e né a segnare. Difetti che questa rosa ha dimostrato per larghi tratti della stagione precedente e che sul mercato non sono stati risolti, almeno in parte.

Gattuso e Osimhen al termine di Parma – Napoli
fonte immagine: sport.sky.it

Facciamo un passo indietro: Gattuso schiera il suo Napoli con il 4-2-3-1 nelle tre partite amichevoli disputate durante il ritiro e con il 4-3-3 contro il Pescara, e come ogni amichevole che si rispetti si termina ovviamente con risultati schiaccianti – che significano poco o niente ma che lasciano in eredità parecchie indicazioni tattiche. E mentre con il primo modulo la squadra sembrava giocare in scioltezza assoluta, contro il Pescara sembrava ci fosse qualcosa che non andava nella costruzione e nei movimenti senza palla, problemi che si sono puntualmente presentati alla prima di campionato con la stessa precisione della promozione attiva sui nostri cellulari.

Eppure Gattuso, che è un vero allenatore, a Parma ha comunque ripresentato il Napoli più rodato a inizio match, tenendo anche Victor Osimhen in panchina con grande sorpresa di chi gioca a calcio solo alla Playstation e dimentica che l’ex Lille ha giocato l’ultimo match ufficiale nel lontano marzo. L’ex Milan non ha però mostrato la sua maturità come tecnico solo nella gestione del nigeriano, ma anche in come ha saputo leggere il momento togliendo Demme proprio per il numero 9 azzurro e schierandosi con quel 4-2-3-1 che è più nelle corde degli interpreti offensivi del Napoli. Risultato? Il rinato Lozano si libera sulla fascia per il cross verso Osimhen che viene sì anticipato ma che nel frattempo ha anche attirato a sé le attenzioni di tutta la difesa crociata, lasciando colpevolmente libero Dries Mertens in area che batte a rete con estrema semplicità, e tutto questo appena 1 minuto dopo l’ingresso del centravanti. Il Napoli dal 60esimo in poi ha abbandonato lo sterile possesso palla degli ultimi mesi, semplificando il suo gioco alla ricerca di un vero numero 9 che ha continuato ad attirare tutte le attenzioni, liberando così il campo per i 3 giocatori alle sue spalle e mandando in tilt il piano difensivo di Liverani che era stato più che perfetto fino a quel momento.

Nonostante le grandissime qualità, Zielinski e Fabian (in foto) hanno lasciato agli altri l’impostazione del gioco del Napoli
fonte immagine: napolipiu.com

Ma allora perché Gattuso non ha proposto immediatamente il 4-2-3-1? Perché il calcio è uno sport semplice per certi versi, in cui devi fare ciò che è nelle tue corde e farlo al 100% delle tue possibilità. Quindi per quanto sia vero che Mertens debba giocare qualche metro più indietro rispetto a Osimhen, l’attitudine difensiva di Insigne e Lozano sia stata encomiabile nel finale di gara, e giocare con un centravanti di ruolo ti rende decisamente più pericoloso rispetto ad avere un falso nueve, il centrocampo del Napoli è inadeguato sotto ogni punto di vista. Di tutte le soluzioni discutibili pensate da Ancelotti nell’anno e mezzo vissuto all’ombra del Vesuvio, la scelta di dirottare Fabian e Zielinski a turno lontano dalla cabina di regia, tenendoli sul lato con la possibilità di accentrarsi appare ad oggi la meno sciagurata di tutte. Non sono degli incontristi e questo pare fosse chiaro fin dall’inizio, non sono registi perché si disinteressano di impostare il gioco da dietro (ruolo che a Parma è stato svolto da Koulibaly), sono probabilmente dei giocatori adatti a giocare dalla trequarti in su senza avere compiti tattici di alcun tipo, dando sfogo alla loro tecnica individuale che rimane di livello assolutamente eccezionale.

Ma nella rosa del Napoli forse uno dei due è di troppo, e di certo non possono essere i due centrocampisti davanti alla difesa di una squadra che punta a un piazzamento dal quarto posto in su e questo Gattuso lo ha capito più che bene. Gli azzurri hanno l’urgenza di intervenire sul mercato immediatamente, regalando a questa squadra due centrocampisti in grado di sostenere quello che potenzialmente è un attacco da 75-80 gol in campionato, capaci di interdire e impostare verticalmente con coraggio, perché attualmente forse solo Elmas e Lobotka potrebbero essere in grado di reggere 90 minuti in quel ruolo e non sappiamo con quali risultati, e l’addio di un Allan ormai senza motivazioni lascia anche numericamente il Napoli in difficoltà.

Non siamo qui a pretendere che il Napoli acquisti Kroos o Casemiro, non servono top player affermati in ogni reparto per tornare competitivi dopo lo scorso sciagurato anno. Serve un acquisto mirato come lo è stato quello di Demme a gennaio, un giocatore che abbia esperienza in quel ruolo e che abbia il desiderio di mettersi in gioco con la maglia del Napoli ma con qualità e abitudini diverse dal metronomo tedesco, che ha saputo sì dare ritmo ma che è difficile pensare possa dare di più, perché sarebbe davvero un peccato dover rinunciare a quei 4 in attacco solo per colpa delle lacune di alcuni uomini in rosa, o peggio per l’incapacità di intervenire con consapevolezza sul mercato quando è il momento di fare un passo avanti.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: sport.sky.it

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