La riscoperta della

Così come le belle giornate di Primavera si lasciano alle spalle il freddo del lungo Inverno, allo stesso modo il Rinascimento arriva e spazza via l’arretratezza dei “secoli bui”. Nel termine “Rinascimento” rientra già un giudizio di valore implicito e inattuale rispetto all’epoca che l’aveva preceduto. Inattuale perché oggi il Medioevo non è più considerato alla stregua di un periodo totalmente negativo e da “superare”.

La “rinascita” attuata dal Rinascimento è più che altro una renovatio del passato antico (antecedente all’età di mezzo), quella esaltazione della memoria storica e culturale che si basa proprio su un ritorno al passato. Gli antichi sono assunti come modelli di perfezione da seguire.

Ma i confini temporali del Rinascimento sono sfumati, perché esso indica più che altro un atteggiamento culturale. E così nel solco della tradizione medievale, all’alba del Rinascimento si profila all’orizzonte una grande attenzione per la magia (e per le discipline affini).

Perché sul nascere della modernità si assiste a quello che, sembrerebbe, un ritorno all’irrazionalità dell’occulto?

Appare doveroso, a questo punto, fare una prima distinzione all’interno dell’ampia categoria “magia”. Nel Rinascimento, infatti, si tende a dividere tra magia naturalis (la magia “bianca”), quella accettata da Dio e per tale considerata legittima, e la magia demonica (la magia “nera”), ritenuta illecita e riprovevole. Quest’ultima, infatti, per sua natura ricorre al malvagio e le sue azioni sono guidate dal potere dei demoni. La magia naturalis, invece, indica nient’altro che la capacità di agire sulle strutture profonde e le forze occulte che animano la natura. Si tratta, in altre parole, della attitudine a “carpire” le leggi che regolano le interconnessioni del reale.

L’uomo, così come vuole la tradizione umanistica, è visto come il soggetto in grado di agire sulla natura. Il mago è nient’altro che un “sacerdote”, un servitore dell’universo, sottoposto alle leggi del Creatore. Lo scienziato che, come tale, coglie gli intrecci che regolano il mondo.

Si parla di “naturalismo rinascimentale”: la natura non è intesa come semplice materia, ma come un immenso deposito di forze vitali, come somma e risultato di un tutto vivente.

E così il mondo è regolato nient’altro che dagli stessi principi che regolano i rapporti umani: attrazione e repulsione delle forze. Proprio perché in questo universo ogni parte è legata all’altra e l’uomo è il microcosmo (specchio del macrocosmo) che può coglierne le segrete corrispondenze.

Il mago è il prescelto: fare una “magia” significa coniugare il mondo.  

In tal senso la magia è intesa come una sorta di nuova scienza, proprio perché il suo fine ultimo è investigare la natura. Il contributo dell’uomo è fondamentale: si tratta di un intervento razionale e consapevole e non in balia di strane forze mistiche. Il mondo si lascia conoscere, e conseguentemente anche foggiare, da chi è in grado di leggerne le intrinseche connessioni.

La riscoperta degli autori antichi, in particolare di Platone e dei neoplatonici, portarono nel Quattrocento alla formazione di un circolo platonico, di cui massimo esponente fu Marsilio Ficino chesi dedicò soprattutto alla traduzione dell’intera opera platonica: grandissimo fu il suo contributo anche all’affermazione della dottrina magica. L’idea che il mondo e tutte le sostanze materiali fossero dotate di anima, così come l’uomo, poneva le basi alla relazione imprescindibile tra uomo e cosmo. L’uomo subisce l’influsso di ciò che lo circonda, ma può influenzare e plasmare ciò che lo circonda. E questo fu il fondamento un po’ della dottrina magica.

Ficino è, inoltre, convinto che la vera religione, il cristianesimo, e la vera filosofia, il platonismo, sono alla pari e quindi non vanno trattate come una subordinata l’una all’altra. Coloro che non vogliono essere condotti solo dalla pura fede possono affidarsi alla verità che deriva dalla perfetta ragione e filosofia.

Egli cercava una giustificazione razionale anche della “magia” e proprio in virtù di ciò va inteso il suo tentativo di conciliarla con i valori del cristianesimo. Ed ecco che, per Ficino, Platone era un profeta del cristianesimo, il mago un “sacerdote” obbediente alle leggi del creatore. Attribuiva una funzione positiva alla magia, integrata perfettamente nel processo creativo di Dio, e come tale espressione di fede religiosa e non in contrasto con questa.

Ficino voleva “laicizzare” la dottrina magica, ma forse il risultato fu una magicizzazione del pensiero cristiano.

L’arduo compito di saldare religione e filosofia fu sintetizzata nella dottrina dell’anima come centro del mondo: punto di equilibrio tra la realtà fisica e divina basata sul concetto dell’amore.

Poiché la magia naturale si basa sull’attrazione reciproca delle cose, Ficino afferma che i maghi sono nient’altro che la Natura e l’Amore.

«…l’intera forza della Magia è fondata sull’Eros. L’opera della Magia consiste nel ravvicinare le cose l’una all’altra per similitudine naturale. Le parti di codesto Mondo, al pari delle membra dello stesso animale, dipendono tutte dall’Eros che è uno, essendo tutte in relazione l’una con l’altra a cagione della loro natura comune.»

Ed ecco che il motore e il senso, la legge che regola i rapporti dell’universo, la forza che permette l’elevazione dal mondo sensibile è sempre la stessa: l’universale amore.

Vanessa Vaia

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