vaccino anticovid
Foto di Artem Podrez. Fonte immagine: Pexels

Il 27 dicembre, ribattezzato Vax day o V-day, ha segnato l’inizio ufficiale della campagna vaccinale contro il coronavirus nei paesi europei, Italia compresa. A ricevere le prime dosi del vaccino anticovid rilasciato dall’azienda farmaceutica Pfizer-BioNTech sono stati un medico, un operatore sociosanitario e un’infermiera dell’Ospedale Spallanzani di Roma. Dal 28 dicembre l’Italia inizierà a ricevere circa 470mila dosi a settimana.

«Uno spiraglio di luce dopo una lunga notte», ha commentato Domenico Arcuri, commissario straordinario all’emergenza sanitaria. A essere vaccinati per primi saranno i medici, il personale sanitario, gli ospiti delle rsa. Successivamente si procederà in base all’età, dai più ai meno anziani. Al momento pare escluso che il vaccino anticovid venga reso obbligatorio. Si procederà inizialmente ad una campagna di informazione e di sensibilizzazione, ed è probabile che solo qualora non si raggiunga l’immunità di gregge, la vaccinazione possa essere resa obbligatoria. L’obiettivo, sempre secondo Arcuri, è raggiungerla nell’autunno 2021, con la vaccinazione di almeno l’80% della popolazione.

La pandemia da Covid-19 ha fatto più di 1 milione 700mila vittime in tutto il mondo. Ma, nonostante le evidenze scientifiche, non tutti sono convinti dell’utilità e degli effetti benefici del vaccino anticovid. Lo stesso Istituto superiore di Sanità (Iss) ha lanciato una campagna di informazione – già avviata a livello europeo – rispondendo alle fake news che circolano più frequentemente sull’immunizzazione. E a complicare il quadro sono i gruppi no vax, la cui risonanza è cresciuta negli ultimi anni grazie ai social network e che stanno imperversando in tutta Europa.

In Italia a opporsi fermamente al vaccino anticovid sono i gilet arancioni e Forza Nuova. Entrambi fomentano teorie cospirazioniste che coinvolgono Bill Gates che simulerebbe, con l’immunizzazione, un progetto eugenetico per selezionare la popolazione mondiale. A vanificare gli sforzi per raggiungere l’immunità di gregge potrebbero essere anche i partiti politici. La Lega e Fratelli d’Italia potrebbero fomentare i movimenti no vax per conquistare terreno sul piano elettorale.

Ma nonostante il potenziale negativo dei gruppi no vax, alcuni dati riguardanti l’Italia sono confortanti. Stando all’ultimo Eurobarometro elaborato dalla Commissione europea nel marzo 2019, il 49% degli intervistati italiani è certa che i vaccini siano efficaci nella prevenzione di malattie quali, fra le altre, l’influenza, la meningite, l’epatite, la poliomielite. La media europea sulla stessa domanda è del 52%. Per quanto riguarda nello specifico il vaccino anticovid, nel dicembre 2020 Emg-Different/Adnkronos ha realizzato una rilevazione telematica, dalla quale è emerso che il 77% del campione si sottoporrebbe a vaccinazione. Il 19%, invece, la rifiuterebbe. Inoltre per il 53% del campione, la scelta del trattamento dovrebbe essere libera e non imposta dal governo.

A questo proposito, se la campagna di sensibilizzazione sul vaccino anticovid non dovesse sortire gli effetti desiderati, è possibile prevederne l’obbligatorietà. Com’è noto, in Italia esiste una serie di vaccini obbligatori e offerti gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale: fra questi l’anti-polio, l’anti-pertosse, l’anti-epatite B. L’elenco è aperto: possono essere incluse nuove vaccinazioni, ma anche eliminate quelle già previste. La prima condizione per l’obbligatorietà del vaccino anticovid, come ricordato da diversi costituzionalisti, è che sia una legge a prevederla in ossequio all’art. 32 della Carta. Quindi è necessario il passaggio parlamentare, non essendo legittima l’introduzione di un obbligo di questa portata con un Dpcm.    

Sulla discussione se l’imposizione del vaccino anticovid limiti la libertà di autodeterminazione dell’individuo, che è un leit motiv usato dai no vax sull’onda di una presunta “dittatura sanitaria”, soccorre ancora una volta il dato costituzionale. Il tema è stato oggetto di discussione con l’entrata in vigore del d.l. 73/2017, che ha ampliato le vaccinazioni obbligatorie per i minori. L’art. 32 della Costituzione, a garanzia del diritto alla salute, ha in sé due importanti indicazioni. Anzitutto nell’affermare che «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività», la disposizione sancisce una doppia prospettiva di garanzia: quella individuale dell’integrità psico-fisica del singolo, ma anche quella della salute pubblica.

Per quanto riguarda la seconda accezione, la Corte costituzionale in una pronuncia del 1990 ha affermato che una legge che imponga un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 se esso è diretto a migliorare sia lo stato di salute del singolo che quello degli altri. È infatti la dimensione specifica della salute collettiva a «giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale». L’interpretazione della Corte costituzionale coglie la componente solidaristica della tutela della salute: in una comunità sociale un trattamento sanitario può diventare obbligatorio nella misura in cui chiunque rifiuti di sottoporvisi metta in pericolo l’intera collettività. Per controbilanciare questa “perdita di libertà” del singolo è necessario però prevedere un indennizzo, o “equo ristoro”, nel caso in cui la sottoposizione a un trattamento imposto procuri danni alla salute.

Sarà essenziale, nei primi tempi della campagna vaccinale, testare la responsabilità individuale dei cittadini. Qualora non si possa contare su di essa, l’ipotesi dell’obbligatorietà del vaccino anticovid è praticabile. Questo perché non è possibile immaginare una libertà del singolo slegata dalla comunità sociale alla quale appartiene. E inneggiare alla dittatura sanitaria non cancella la profonda giustizia del dovere di ciascun cittadino di salvaguardare la salute di tutti.

Raffaella Tallarico

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