No green pass
Fonte immagine: Wikimedia Commons

Premessa: sono contrario al green pass come strumento di coercizione, perché un conto è vietare a una persona di entrare al ristorante, un altro è vietarle di lavorare (o peggio ancora, consentirle di lavorare ma senza percepire lo stipendio: un abominio). Sono anche molto critico sul modo in cui è stata gestita la protesta dei portuali di Trieste, attraverso il ricorso a una violenza sistemica e sistematica che non fa onore a uno Stato democratico quale sosteniamo sfacciatamente di essere. Ma non posso abbracciare le proteste dei no green pass come se fossero le mie, non posso accettarle, non posso sostenerle.

E non posso perché non ne condivido le motivazioni di fondo. Quasi mai ho sentito invocare l’obbligo vaccinale come strumento risolutivo; un Governo autorevole e credibile lo avrebbe imposto fin dall’inizio, ed è evidente che il nostro non lo è. Perché obbligo vaccinale significa assunzione di responsabilità: ti vaccini, e se ti accade qualcosa se ne fa carico lo Stato. Il green pass scarica invece sull’individuo questa responsabilità: se non ti vaccini non lavori, se ti vaccini e ti accade qualcosa cavoli tuoi. Non è così che agisce un’istituzione democratica, non è così che si convincono i più scettici.

Ma l’obbligo vaccinale non compare quasi mai fra le rivendicazioni dei no green pass: al massimo i tamponi gratuiti, che pure apprezzerei. L’impressione invece è che questa gente voglia semplicemente essere libera di fare quello che le pare, insomma di non vaccinarsi. Difficile parlare di diritti in questi termini, perché la libertà non è mai individuale, non può esserlo: o una libertà vale per tutti, oppure si tratta di egoismo, di prepotenza. E rappresentare un pericolo per gli altri non è libertà, è egoismo. Spero sia chiaro.

Per cui no, la battaglia dei no green pass non è la mia battaglia, per quanto avrei voluto un atteggiamento diverso da parte del Governo Draghi. Sull’obbligo vaccinale invece solo dichiarazioni ondivaghe, di circostanza; eppure quella è una battaglia che appoggerei senza alcun dubbio, per una reale equità di trattamento condivisa fra la collettività. Così com’è, invece, il movimento no green pass rischia di rimanere l’ennesima macchietta che presta il fianco a personaggi di dubbia moralità (leggasi: fascisti) per sfruttare il malcontento come strumento di propaganda.

E con la Gran Bretagna che affronta 30mila contagi al giorno, la Russia che registra il più alto numero di morti da inizio pandemia, la Francia che prolunga il green pass fino alla prossima estate e l’Austria che valuta il lockdown soltanto ai non vaccinati non mi sembra il caso di fare gli schizzinosi. Non dico che, in qualità di vaccinato, mi aspetti applausi e ringraziamenti quando cammino per strada: ma almeno di non dovermi sentir chiamare servo del sistema, lobotomizzato, schiavo della dittatura sanitaria, quello sì. Perché già la situazione è quella che è, ci manca solo ‘sta rottura de cojoni dei fascisti a ripetere le stesse fesserie tutti i giorni.

Emanuele Tanzilli

1 commento

  1. Gentile Sig. Emanuele Tanzilli,
    le iniezioni che dovrebbero combattere la covid 19, di fatto non sono vaccini, bensì trattamenti eterologhi sperimentali, che vanno ad impattare in modo imprevedibile sul sistema immunitario (e non solo) del soggetto che li riceve. E’ possibile che si verifichino anche disastrose conseguenze in termini di salute collettiva, perchè è la prima volta nella storia che viene attuata una sperimentazione eterologa così impattante a intere popolazioni comtemporaneamente. Provi ad approfondire questo argomento, o almeno rifletta sulla possibilità esistente che questo esperimento risulti disastroso per l’umanità.

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