Locandina Iddu - l’ultimo padrino. Fonte immagine: Mazaracinema
Locandina Iddu - l’ultimo padrino. Fonte immagine: Mazaracinema

Iddu – L’ultimo padrino, uscito nelle sale italiane il 10 ottobre, è un film sulla mafia, ma si distingue per il suo approccio decisamente atipico. Diretto da Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, questo è il terzo lavoro dei registi che affronta il tema mafioso, dopo Salvo (2013) e Sicilian Ghost Story (2017). Protagonisti della pellicola sono Elio Germano, nel ruolo del boss latitante Mattia Messina Denaro, e Toni Servillo, che interpreta Catello Palumbo, il sindaco di Castelvetrano. Il titolo del film, Iddu – che in siciliano significa “egli” o “lui” – allude proprio alla figura di Messina Denaro, raccontandone la latitanza tra il 2004 e il 2006.

Ambientato nella Sicilia dei primi anni 2000, il film dipinge un’isola lontana dai tipici stereotipi luminosi e soleggiati: la Sicilia di Iddu è oppressiva, annebbiata, quasi priva di luce. La trama si concentra su Catello Palumbo, un sindaco caduto in disgrazia a causa di una condanna per mafia. Palumbo vede un’opportunità di redenzione quando la polizia gli propone di collaborare per catturare Messina Denaro, suo figlioccio e ultimo grande latitante. Il film si sviluppa attraverso uno scambio epistolare – i celebri “pizzini” – tra il sindaco e il boss, con Catello che tenta di sfruttare le vulnerabilità emotive di Messina Denaro per portarlo allo scoperto.

Uno degli aspetti più interessanti del film è che le lettere scambiate tra Messina Denaro e Palumbo sono basate su documenti autentici. Iddu esplora temi come la menzogna, l’illusione e il vuoto interiore, con particolare attenzione alla perdita del padre di Messina Denaro, un lutto che segna profondamente il boss. La narrazione fonde elementi tragici e grotteschi, con momenti che, nonostante la gravità del tema, strappano un sorriso, se non addirittura una risata.

Toni Servillo, intervenuto mercoledì scorso al Multicinema Modernissimo di Napoli, ha definito il film “una commedia nera”, spiegando: “È un film che ritrae il mondo che ruota attorno alla latitanza di Messina Denaro, mostrandocelo in tutta la sua miserabile ridicolaggine. Pur trattando di argomenti tragici, è capace di suscitare un sorriso. Il mio personaggio, Catello Palumbo, è volutamente tratteggiato in maniera grottesca, perché spero che resti impresso nella memoria dello spettatore. Palumbo è uno di quei personaggi che possiamo ritrovare ovunque, dalle Asl ai consigli di amministrazione: dei simpatici farabutti che decidono delle nostre vite”.

Tuttavia, il film lascia una sensazione di piattezza, riflettendo in parte la monotonia della latitanza stessa. Non ci sono colpi di scena né momenti particolarmente avvincenti. La storia si sviluppa in un clima quasi placido, senza violenza o sparatorie, pur trattandosi di un racconto di mafia. E proprio questa scelta stilistica, di rappresentare la criminalità organizzata in modo tanto quieto, incuriosisce e spinge lo spettatore a riflettere: come può una realtà tanto inerte tenere in scacco un’intera regione, se non addirittura un paese?

Il film, rispetto a quanto suggerito dal trailer, non corrisponde alle aspettative di un classico film sulla mafia. Non glorifica lo status dei criminali, ma si sofferma su un periodo spento e inerte della loro vita: la latitanza. Iddu è in gran parte una riflessione sulla perdita di libertà, in particolare quella di Messina Denaro, un uomo temuto e potente, costretto a una vita di reclusione. Man mano che la latitanza prosegue, anche i piccoli gesti quotidiani che rendevano viva l’esistenza del boss – come scrivere lettere o godersi un’ora d’aria – vengono meno.

Iddu – L’ultimo padrino è, nel complesso, una visione intrigante, ma solo se si è consapevoli di assistere a un film di mafia atipico. La trama centrale – il tentativo di Palumbo di manipolare Messina Denaro per consegnarlo alla giustizia – passa in secondo piano, mentre a dominare è la lenta quotidianità di una vita in fuga. Un’opera diversa, che riflette sul male in maniera sottile, mostrando come, a volte, esso possa rispecchiarsi nei gesti ordinari della società.

Claudio Napolitano

Claudio Napolitano
Laureato triennale in Lingue, Letterature e Culture dell’Europa e delle Americhe, con focus sulla Penisola Iberica e laureato magistrale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Master di secondo livello in Advanced European Studies al Collegio Europeo di Parma in corso. I suoi principali argomenti di interesse vertono su storia delle relazioni internazionali, politica nazionale ed estera, il mondo dello sport e il cinema.

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