Il brainch della domenica: Migranti, aiutateci a casa nostra

Provo ad immaginare l’Italia fra cent’anni, e vedo un territorio deserto, uno scenario post-apocalittico col cielo perennemente grigio, il suolo ridotto a un solco di polvere e macerie, le strade vuote e silenziose, pochi superstiti abbarbicati ai palazzi fatiscenti con lo sguardo torvo e sospettoso, neanche un gatto in giro.

Guardo l’Italia del futuro devastata dalla corruzione, dalla mafia e dall’egoismo, e non posso che chiedermi se è davvero questa l’eredità che vogliamo consegnare alle prossime generazioni.

E finisco col domandarmi se non saranno proprio i migranti a salvarci: questi ospiti sgraditi, indesiderati, questo fastidio inopportuno che agli occhi di molti rappresenta la minaccia e l’invasione.

Esagero? Non so. Ma il luogo ostile e inospitale che vivo giorno dopo giorno mi convince sempre più che non ci sia speranza oltre la soglia, nessuna redenzione pronta a sfavillare dietro l’angolo. Soltanto paura, miseria, schiavitù ed ignoranza.

Del resto, quando non si crede più in niente si finisce per credere a tutto: anche che il nemico venga da fuori, che sia il fratello bisognoso invece del boss, che sia il mendicante invece dello speculatore. Da sempre il capitalismo utilizza le dinamiche della guerra tra poveri per soggiogare al suo volere le masse e perpetuare dinamiche perverse di gestione e di controllo del potere. Qualcuno sembra essersene accorto, ma è ancora incapace di reagire.

È il caso dei Comuni di Scisciano e di Casoria, primi nel napoletano ad attivare progetti di inserimento lavorativo dei migranti attraverso lo SPRAR, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Una manciata di loro che verranno impiegati in servizi di pubblica utilità come la pulizia, lo spazzamento e la cura del verde pubblico.

Apriti cielo. Un fiume di proteste è immediatamente straripato su social e pagine del web, in difesa di un diritto di prelazione che spetta agli italiani, contro l’ennesimo scippo di un Governo che pensa più ai migranti che al vero popolo tricolore, eccetera, eccetera, eccetera.

Il succo del discorso è questo: mantenerli “a sbafo” non va bene, metterli a lavorare neppure. Quindi, l’unica alternativa accettabile è che muoiano in mare o sotto le bombe. Soltanto di questo gli italiani sarebbero soddisfatti, mentre una classe politica di venduti e papponi continua a smantellare pezzo dopo pezzo i nostri sogni, i nostri diritti, la nostra dignità.

Ma i migranti erano anche per le strade di Genova a ripulire dal fango la città dopo l’alluvione. I migranti erano fra le macerie di Amatrice a scavare i cumuli del terremoto. I migranti, sorpresa delle sorprese, sono esseri umani esattamente quanto noi e come tali si comportano: fra di loro vi sono madri e figli, operai e scienziati, orfani e delinquenti.

Giudicare sulla base di un odio razziale non fa di noi un popolo maturo, né migliora le condizioni di vita che ci si prospettano. Utilizzare i motti della propaganda non fa di noi un popolo intelligente, né aiuta un processo di integrazione che nel rimescolamento demografico globale è ormai semplicemente inevitabile.

Aleppo
Casa loro.

I Comuni di Scisciano e Casoria, con questi progetti, hanno saputo fornire un esempio di cui andare fieri, e non certo di cui lamentarsi con le solite stucchevoli argomentazioni nazionaliste. Aggiungere disperazione alla disperazione è proprio l’obiettivo di chi muove le tessere, manovra i fili, si arricchisce sullo scontro di civiltà.

La risposta migliore che si possa fornire a questi sciacalli è l’accoglienza, l’umanità da tutti predicata nel Vangelo e da pochi praticata fuori dai cancelli delle chiese. E magari, piuttosto che urlare di aiutarli a casa loro, mostrargli come aiutarci a casa nostra. Ne abbiamo bisogno.

Emanuele Tanzilli

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