Parco archeologico Ercolano
Fonte: Napolituristica.com

Sebbene i contagi causati dal Coronavirus siano nuovamente in aumento in questa nuova stagione che si affaccia, ci sono città che pianificano ed organizzano le aperture museali. Così come a Pompei ad Ercolano, “I venerdì di Ercolano” hanno permesso di pianificare un calendario di aperture analogo a quello dei precedenti anni, pur con i limiti evidenti che una pandemia può arrecare.

Il Parco archeologico di Ercolano ha garantito aperture anche nel mese di settembre e “I venerdì di Ercolano” ne sono la dimostrazione: sono eventi che si sono susseguiti durante i venerdì del mese attraverso aperture serali straordinarie arricchite da luci e proiezioni che hanno reso l’ambiente certamente più suggestivo, adoperando, inoltre, riproposizioni in videomapping e tableaux vivants. Da una parte, dunque, ci si è posti il problema di rendere il Parco di Ercolano (anche quest’anno e nonostante le tante difficoltà) un luogo fruibile e accessibile, di scoperta e conoscenza; dall’altra è risultato necessario pianificare e organizzare in modo tale che chiunque avesse voluto accedere al Parco fosse messo nelle condizioni di non mettere in pericolo la propria salute; non a caso, i percorsi serali guidati effettuati prevedevano un massimo di 10 persone per gruppo per un massimo di 19 visite per ciascuna serata.

L’organizzazione di Ercolano, ma anche di altri comuni, come Pompei e Napoli, territori ricchi di storia e di risorse culturali, diventa ormai indispensabile: la verità è che oggi queste città d’arte devono imparare a convivere con i limiti ed i confini posti da un virus come la Covid – 19. Non è propriamente questione di adattamento, ma di (ri)scoperta verso metodi e organizzazioni mai adoperati in casi del genere, c’è bisogno di (re)inventarsi non solo in base alle esigenze igienico-sanitarie anticontagio, ma porre al centro coloro che dovranno usufruire di queste strutture museali. C’è dunque l’esigenza di pensare, molto probabilmente, a nuove modalità di fruizione dei luoghi culturali, cioè porre al centro la persona, il visitatore senza necessariamente snaturare le caratteristiche e le funzioni dei luoghi culturali. Non è un caso che multinazionali come McDonald’s continuano ad avere numeri di accesso spropositati mentre i musei continuano ad essere spazi, in questo periodo di pandemia, meno ricercati. Ricreare senza snaturare, offrire forme di conoscenza con mezzi moderni, organizzare e pianificare, liberare spazi, anche la cultura ha bisogno continuamente di cercare e ricercare.

Per Ercolano e per tutta la Campania non basterà partire dagli spazi, bisognerà pensare a incrementare l’organico interno dei luoghi culturali: lo Stato dovrà finanziare e supportare soprattutto i piccoli musei e tutti quei luoghi culturali che ad oggi arrancano; sarà e dovrà essere un lavoro di supporto, di reciprocità e di incontro, lontano da quel fare che i latini esprimevano con l’espressione do ut des, ma iniziare a guardare verso un agire sussidiario, così come dice Pierpaolo Donati. Le risorse sono certamente fondamentali, ma la differenza è nel capitale umano, nel lavoro di rete e di incontro verso lo stesso obiettivo. Non è ideologia, non è utopia irrealizzabile, è un lavoro che necessita di dedizione, di impegno e volontà, oltre che a forme di consapevolezza, condivisione e responsabilità. Sarebbe davvero impensabile e forse anche assurdo, credere di poter tutelare la salute senza considerare cosa invece fa bene alla salute psicofisica della persona.

Un plauso va certamente a tutte quelle città che hanno permesso l’apertura dei luoghi culturali, dei parchi archeologici, meraviglie italiane che tutto il mondo ci invidia, proprio come il Parco di Ercolano le cui prime scoperte avvennero nel 1738 e solo nel 2017 il parco archeologico è divenuto pienamente operativo, ma già nel 1997 il sito è stato riconosciuto a livello mondiale dall’UNESCO. Ercolano, compie oggi, come ieri, uno sforzo maggiore: non solo di accessibilità, ma di conservazione, diventando a livello internazionale un rinomato laboratorio non solo per l’archeologia campana di età romana.

Bruna Di Dio

Bruna Di Dio
Intraprendente, ostinata, curiosa professionale e fin troppo sensibile e attenta ad ogni particolare, motivo per cui cade spesso in paranoia. Raramente il suo terzo occhio commette errori. In continua crescita e trasformazione attraverso gli altri, ma con pochi ed essenziali punti fermi.

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