La cultura e i musei nella fase 2: intervista a Gianni Di Matteo
Fonte: tp24.it

Abbiamo chiesto una riflessione riguardo il settore della cultura e dei musei in questo periodo e per la fase 2 a Gianni Di Matteo, direttore della Rete Museale e Naturale Belicina, docente di Sociologia dei processi culturali presso Abadir, Accademia di Design e Arti visive di Catania e architetto.

L’emergenza coronavirus ha messo in luce la fragilità di tanti settori, dalla sanità al mondo del lavoro, travolgendo anche il settore culturale, il quale ha poi promosso l’accesso all’esperienza digitale. Nella fase 2 di contenimento della pandemia è prevista la riapertura dei musei nel rispetto del distanziamento sociale e del contingentamento degli ingressi: qual è la sua opinione?

«Dal 18 maggio, simbolicamente “Giornata internazionale dei musei”, i luoghi della cultura saranno chiamati a gestire il difficile equilibrio tra il principio di precauzione e il principio di necessità, posto che la cultura sia una necessità e i musei che, come li ha definiti Andrea Bruciati, direttore dell’Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli, sono presidi di salute pubblica, considerati per legge servizi pubblici essenziali. Finalmente quindi si apre: non conosciamo ancora le modalità ma abbiamo delle linee guida diramate da Confcultura e ICOM, rappresentante della comunità mondiale dei Musei che ha sollecitato i responsabili politici e i decisori a destinare con urgenza fondi di sostegno per salvare i musei, già fortemente sotto-finanziati in Italia più che in ogni altro Paese d’Europa. I siti maggiori, dotati di ampi spazi, budget e capacità gestionale, si stanno già organizzando, mentre i piccoli musei, pur avendo meno problemi per l’affluenza limitata di visitatori, rischiano di restare chiusi per mancanza di direzione e personale qualificato, oltre che dei fondi necessari per rispettare le prescrizioni di sicurezza».

Naturalmente se l’Italia dovesse uscire da questa situazione emergenziale e allentare tutte le restrizioni sociali, non sarà comunque possibile pensare a un flusso turistico regolare. La cultura ha aiutato il nostro Paese a rialzarsi, soprattutto in tempi di crisi economica e oggi è la cultura che chiede aiuto allo Stato. Lei è preoccupato per questo calo del settore turistico e delle sue ripercussioni nell’ambito culturale?

«Ancor più che dalle ripercussioni pandemiche sono preoccupato dall’ossessiva narrazione del controllo e della paura post-pandemica; mi preoccupa il lockdown di immaginazione e creatività, generatrici di entusiasmo e fiducia. Quando l’ombra delle nuvole è troppo scura e spegne i colori occorre volarci sopra per rivedere il sole.

Da fine febbraio a oggi sono stati prodotti un gran numero di report statistici sulla crisi del settore turistico. Sono dati in costante aggiornamento, ma una cosa è certa: tutti esibiscono inediti tassi di variazione negativi in doppia cifra. I dati di Demoskopika stimano, ad esempio, una perdita nella spesa turistica di circa un miliardo di euro per la Campania e circa 700.000 euro per la Sicilia. Questa è una crisi di natura sistemica che interessa la filiera turistica ma anche il connesso e variegato Sistema Produttivo Culturale e Creativo. Si sente parlare, a livello europeo, di “piano Marshall” per l’economia, ma ne occorre uno solo per il turismo e la cultura.

Se fossero l’Europa e lo Stato ad aver bisogno dell’aiuto della Cultura a partire dalla fase 2? A livello governativo vi è al lavoro una task force multidisciplinare (o quasi) di esperti in materia economica e sociale per la gestione della fase 2 dell’emergenza Coronavirus. Fa notare Raffaele Giannitelli su Artribune che in questo supergruppo mancano gli esperti del pensiero laterale, quello sintetico, creativo, intuitivo, discontinuo, gli artisti e gli architetti. Aggiungo anche i designer, gli esperti di strategia e teoria dei giochi e forse anche i giovani Game Designer. Agiamo come se, sostiene Giannitelli, Federico da Montefeltro ad Urbino si fosse rivolto, anziché a Francesco di Giorgio, a Luciano Laurana o a Piero della Francesca, esclusivamente a un banchiere veneziano. 

Un economista troverebbe inefficiente mantenere due polmoni e due reni, per citare una caustica battuta di Nassim Nicholas Taleb, colui che ha teorizzato i Cigni Neri, eventi su grande scala, imprevedibili e anomali, contraddistinti dal fatto di avere enormi conseguenze. È fondamentale coinvolgere chi è addestrato a cogliere gli scenari di futuri possibili e trovare, se necessario, soluzioni non convenzionali. Sono i designer dei servizi a progettare le brevi sceneggiature che orientano il comportamento degli utenti, determinandone la sequenza temporale, costruendo storyboard con modalità prese in prestito dal cinema, dal teatro, dal fumetto».

Qualcuno guarda all’emergenza di questi giorni come a una opportunità. Innanzitutto di essere migliori – lo chiede e lo dimostra la stessa natura. L’emergenza ci ha fatto aprire gli occhi su tante problematiche, in alcuni casi ha solo evidenziato delle precarietà considerevoli: basti pensare alla situazione in cui si trovano artisti, musicisti, tecnici dello spettacolo. Nasce dunque spontanea l’esigenza di programmare in maniera chiara una riflessione sulle tipologie contrattualistiche di tutti gli occupati nel settore della cultura a partire dalla fase 2.

«La natura non pensa e non chiede, la natura agisce incessantemente se non è manipolata maldestramente dall’uomo – basta vedere come ha ri-colonizzato persino Chernobyl. Nella competizione tra noi e lei è la natura che vince, sempre, persino quando siamo sul punto di annientarla, perché a perire saremo prima noi; non serve essere migliori ma consapevoli. La stessa consapevolezza dovremmo maturarla anche nei confronti dell’ecosistema dell’Arte e della sua necessità. Sul sito ufficiale della Commissione Europea campeggia il titolo “Risposta al coronavirus”: tra i settori interessati la voce Cultura non è esplicitamente presente, le risposte bisogna cercarle tra le pieghe degli altri settori, stessa cosa nel decreto Cura Italia, che, oltre i famosi 600 euro, prevede diverse misure importanti, ma assolutamente insufficienti, a sostegno “anche” del mondo della cultura e del turismo. 

Il problema è strutturale e riguarda una categoria non tutelata che stenta a farsi riconoscere le proprie competenze professionali. Soprattutto i giovani artisti non hanno a tutela nessun meccanismo di protezione sociale e salariale; in prevalenza sono lavoratori autonomi e liberi professionisti con contratti a breve termine, incerte prospettive di carriera e guadagni irregolari, basati spesso su paghe giornaliere. Per quanto riguarda i musei pubblici, dovrebbero essere dotati di un budget vincolato all’acquisizione di opere di giovani talenti italiani. È quello che, in Sicilia, hanno fatto Ludovico Corrao, dopo il terremoto del 1968, Antonio Presti dal 1982, con la sua Fiumara d’Arte e, dal 2010, Andrea Bartoli e Florinda Saieva con la Farm Cultural Park di Favara, l’innovativo centro culturale indipendente sorto a ridosso della Valle dei Templi di Agrigento e ormai conosciuto in tutto il mondo».

Per concludere, Direttore, giunge dall’Italia un appello all’UE: “Invitiamo la Commissione europea e gli Stati membri ad agire immediatamente in modo coordinato e a fare tutto il necessario per attenuare le conseguenze negative della crisi della COVID-19 nei settori culturali e creativi”. Crede che l’Europa riuscirà a essere all’altezza del problema e, soprattutto, con un tocco di fantasia misto a speranza, cosa augura alla sua Sicilia per il futuro e per la fase 2?

 «Il governatore della Regione Sicilia invoca l’articolo 31 dello Statuto speciale, mai applicato, che gli consentirebbe, se mai arrivasse fra mesi alla firma del Capo dello Stato, di avvalersi della Polizia di Stato e dell’esercito per affrontare emergenze di ordine pubblico, sanità o di sicurezza del territorio. Se la situazione sanitaria in Sicilia è già fortunatamente sotto controllo, si potrebbe pensare che l’esercito serva a reprimere con l’uso della forza eventuali future tensioni sociali, dettate dall’inasprirsi della crisi economica. Spero invece si punti, a partire dalla fase 2, a cogliere l’opportunità per creare una soft economy che parta dalla cultura puntando sulla qualità, valorizzando comunità e territori, con un turismo che si prevede essere meno internazionale ma lento e di prossimità. In queste condizioni i Musei, ma anche le arti,  dovrebbero uscire dalle loro sedi convenzionali il più possibile colonizzando gli spazi aperti di città e borghi: il clima ce lo consente per molti mesi e il distanziamento sarebbe più semplice da gestire.

Strano paradosso quello di un virus globale che ci costringe a una dimensione locale e personale, che inibisce il contatto fisico ma può esaltare quello emotivo. Viene da pensare alla celebre performance di Marina Abramović “The artist is present”, al Moma di New York nel 2010. Lei seduta ad un tavolo, messo a segnare la distanza, di fronte una sedia vuota su cui poteva sedersi chiunque, per fissarla negli occhi. La condizione attuale ci induce a posare gli occhi su ciò che ci è prossimo eppure non conosciuto. Vale per il nostro patrimonio culturale e ambientale, ma è un’attitudine che anche l’Europa dovrebbe praticare con più apertura. Citando ancora Taleb “Il vento può spegnere la candela e ravvivare il falò. Lo stesso avviene con la casualità, l’incertezza e il caos: bisogna imparare a farne uso, anziché tenersene alla larga. Dobbiamo imparare a essere fuoco e a sperare che si alzi il vento”. Se in Europa soffiassimo tutti insieme nella stessa direzione si potrebbe dire «S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo» usando le parole di Cecco Angiolieri, che morì indebitato fino al collo pur essendo figlio di banchiere, ma è pur vero che è di lui che ci ricordiamo e non del padre».  

Bruna Di Dio

Bruna Di Dio
Intraprendente, ostinata, curiosa professionale e fin troppo sensibile e attenta ad ogni particolare, motivo per cui cade spesso in paranoia. Raramente il suo terzo occhio commette errori. In continua crescita e trasformazione attraverso gli altri, ma con pochi ed essenziali punti fermi.

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