la mafia non ci tocca

La mafia non ci tocca nel rigoglioso e civile Nord, nella bella e vivibile Milano. Seppur le attività malavitose abbiano trovato, già da tempo, terreno fertile per le loro attività illecite. Seppur si siano insediate, cresciute, radicate ed infine intrecciate, senza molti ostacoli, nel tessuto sociale e culturale, come dimostra il primo rapporto di “Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia“, pubblicato sul sito della Regione, a luglio 2018. Siamo ancora sicuri che “la mafia al Nord non esiste“, che davvero non ci tocchi? In un territorio, sempre più ignavo e non- vedente, cosa davvero “ci tocca”?

Ma soprattutto qual è la reale portata delle attività mafiose a Milano e nei dintorni? Quali sono i principali ambiti di azione? Perchè è così importante contrastare il fenomeno? E noi, in quanto cittadini, quanto siamo consapevoli di tutto ciò? 

In un lunedì piovoso di fine maggio, presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, c’è chi a queste domande ha dato concrete risposte, e non effimere chiacchiere o scroscianti retoriche.  

Introdotti dalla voce di Ilaria Torti, membro di Studenti Indipendenti Bicocca, hanno preso parte al dibattito “Non è vero che la mafia non ci tocca“: Elia Minari, autore del libro “Guardare la mafia negli occhi. Le inchieste di un ragazzo che svelano i segreti della ‘Ndrangheta al Nord” e coordinatore dell’associazione antimafia CortocircuitoAlessandra Dolci, magistrato a capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano; Sergio Tramma, docente di pedagogia sociale presso l’Università degli studi di Milano-Bicocca ed Unilibera, presidio universitario di Libera contro le mafie.  

Non è vero che la mafia non ci tocca attraverso gli occhi di Elia Minari

Non è vero che la mafia non ci tocca, ci tocca eccome, tutti quanti e in modo distinto. E in modo distinto reagiamo al fenomeno: c’è chi da un lato tace, indugia, minimizza e poi dall’altro c’è chi invece si pone domande, indaga, studia, e ha il coraggio di divulgare.

Elia Minari ha optato per la seconda via, forse più rischiosa, ma sicuramente più gratificante. Correva l’anno 2009, quando ancora giovane liceale, si rende conto che nella rassicurante provincia emiliana, nella quale vive, qualcosa non va. A Reggio Emilia, quando tutti negavano l’esistenza di infiltrazioni mafiose nel tessuto sociale del territorio, Elia insieme ad altri coetanei, si rendono conto della presenza di un sistema sempre più radicato, da svelare e abbattere.

Ma per riuscire nell’intento non bastano belle parole e intenti: occorrono azioni concrete. Nasce quindi, sempre nell’anno 2009, la voglia di raggrupparsi insieme in un’associazione culturale antimafia indipendente, formata da giovani di diverse città del Nord Italia, in particolare studenti universitari e neolaureati diventati esperti di criminalità organizzata e corruzione, Cortocircuito è oggi una delle associazioni del Nord Italia più premiate.    

Le video-inchieste di Cortocircuito

La voglia di mettersi in gioco dà vita, oltre che all’associazione, anche ad un giornale studentesco, nel quale vengono pubblicate online le video-inchieste. Il lavoro d’inchiesta si realizza partendo da fonti pubbliche, tra cui banche, dati societarie, registri catastali, anagrafici, automobilistici e bilanci aziendali, attraverso i quali è possibile ottenere un quadro completo dell’attività aziendale o edilizia.

Tutte legate al tema della presenza della mafie al Nord, le video-inchieste diventano nel tempo fonte preziosa di materiale per l’attività e le indagini della magistratura. Sulla base di queste, Elia Minari e la sua associazione risultano essere co-protagonisti dello scioglimento della giunta comunale per infiltrazione mafiosa del comune di Brescello, in provincia di Reggio Emilia nel 2016, e anche del maxi processo “Aemelia“, il più grande processo del Nord d’Italia, che ha portato alla condanna 125 imputati.

I casi approfonditi sconfinano anche al di fuori dell’Emilia, fino ad arrivare agli appalti Tav del Nord Italia e alla gestione dei rifiuti della Pianura Padana. Le video-inchieste sono quindi lo specchio della volontà di pochi giovani che vogliono trovare giustizia, in un territorio dove si è spesso in conflitto con un’omertà inattesa, accompagnata anche da accuse pubbliche e minacce esplicite. 

Conoscere per riconoscer(la)

Guardare la mafia negli occhi. Le inchieste di un ragazzo che svelano i segreti della ‘Ndrangheta al Nord” è la testimonianza di chi non ha avuto paura di informarsi ed informare. Attraverso le voci della gente, le domande più scomode, la ricerca e lo studio consapevole, il vero volto della ‘Ndrangheta si è delineato in una quotidianità banale e ripetitiva, nella quale ha saputo creare un’immagine pulita e camuffata di sé.

Ho cercato di raccontare storie concrete, che ognuno di noi può incontrare nella sua vita“, ed è questo lo scopo del lavoro di Elia: già da domani, ognuno di noi, nel proprio quotidiano, può fare la sua parte. Perché chi conosce è in grado di riconoscere; chi si mette in gioco, non cade nel baratro dell’indifferenza; chi acquisisce consapevolezza, è già un passo avanti.

Marta Barbera

Fonte immagine di copertina: Linkiesta

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