Sciascia Novecento

Il mese di Giugno porta con sé l’inizio dell’estate e i temuti esami di Maturità e, come in ogni anno che si rispetti, gli autori del Novecento si fanno protagonisti di lunghi temi o di intense discussioni nello svolgersi delle prove. Proprio per tale occasione è utile ed importante ricordare le vite e le opere dei grandi autori della letteratura del nostro Paese, passando attraverso le importanti parole che hanno scritto. Vi è tra questi il siciliano Leonardo Sciascia. Spesso la storia e la produzione di questo autore, come di diversi altri, vengono tralasciate nei programmi scolastici per mancanza di tempo, ma è significativo avere uno sguardo d’insieme su un possibile argomento d’esame e tenere presente come la sua letteratura abbia influito sui cambiamenti, anche politici, dell’Italia del Novecento. Come si evince, infatti, dalle opere di questo grande genio il suo impegno ricopriva vasti campi di interesse: dalla politica alla drammaturgia, dalla poesia alla critica d’arte; tutte passioni che rendevano sempre più eclettico lo spirito di questo scrittore. La sua straordinaria dote scrittoria unita alla fervente motivazione e all’impegno sociale e culturale sono i punti di forza delle parole e dei versi che si leggono nelle sue opere.

Nato a Racalmuto, in provincia di Agrigento da una famiglia di origini contadine, Leonardo Sciascia crebbe circondato da zie e zii e sopraffatto da una passione per la cultura e per la sua terra, che lo accompagnarono sin dalla sua giovane età. Il suo era lo spirito di un Illuminista, di un rivoluzionario, di chi era certo di voler contribuire a garantire la libertà a se stesso e al suo paese. La sua vita trascorse prevalentemente nelle zone rurali della Sicilia, un patria che sarà sempre molto cara all’autore e di cui egli racconterà tutte le più intime e complesse sfumature. Dopo un’intensa vita contadina Sciascia esordì, nel 1950, con un libro di favole, intitolato “Favole della dittatura“, a ricalcare il periodo appena trascorso. Da quel momento in poi la sua vita sarà contornata da scritti ed opere di ogni genere: poesie, saggi, articoli, che faranno di Leonardo Sciascia il grande maestro del Novecento letterario e non solo. Il suo intenso periodo in Sicilia verrà interrotto da un anno trascorso dall’autore nella capitale, dove non smetterà certo di pensare alla sua terra e alle sue origini tanto che, nel 1957-58, usciranno i suoi tre racconti intitolati “Gli zii di Sicilia“: dei racconti storici ricchi di rimandi alla sua formazione culturale.

La sua trasferta durò poco, ma il giusto tempo per far prendere consapevolezza all’autore di dover raccontare, nella maniera più diretta e significativa possibile, tutti i segreti della sua terra misteriosa. Questo impulso darà luogo al suo primo romanzo, pubblicato nel 1961, nonché a quello che sarà il suo capolavoro letterario ovvero “Il giorno della civetta“. Il romanzo scritto da Sciascia prendeva spunto dall’omicidio di Accursio Miraglia, un sindacalista comunista ucciso a Sciacca per opera di Cosa Nostra nel 1947. Nella Nota del romanzo, scritta in occasione della sua seconda pubblicazione, Sciascia ribadisce la verità a base della fantasia di questo scritto, intendendo denunciare ciò che per fin troppo tempo era stato negato, ovvero l’esistenza della mafia. La sua opera di denuncia vede la ricostruzione nella storia, passo per passo, di quelli che erano i tipici omicidi compiuti da parte di questa organizzazione malavitosa che gravava sulla vita intensa della Sicilia. Nel romanzo troviamo lo sguardo disincantato e allo stesso tempo affascinato di Leonardo Sciascia, che si riflette nei sentimenti del protagonista, il quale si trova, verso la fine della narrazione, ormai lontano dalla sua terra d’origine.

Un Odi et Amo che all’autore piaceva ricalcare all’interno delle sue innumerevoli opere, questo rapporto contrastante con un luogo che, nel corso del Novecento, vedeva il trascinarsi delle miserie scatenate dalla mafia e dall’incombere del peso della sua, quasi, onnipotenza. Leonardo Sciascia si fa con la sua produzione letteraria, giornalistica, poetica, ma anche con il suo impegno politico, volto aperto di denuncia contro gli atti criminosi compiuti dalla mafia in Sicilia. Si schiera contro un paese che, nel 1972, non era ancora in grado di riconoscere l’esistenza di quella che sembrava apparire a tutti una creatura mitologica inventata nei racconti di strada. Il suo mostrarsi apertamente contro qualsiasi forma di sopraffazione malavitosa si potè notare anche nell’impegno con cui lo scrittore, in veste di Parlamentare, approfondì l’indagine sulla strage di via Fani a scapito di Aldo Moro, combattendo tra il desiderio di sopraffare le organizzazioni terroristiche in Italia e le difficoltà che la burocrazia statale comportava. Oltre che all’impegno politico, va riconosciuto a Sciascia un grande interesse per la letteratura francese, da quella dei filosofi illuministi come Voltaire a quella per la cultura del Novecento francese, che lo portò a scrivere romanzi pieni di gioia e di un sentimento di ribellione, come “Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia“, con esplicito riferimento al “Candido” di Voltaire.

Va riconosciuto che la vastità di opere di cui egli è stato autore affrontano gli argomenti più svariati, mantenendo un filo conduttore: la grande passione che Sciascia trasmise in ciascuno dei suoi scritti. Leggere un romanzo o un saggio di questo illustre scrittore è come fare un viaggio nella sua vita e nella vita di una secolo caratterizzato da continui e repentini cambiamenti, da lotte e da battaglie importanti, alcune vinte altre ancora da vincere. La chiave di lettura dell’immensa produzione è la partecipazione, l’attivismo, la voglia di apportare miglioramenti e significativi cambiamenti sia nelle piccole, che nelle grandi realtà. In questo modo Leonardo Sciascia, omaggiando la sua Sicilia e cercando di guardare oltre la malattia che lo condusse lentamente alla morte, ha omaggiato anche le generazioni future dell’esortazione a riprodurre la sua storia di cambiamento.

Francesca Scola

Greenpeace

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