Cremona Pride e la discussa Madonna in topless

Una Madonna in topless è stata l'oggetto della discordia del primo Pride di Cremona

Cremona Pride
Fonte: wikimedia

Il primo Cremona Pride, tenutosi sabato 4 giugno scorso, ha portato con sé un’ondata di polemiche. La causa sarebbe un manichino a grandezza naturale (tipico dei negozi di abbigliamento) adibito come una Madonna, in topless e in tenuta sadomaso con dei copricapezzoli neri. Il manichino incriminato era stato sollevato sulle spalle di un gruppo di partecipanti al corteo e ha innescato le critiche dei partiti di destra, da Forza Italia a Fratelli d’Italia e Lega. Pur essendo presente anche un sosia di Papa Francesco nel corteo, l’attenzione del pubblico internettiano indignato è caduta su un altro gesto goliardico dei partecipanti.

Al centro delle polemiche è finito anche il Sindaco di Cremona Gianluca Galimberti (PD), reo di aver concesso il patrocinio dal Comune all’evento. Per il Sindaco, si trattava della «possibilità di costruire, anche a Cremona, una democrazia inclusiva e accogliente» come riporta La Provincia Cremona. Il Pride e il già citato manichino hanno provocato lo sbigottimento anche di una figura illustre della città lombarda, come dell’imprenditore dell’acciaio Giovanni Arvedi, noto in città per essere il patron della Cremonese (formazione fresca di promozione in Serie A) e per interventi di costruzione e riqualificazione sul territorio di Cremona. Stando ad un articolo dell’ANSA, Arvedi avrebbe definito le immagini del corteo come «stonate (…) e che nulla hanno a che vedere con la lotta contro le discriminazioni».

Non sono mancati anche i commenti di sdegno da parte di Matteo Salvini, che si era chiesto cosa ne pensasse il vescovo di Cremona Antonio Napolioni di un accadimento simile, definito dal leader della Lega come offensivo «nei confronti della sensibilità di milioni di italiani (…) un esibizione di ignoranza e arroganza». Curioso che il suo commento arrivi una settimana prima delle elezioni amministrative e quindi in piena campagna elettorale. Napolioni non si era poi astenuto dal rispondere a questa “controversia”: «gesti che non fanno bene a nessuno». Assieme ai fedeli della Diocesi di Cremona si è tenuto domenica -il giorno dopo del Pride- un rosario riparatore svoltosi in serata a Piazza del Comune. Rosario che aveva lo scopo di rispondere con le preghiere al Pride e alla Madonna, apparsa durante la sfilata, che tanto ha scandalizzato i fedeli e l’opinione pubblica prettamente cattolica e di destra. Si potrebbe parlare di un provvedimento d’altri tempi, peccato che in Italia anche in tempi recenti si è parlato spesso di rosari riparatori e di preghiere che millanterebbero doni di guarigione dal male, impersonato dalla comunità LGBTQIA+ e da chiunque la sostiene. Non sono da dimenticare neanche le terapie di guarigione appoggiate da enti cattolici, e che in Italia sono ancora legali. Così come i tanti casi di esorcismi nei confronti di persone queer, trattate come se per i fedeli avessero il demone in corpo.  

A commentare con indignazione l’accaduto è stata anche la consigliera comunale della Lega Simona Sommi: “Se questo è orgoglio di manifestare un’idea, è certamente quello sbagliato” -riporta la Repubblica- “non si tratta di essere bigotti. Si tratta di pretendere rispetto. Lo stesso rispetto che viene richiesto da coloro che oggi hanno sfilato per le vie di Cremona e che non lo hanno avuto per una immagine sacra”. Non si è tirata indietro da esprimere un parere neanche la sindaca di Crema Stefania Bonaldi chiedendo al Sindaco di Cremona -sempre come riporta la Repubblica- se c’era proprio bisogno del Pride a Cremona. Prima della domanda, si era difesa con la più classica delle premesse: “Sindaco, anche io ho gli amici gay, ma il Pride a Cremona: c’era proprio bisogno?”  

Lunedì, anche il Sindaco Galimberti ha espresso la sua dissociazione dal gesto provocatorio più noto alla cronaca del Cremona Pride dopo essere stato l’occhio del ciclone mediatico. Lo ha definito «inqualificabile e irrispettoso non solo verso chi crede ma anche per la storia della città» stando ad un articolo di Open. Dopo queste dichiarazioni, Galimberti è stato accusato di incoerenza ma da queste accuse si è difeso definendo imprescindibile la condanna del gesto. Inoltre, sempre il Sindaco, considera il gesto come «isolato» e di responsabilità di poche persone, che rischierebbero di macchiare l’evento, vanificando tutto il lavoro organizzativo dietro il Pride. Dopo quel che è successo, il Sindaco si augura che l’accaduto stimoli il confronto civile e costruttivo tra pareri diversi, tra chi porta i valori del Pride e chi invece è attaccato a quelli religiosi. Ritiene importante non dimenticare il significato del Pride, ovvero l’avversione nei confronti delle discriminazioni sessuali e d’identità.     

L’evento ha visto una partecipazione di circa 1500 persone, tra queste giovani ma anche adulti, raccolti a Piazza Stradivari a partire dalle 15,30, per poi sfilare per le strade del centro città. Tra i personaggi illustri vi erano Adrian Fartade, youtuber noto per il suo canale link4universe, incentrato sull’astronomia e le esplorazioni spaziali, oltre che scrittore con all’attivo tre libri pubblicati con Rizzoli e personalità piuttosto attiva riguardo le tematiche LGBTQIA+.

Una manifestazione -quella del Pride- non solo necessaria in una città in cui era colpevolmente assente, ma anche per combattere ancora una volta -come sempre- le discriminazioni che la comunità LGBTQIA+ tutta è costretta a subire senza avere gli strumenti legali per difendersi, per poter vivere con dignità. Una giornata atta a mostrare tutto l’orgoglio (come il termine stesso Pride intende) di essere e vivere come ci si sente, di appartenere ad una comunità di persone spesso denigrate semplicemente per come si mostrano, senza farsi condizionare dal contesto circostante e dall’arretratezza di molte città e paesi italiani. Una festa che ha un valore politico e sociale, con lo scopo di promuovere la libertà di vivere il proprio orientamento e la propria identità.  

Tutto lo scalpore provocato da un avvenimento goliardico e provocatorio fa notare -per l’ennesima volta- come il nostro paese resti ancora ancorato alla religione e faccia fatica ad accettare le diversità. Si è anche potuto vedere l’abilità della nostra classe politica a cavalcare l’onda della polemica per racimolare consensi, nascondendosi dietro un perbenismo di plastica. Perbenismo che nasconde una spiccata vena omofoba, transmofoba e sessista oltre all’opportunismo che ha sempre caratterizzato una determinata sezione del ventaglio politico italiano.

Desirée Lipardi

FONTEANSA, La Repubblica (Milano), La provincia di Cremona, Open
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