
Se prima i distributori di assorbenti, le cosiddette tampon box, erano presenti nei bagni di uffici e istituti soltanto grazie a iniziative autonome, l’amministrazione Valdostana ha lanciato un progetto che comprende sia la distribuzione gratuita di assorbenti che una campagna di sensibilizzazione sull’importanza di garantire a tuttə l’accesso ai prodotti igienici. Un’iniziativa nobile che, oltre ad essere necessaria, fa riflettere su un tema spesso trascurato come quello che gira intorno alla Tampon Tax e alla Period Poverty.
Valle d’Aosta, la pioniera del progetto
Il progetto Tampon box era stato già presentato in Valle d’Aosta durante l’anno scolastico 2022-2023, ma è stato realizzato soltanto di recente. Il primo istituto ad avviare il progetto è stato l’istituto Corrado Gex di Aosta che ha installato negli spazi neutri della scuola dei distributori automatici di assorbenti permettendo allə studentə che ne necessitano di evitare il disagio di dover chiedere a compagnə o a figure adulte. Subito dopo, anche altri istituti hanno installato negli spazi neutri delle Tampon Box. «Il progetto Tampon Box rappresenta un’iniziativa concreta per il benessere delle nostre studentesse e per la promozione di una scuola sempre più inclusiva» – ha dichiarato l’assessore regionale al Sistema educativo, Jean-Pierre Guichardaz.
Tampon tax e Period poverty, cosa sono e perché bisogna parlarne
Con il termine Tampon Tax si indica la tassazione applicata a prodotti di mestruali come assorbenti, tamponi o coppette mestruali e altri articoli legati alle mestruazioni. Questa imposta rappresenta un problema perché, fino a non troppo tempo fa, la tassazione applicata a questo tipo di prodotti era la stessa applicata ai beni di lusso non primari come bottiglie di vino, cioccolato o qualsiasi altro bene secondario. Tutto questo è ovviamente inconcepibile dato che il ciclo mestruale non è un lusso ma una condizione fisiologica inevitabile.
Inoltre l’eccessiva tassazione di questi prodotti può portare, oltre all’aumento del costo di questi prodotti nel tempo, anche alla povertà mestruale, la cosiddetta Period Poverty, cioè l’impossibilità per alcune persone di accedere ai prodotti mestruali a causa del loro costo elevato.
In Europa conviene avere il ciclo?
Assorbenti, tamponi, coppette, mutande mestruali e, ancora più nello specifico, antidolorifici, visite mediche, pillola anticoncezionale, comfort food ecc… Tutti questi prodotti, fino a pochi anni fa, hanno sempre avuto la stessa tassazione di una scatola di cioccolatini e, per assurdo, da quest’anno in Italia risultano essere prodotti più tassati delle ostriche.
Nel 2022 il Consiglio dell’UE ha approvato una riforma della direttiva sull’IVA che ha permesso agli Stati membri di ridurre o azzerare l’IVA su beni essenziali come i prodotti per l’igiene mestruale. In quello stesso anno, infatti, il primo paese ad abolire la tampon tax è stato l’Irlanda mentre in Scozia la disponibilità gratuita di prodotti mestruali in luoghi pubblici come scuole, università, biblioteche e centri comunitari è diventata obbligatoria. Un paese europeo in cui non conviene avere il ciclo, invece, è l’Ungheria dove la tampon tax è stabile al 27% e lo rende il paese europeo con la tassazione più alta. Mentre in paesi scandinavi come Svezia e Finlandia, la tassazione si aggira intorno al 24%.
La zigzagante tassazione in italia
Di tampon tax in Italia se ne parla già dagli anni Settanta ma il tema è ritornato ad essere parte del dibattito in Italia soltanto nel 2019, quando l’associazione Onde Rosa ha lanciato la petizione #StopTamponTax, il Ciclo è ANCORA un Lusso! che ha visto l’appoggio in pochissimo tempo di più di 600mila firme riuscendo a portare la questione in Parlamento.
Fino al 2019 la tassazione degli assorbenti era del 22% poi, con la Legge di Bilancio 2020, l’iva sui prodotti mestruali è stata abbassata al 5% su assorbenti compostabili e coppette mestruali. Due anni dopo, con la legge di bilancio, l’imposta venne abbassata anche per gli assorbenti tradizionali scendendo dal 22% al 10%, un bel traguardo ma risultava essere una tassazione ancora troppo alta rispetto agli altri paesi europei che si erano già mossi in merito. Nel 2023 poi, la legge di bilancio abbassò ulteriormente l’aliquota portandola al 5% ma la legge dell’anno seguente li ha riportati al 10% tornando, di fatto, indietro nella lotta alla period poverty.
Parlare, sensibilizzare e garantire
I prodotti a cui una persona deve accedere inderogabilmente durante le mestruazioni sono molteplici e, di certo, sempre più costosi. Eliminare ogni tipo di imposta su questi prodotti e parlare di tampon tax e period poverty significa mettere in discussione modelli fiscali e culturali che per troppo tempo hanno ignorato un bisogno universale ed inevitabile.
L’iniziativa della Valle d’Aosta dimostra che un cambiamento è possibile (oltre che necessario). Garantire l’accesso gratuito ai prodotti mestruali non è solo una questione economica, ma anche di salute e giustizia sociale. Continuare a informare, sensibilizzare e agire su questi temi è il primo passo per costruire una società dove avere il ciclo non rappresenti più un motivo di disagio o un problema economico.
Benedetta Gravina
















































