Tenet fonte: capitalgaming.com

Prendete Inception, aggiungete Interstellar, mescolate per più di due ore e avrete Tenet, l’ultimo “capolavoro” di Christopher Nolan. Tra virgolette poiché è diventato un must del consumatore medio glorificare le pellicole del regista britannico, il quale ci ha regalato sì opere sui generis memorabili, ma non tutte. Il 2020 è stato un anno difficile per l’industria cinematografica e per le stesse sale, a causa delle disposizioni per contenere il contagio da COVID-19; Tenet, distribuito in Italia a partire dal 26 Agosto, ha rappresentato l’occasione per riportare le persone al cinema. Non è stato il ritorno sperato. Nolan sembra aver scritto (da più di cinque anni) e diretto un film per se stesso più che per il pubblico: arzigogolato, confusionario, pretenzioso, privo di sostanza. Uno dei più grandi narratori degli ultimi anni ha assassinato la diegesi della pellicola, facendone una delle più grandi delusioni della sua formidabile carriera.

*Si cercherà in quest’articolo di non fare spoiler. Tuttavia per una completa fruizione dell’articolo si consiglia la visione del film.

Una trama semplice ma complessa

Tenet
fonte: capitalgaming.com

Tenet narra di un agente della C.I.A interpretato dal giovane John David Washington (figlio del celebre Denzel) il quale, in seguito ad un attacco terroristico al teatro dell’opera di Kiev nel quale sotto copertura russa ritrova uno strano marchingegno non identificato, viene rapito dagli stessi russi. Pur di non rivelare informazioni preferisce ingerire una pillola di cianuro. In realtà la pillola non era mortale, anzi era una prova per venire reclutato in una nuova missione per evitare la Terza guerra mondiale. Ciò che il protagonista ha a disposizione è soltanto una parola: Tenet. In seguito egli scoprirà che nel futuro è stata inventata una nuova tecnologia che permette agli oggetti di invertire la propria entropia e quindi muoversi indietro nel tempo grazie alla fissione nucleare. Il Protagonista (di cui non si saprà nulla del suo vissuto) dovrà con il suo compagno Neil (interpretato dal rinato Robert Pattinson) salvare il mondo da una catastrofe oltre-temporale ordita dai posteri, i quali hanno come tramite lo spietato milionario Andrei Sator (Kenneth Branagh). Fondamentale sarà l’aiuto della moglie di Sator, Kat (Elizabeth Debicki).
Letta così, la trama di Tenet sembra semplice e scorrevole. Tuttavia la scrittura confusionaria, accompagnata ad un pessimo ed illogico montaggio, rende l’intreccio un rompicapo insensato senza via d’uscita. Non è la prima volta che Nolan gioca con la psiche degli spettatori destabilizzando le naturali connessioni mentali nella proiezione narrativa, come nelle precedenti pellicole (pensiamo ai salti temporali del cult Memento). Ma in Tenet la messa in scena è così insufficiente da giustificare lo stordimento (non voluto) di chi esce dalla sala e afferma di non aver afferrato nulla del film. Persino le classiche ed ipertrofiche “scene di spiegazione alla Nolan” più che aiutare lo spettatore lo disorientano all’interno di un tessuto labirintico inespugnabile.

Cosa resterà di Tenet?

Tenet e il Quadrato
fonte: focusjunior.com

La carriera di Nolan è costellata di opere che hanno saputo coniugare la componente action del thriller con quella filosofica e psicologica delle storie umane. Tenet non ha aggiunto nulla alla sua filmografia: l’autore sembra esser stato assorbito fino a scomparire nel terreno del semplice blockbuster. Ottima la regia e la fredda fotografia, ottimi gli effetti speciali e visivi (205 milioni di budget, il più alto nella sua carriera), spettacolare la colonna sonora che a tratti accompagna le scene in inversione: ma la firma dell’autore? La scarsa caratterizzazione dei personaggi in una sceneggiatura smunta e la banale rappresentazione di tematiche appena lambite sono il risultato di un’accozzaglia di idee che lasciano perplesso (e non curioso) lo spettatore. Da Nolan ci si aspetta l’originalità. Invece ci si trova davanti ad una trita e ritrita speculazione sulla concezione di tempo deterministica in universi paralleli (o forse vale il libero arbitrio, ma non si rivolve nel film). Il motivo dello stesso titolo, e quindi la parola Tenet, non viene spiegato né accennato. Sappiamo che Nolan si è ispirato al Quadrato del Sator, un’iscrizione latina presente in molte epigrafi di dubbia interpretazione probabilmente del secolo I d.C e composta di cinque parole che in forma di quadrato formano un palindromo: “SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS“. Infatti se la frase viene letta da sinistra a destra e viceversa o dall’alto verso il basso, essa resta identica. Letteralmente essa si traduce in “Il seminatore, col suo carro, tiene con cura le ruote”, dove, allegoricamente, il seminatore potrebbe identificarsi in Dio: infatti se si costruisce un’anagramma si può leggere “PATER NOSTER“. Tenet è essa stessa palindroma e forse per questo viene scelta da Nolan come parola cardine, dato inoltre il suo significato in lingua inglese di “dottrina”, “dogma” e “principio”. Nonostante possa affascinare l’enigma (di cui qui non si vuole discorrere), esso pare non aggiunger nulla al film. Anzi Nolan sembra averne dimenticato anche un minimo inserimento in un sottotesto filosofico che è totalmente assente. Al suo undicesimo film il regista britannico ha confermato la sua perizia come maestro della forma, ma ha lasciato dietro di sé la capacità di elucubrare il suo cinema nella sostanza.

Luca Longo

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