Il rimpianto Milik e i maledetti momenti chiave

Una mezz’ora giocata come “man on a mission”, con un risultato da ribaltare per lanciarsi temporaneamente a +1 sulla Juventus, attesa dalla sfida contro il Milan. L’impatto di Arkadiusz Milik nel match contro il Sassuolo poteva essere molto simile a quello di Ibrahimovic in quel di Los Angeles, con il Napoli in svantaggio contro una squadra più che modesta e con un attacco decisamente lontano dalle sue giornate migliori. Il centravanti polacco ha sfiorato il gol a più riprese, generando anche il pareggio con il suo movimento in area e lottando, prima con un colpo di testa e poi con una rovesciata che poteva valere il 2-1 ma che si è spenta sulla traversa, come le speranze di vittoria degli azzurri.

L’ingresso di Milik ha ridato nuova linfa ad un Napoli “tradito” dai giocatori di maggior talento, con Insigne protagonista in negativo e Mertens assente ingiustificato del match. Arek nel 4-2-3-1 momentaneo disegnato da Sarri ha dato agli azzurri la possibilità di avanzare anche con azioni meno manovrate ed ha vistosamente aumentato la pericolosità della squadra sulle palle alte, facendo aumentare così (semmai ce ne fosse ancora bisogno) i rimpianti per il secondo infortunio subito contro la SPAL, senza il quale forse il Napoli avrebbe avuto qualche punto in più e sicuramente una soluzione offensiva che è mancata nelle partite più bloccate, come quella contro i neroverdi.

Il pareggio di Sassuolo è però un passo falso che gli azzurri non potevano permettersi in questo momento della stagione, con la Juventus a -2 e con 27 punti in palio. La squadra di Sarri ha approcciato in maniera fiacca e nervosa, finendo in svantaggio in maniera abbastanza banale, gettando al vento diverse occasioni sotto porta e sfruttando male il 66% di possesso palla. Il Napoli ha però perso quell’efficacia in zona gol che lo ha contraddistinto negli scorsi anni ed il dato sulla percentuale realizzativa è preoccupante: gli azzurri convertono in rete il 14% dei tiri verso lo specchio, 1 gol ogni 8 tiri. Una media decisamente bassa se paragonata al 25% della Juventus, ora a +4 dal Napoli e con lo scontro diretto a favore. L’attacco azzurro vive un pessimo momento di forma sia fisica che mentale, e concedere dei turni di riposo a Insigne e Mertens – Callejon rimane probabilmente intoccabile – per dar spazio al Milik ammirato nello scorso match non sembra un’idea così malvagia, anche per un allenatore come Sarri, poco avvezzo al cambio dei titolarissimi.

Una delle occasioni fallite da Lorenzo Insigne. L’attaccante azzurro ha raggiunto la media di un gol ogni 347 minuti

La sensazione che gli azzurri si siano lasciati sfuggire il treno dello scudetto è però molto più forte ora che dopo la sconfitta contro la Roma, nonostante si sia creata la stessa situazione precedente alla partita contro il Genoa; e i bianconeri sono ancora impegnati su tre fronti. Un periodo negativo difficilmente cancellerà lo straordinario campionato disputato fino a oggi dal Napoli, ma la tendenza a steccare nei momenti chiave, quando c’è da alzare l’asticella per vincere, va cancellata il prima possibile, specialmente se l’intenzione è di interrompere l’egemonia bianconera. Gli azzurri hanno migliorato il difetto dello scorso anno, ovvero i troppi gol subiti, perdendo però il punto di forza della passata stagione e ricominciando a subire reti in situazione di pericolo praticamente nullo. La classifica recita un -4 dalla Juventus che appare lapidario; la matematica e lo scontro diretto ancora da giocare non condannano gli azzurri, ma il destino del campionato non è più solo nelle mani del Napoli.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: repubblica.it

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