
Alle 16.30, nel Salone dei Marmi di Palazzo di Città – la sala che ospitò le prime riunioni del governo dell’Italia liberata – è in programma la presentazione di “E me ne vanto. Storia di Carlo Falvella“, libro di Tony Fabrizio pubblicato da Altaforte Edizioni. Alle 20.00, in piazza Vittorio Veneto, Casa Pound organizza una fiaccolata in memoria dello stesso Falvella, il giovane militante del FUAN ucciso in via Velia il 7 luglio 1972 durante uno scontro con un gruppo di anarchici.
Sullo sfondo, nella notte tra l’1 e il 2 luglio, un episodio di violenza al Porticciolo di Pastena ha già anticipato il clima che si respirerà nei primi giorni, e ha prodotto due ricostruzioni dei fatti totalmente divergenti.
Un libro, una casa editrice, una polemica istituzionale
Altaforte Edizioni non è una casa editrice qualunque nel dibattito pubblico italiano: nel 2019 fu esclusa dal Salone Internazionale del Libro di Torino dopo che il suo fondatore, Francesco Polacchi, si dichiarò fascista in un’intervista radiofonica a La Zanzara. Ne seguì un’indagine della Procura di Torino per apologia di fascismo, e una richiesta formale di esclusione da parte della Regione Piemonte e del Comune di Torino.
È in questo precedente che si inserisce la protesta di una parte del consiglio comunale salernitano. Nella lettera aperta firmata dai consiglieri Franco Massimo Lanocita, Rino Avella, Claudio Russolillo e Giso Amendola (Avs, M5S, Salerno Democratica) e inviata al sindaco De Luca, si chiede la revoca dell’autorizzazione, sostenendo che gli spazi pubblici non sono contenitori neutri ma luoghi che custodiscono la storia. Alla richiesta si sono aggiunti il movimento Memoria in Movimento e il Comitato 25 Aprile di Cava de’ Tirreni, secondo cui la concessione dello spazio equivarrebbe a un atto di legittimazione istituzionale nei confronti di un’area politica identificata come neofascista.
Al momento in cui scriviamo, non risulta che il Comune abbia revocato l’autorizzazione: la presentazione resta in calendario per il 7 luglio.
La notte del Porticciolo: due versioni, nessuna certezza giudiziaria
Nella tarda serata dell’1 luglio, al Porticciolo di Pastena, c’è stato uno scontro tra un gruppo di persone. Sull’episodio indagano Carabinieri e Digos, che stanno raccogliendo testimonianze e immagini per ricostruire la dinamica. Un dato è pacifico: nessuno dei coinvolti si è fatto refertare in ospedale, e solo CasaPound ha annunciato una denuncia formale. Da qui in poi le ricostruzioni divergono profondamente. La versione diffusa da CasaPound Campania sostiene che tre militanti fossero impegnati ad affiggere manifesti commemorativi per Falvella quando sarebbero stati intercettati e braccati da un gruppo di circa dieci persone dell’area antagonista, armate – secondo la loro ricostruzione – di martelli, mazze e pietre. Il movimento parla esplicitamente di un «tentativo di agguato fallito» e di un’imboscata respinta grazie alla pronta reazione dei propri militanti.
Di tutt’altro tenore è il comunicato diffuso dal Comitato “Giù le mani dal Porticciolo”, la realtà che gestisce l’area e che in quel momento stava allestendo “Sporticciolo”, una due giorni di sport popolare regolarmente autorizzata dal Comune. Secondo i volontari, un gruppo di persone armate di cazzottiere, cinghie e altri oggetti contundenti avrebbe bloccato l’accesso al porticciolo aggredendo chi era presente sul posto. Il Comitato attribuisce fermamente l’azione a gruppi squadristi organizzati riconducibili a CasaPound e respinge come ricostruzioni fantasiose le versioni circolate nelle ore successive.
Stando alla versione pubblicata da Il Mattino, entrambe le parti sostengono specularmente di essere state aggredite e di aver agito solo per legittima difesa. Il quotidiano riferisce inoltre che gli investigatori stanno analizzando i filmati acquisiti dalla Digos, nei quali comparirebbero appartenenti a entrambi gli schieramenti politici.
Un conflitto che viene da lontano: il Porticciolo e il nodo urbanistico
Per capire la posta in gioco a Pastena occorre guardare oltre lo scontro dell’1 luglio. Il Comitato “Giù le mani dal Porticciolo” è attivo da oltre quindici anni contro il progetto di un porto turistico nell’area, la cui concessione è stata rilasciata alla società Polo Nautico Srl. Negli ultimi mesi la mobilitazione si è intensificata: il Comitato ha raccolto oltre 2.500 firme e ha più volte scritto al sindaco De Luca chiedendo la revoca del progetto. Per molti residenti, il Porticciolo rappresenta uno degli ultimi tratti di costa salernitana non ancora assorbiti da logiche di privatizzazione turistica, e la mobilitazione contro la cementificazione precede di molto,, e resta distinta da, le tensioni politiche di questi giorni.
È in questa chiave che va letto anche il coinvolgimento del Comitato nei fatti dell’1 luglio. Nel comunicato pubblicato sulla propria pagina Facebook, il Comitato definisce l’episodio uno stimolo a difendere il Porticciolo come “luogo simbolo di libertà, di solidarietà e di cooperazione della comunità locale”, attribuendo l’aggressione a “gruppi squadristi organizzati riconducibili a CasaPound”, una qualificazione che, come quella usata da CasaPound nei confronti degli antagonisti, resta allo stato una ricostruzione di parte, non un dato accertato.
Nei commenti allo stesso post circola inoltre una terza versione sull’origine dello scontro, secondo cui i tafferugli sarebbero nati da un diniego opposto all’affissione di un manifesto, una narrazione che alcuni utenti definiscono la versione “fatta passare” dai media, contrapponendola a quella del Comitato. Al momento, questa ricostruzione non trova riscontro né nel comunicato ufficiale del Comitato né in quello di CasaPound, e va considerata una voce ulteriore in circolazione più che un elemento accertato.
Il nodo giornalistico: chi ha raccontato cosa, e quando
Un aspetto rilevante per chi vuole ricostruire la vicenda della rissa al Porticciolo di Pastena con onestà è la tempistica e l’asimmetria della copertura mediatica. Nelle prime ore successive ai fatti, diverse testate locali hanno riportato quasi esclusivamente la versione di parte diffusa da CasaPound, cioè quella dei tre militanti aggrediti da un gruppo più numeroso mentre affiggevano manifesti, spesso limitandosi a riprendere ampi stralci del comunicato del movimento senza ulteriori verifiche. La versione del Comitato di Pastena è stata pubblicata solo successivamente, nella giornata del 3 luglio, come replica necessaria a una narrazione che i residenti coinvolti definiscono distorta.
Va detto con chiarezza: al momento nessuna delle due ricostruzioni è stata accertata in sede giudiziaria. Le indagini di Digos e Carabinieri sono ancora in corso.
Il collegamento tra i due episodi non è solo cronologico. Gli stessi consiglieri comunali che chiedono la revoca della sala per la presentazione del libro citano esplicitamente i fatti di Pastena come prova del fatto che il clima cittadino si sia già pericolosamente scaldato in vista del 7 luglio. Per i promotori della protesta la concessione di uno spazio istituzionale di prestigio a un evento legato a un editore vicino a CasaPound rischia di essere letta, nel contesto di quanto accaduto pochi giorni prima, come un ulteriore segnale di normalizzazione, indipendentemente da come si risolverà l’inchiesta sulla rissa.
Catia Somma
















































