
Il 14 giugno 1944 a Niccioleta, piccolo borgo minerario delle Colline Metallifere maremmane, si consuma una delle più efferate stragi nazifasciste avvenute in Toscana. Ottantatré minatori vengono uccisi dalle truppe naziste con la collaborazione di fascisti locali, perché sospettati di sostenere la Resistenza.
L’evento
In quel periodo la Toscana era attraversata dalla ritirata tedesca verso la Linea Gotica e le miniere di pirite della zona avevano un importante valore strategico. A Niccioleta era diffuso un forte sentimento antifascista e molti lavoratori aiutavano i partigiani attivi nelle colline circostanti. All’alba del 13 giugno 1944 il paese venne circondato dal 3. Polizei-Freiwilligen-Bataillon Italien, un reparto di polizia militare composto da ufficiali tedeschi e soldati italiani. Gli uomini vengono radunati e separati dalle loro famiglie, e nelle ore successive iniziarono le esecuzioni. Gli 83 minatori di Niccioleta fucilati lasciarono 118 orfani e 58 vedove.
Come ricorda il libro “L’ avrai, camerata Almirante. La via che pretendi da noi italiani” di Carlo Ricchini (Edizioni 4punte, 2020), la Strage di Niccioleta avvenne proprio nel territorio in cui comparve il manifesto murario noto come il “manifesto della morte”, che annunciava la fucilazione per «sbandati ed appartenenti a bande» che non si fossero consegnati ai «posti militati e di Polizia Italiani e Tedeschi». Questo altro non significava se non la pena di morte per i partigiani e i militari andati sui monti dopo l’8 settembre. Quel manifesto era firmato da Giorgio Almirante, che ha dunque indirettamente (e non direttamente, essendo un ordine generico e non specifico per una determinata strage) ordinato il massacro di Niccioleta.
La Strage di Niccioleta è stata un attacco deliberato a una comunità di lavoratori che aveva scelto di non piegarsi. Per questo il ricordo di quei minatori non appartiene solo alla storia locale della Maremma, ma alla storia democratica dell’Italia intera. Custodirne la memoria significa difendere i valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana.
Gabriele Bartolini
















































