Agbogbloshie: la discarica infernale per i nostri rifiuti elettronici
Foto di Emmet da Pexels

«L’Europa divenne ricca perché sfruttò l’Africa; e gli africani lo sanno». Lo sapeva bene anche Desmond Tutu, attivista per i diritti umani nel Sud Africa e vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 1984 per aver lottato e vinto contro l’apartheid. L’Europa, o più in generale il mondo occidentale, per secoli ha depredato il continente africano, lo ha privato di risorse naturali, ha incatenato il suo popolo, lo ha sfruttato e infine abbandonato. L’Africa, «un pianeta a sé stante», «un continente troppo grande per essere descritto», citando Kapuscinsky «un cosmo vario e ricchissimo». L’Africa degli Ashanti, dei Mursi, dei Masai e delle altre tremila tribù, l’Africa del mercato di Kumasi, del caldo torrido di Massaua, della povera ma vivace Accra, «una cittadina che dà l’impressione di essersi sviluppata e ingrandita sbucando dalla boscaglia e dalla giungla e fermandosi sulle rive del Golfo della Guinea». È proprio da Accra che parte il viaggio nella discarica in cui finiscono i rifiuti elettronici provenienti per la maggior parte dall’occidente. È la storia di Agbogbloshie, l’agglomerato urbano nei sobborghi della capitale ghanese che ospita il più grande sito di smaltimento di e-waste al mondo.

Agbogbloshie ovvero ipocrisia occidentale

Quando il reverendo Benjamin Chavis coniò il termine razzismo ambientale, in riferimento agli avvenimenti del 1982 concernenti l’installazione di una discarica di rifiuti tossici nel North Carolina, non poteva immaginare che a distanza di circa quarant’anni le razze e le classi sociali avrebbero rappresentato ancora il fattore cardine attorno al quale prendere decisioni in merito allo smaltimento di rifiuti “indesiderati”.

La piccola contea di Warren, composta dal 64% di neri, doveva essere il luogo in cui tale discriminazione conosceva la propria fine. Non fu così. Con il passare degli anni il consumismo è diventato il marchio riconoscitivo dei Paesi ricchi che, accettando di buon grado il vizio del consumo, rifiutano con disprezzo l’idea dello smaltimento dei rifiuti prodotti. È così che nascono le discariche illegali di rifiuti, molto spesso tossici per l’ambiente e l’uomo, e non è un caso se tali immondezzai si concentrano nei Paesi sottosviluppati, luoghi in cui i rifiuti occidentali diventano opportunità di un misero guadagno per gli abitanti di tali regioni. Le capitali del razzismo ambientale: Agbogbloshie (Ghana), Abidjan (Costa d’Avorio), Koko (Nigeria) e molte altre città africane sono ormai il simbolo dell’ipocrisia occidentale che si nasconde dietro slogan quali “aiutiamoli a casa loro”.

Agbogbloshie: la discarica infernale per i nostri rifiuti elettronici
Fonte immagine: africarivista.it

Situata nella laguna di Korle, la banlieue di Accra è luogo di attrazione per migliaia di bayaye ovvero «ragazzi inoperosi e affamati senza speranze, senza un’opportunità nella vita» per usare nuovamente le parole di Kapuscinsky. La discarica di rifiuti elettronici più grande al mondo è allo stesso tempo opportunità di guadagno e condanna a una vita infernale. Ad Agbogbloshie sono stati riversati più di 250 milioni di tonnellate di e-waste, scarti elettronici di cui l’85% proveniente da paesi ricchi: Stati Uniti, Svizzera, Danimarca, Gran Bretagna. La convenzione di Basilea, inerente il divieto del traffico internazionale dei rifiuti, non ha scoraggiato le aziende del “primo mondo” che, pur di ricavare un maggior profitto, scelgono di smaltire i suddetti rifiuti in Paesi in cui è possibile risparmiare circa un terzo dei costi di smaltimento legale previsti dagli Stati in cui operano.

3,5 dollari al giorno, il doppio del guadagno medio di un ghanese: è la cifra che spetta ai lavoratori della discarica di rifiuti elettronici di Agbogbloshie. Raccogliere, smontare, vendere i materiali recuperati nella capitale ghanese e bruciare tutto il resto. La banlieue di Accra sorge sul fiume Odaw le cui acque sono impregnata delle peggiori sostanze tossiche quali arsenico, nichel, piombo. Una catastrofe ambientale con inimmaginabili ricadute sanitarie sulla popolazione, un disastro alimentato dall’ipocrisia occidentale, dalla sete di denaro delle aziende della “parte buona” del mondo e dai Paesi europei e statunitensi che più di tutti gli altri approfittano di tale scempio.

Conseguenze ambientali e sanitarie di una discarica di rifiuti elettronici

La pratica comune riguardante la combustione dei rifiuti elettronici effettuata nella discarica di Agbogbloshie genera alti tassi di contaminazione di acqua, suolo e aria. A confermarlo lo studio “Soil pollution at a major West African E-waste recycling site: Contamination pathways and implications for potential mitigation strategies” secondo cui le concentrazioni di metalli pesanti e metalloidi (argento, cadmio, cobalto, cromo, rame, mercurio, nichel, piombo, antimonio e zinco) e di contaminanti organici quali idrocarburi policiclici aromatici, eteri di difenile polibromurato, bifenili policlorurati e paraffine clorurate, sono estremamente elevate. Ciò comporta un elevato pericolo per la popolazione che vive e lavora nei siti di smaltimento di e-waste.

Agbogbloshie: la discarica infernale per i nostri rifiuti elettronici
Fonte immagine: sciencedirect.com

«Adulti e bambini possono essere esposti inalando fumi tossici e particolato, attraverso il contatto della pelle con agenti corrosivi e prodotti chimici e ingerendo cibo e acqua contaminati». Ulteriori conferme sulla pericolosità derivante dalla combustione di rifiuti elettronici arrivano dal report “The Global E-waste Monitor 2020“. Secondo lo studio dell’ONU, il riciclaggio non regolamentato dei prodotti elettronici è associato a un crescente numero di effetti negativi sulla salute umana come esiti negativi dei parti, sviluppi neurologici alterati, danni al DNA, malattie della pelle, perdita dell’udito e cancro.

Una condanna certa: è il destino degli abitanti di Agbogbloshie e di altre discariche illegali sparse per il mondo. La triste sorte di milioni di persone decisa negli uffici di aziende e governi del “primo mondo”, alimentata anche dalle scelte personali di tutti noi, occidentali brava gente vittime compiacenti del consumismo, ma che inorridiscono al solo pensiero di un sito di smaltimento regolamentato e controllato troppo vicino al giardino di casa. È l’ipocrisia occidentale, il già citato farisaismo dell’ “aiutiamoli a casa loro”. Occorre chiedersi fino a che punto tale situazione potrà andare avanti. Le nuove stime Onu parlano di un incremento dei rifiuti elettronici, eppure di un singolo progetto per un sito di smaltimento per l’e-waste non si vede neanche l’ombra. Comprare, utilizzare, gettare e non preoccuparsi: c’è l’Africa, la pattumiera dell’occidente.

Marco Pisano

Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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