Molise aborto
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Nell’ultimo periodo, tra complottismi e manifestazioni No Vax, parte della popolazione ha iniziato ad esprimere il proprio dissenso verso una presunta “dittatura sanitaria“, in relazione ai vaccini e all’introduzione del Green Pass. Se si volesse parlare di dittatura sanitaria, però, si potrebbe affrontare il discorso dell’aborto e delle difficoltà che incontrano le donne che prendono questa decisione, nonostante si tratti di un diritto. In questi giorni ha fatto molto discutere il caso del Molise, la regione italiana con il tasso più alto di medici obiettori di coscienza – oltre il 90% tra i ginecologi – e una sola struttura per le interruzioni di gravidanza in cui lavora l’unico ginecologo non obiettore – il dottor Michele Mariano – che, tra l’altro, sarebbe dovuto andare in pensione lo scorso maggio.

La legge 194 del 1978 è la norma che consente l’interruzione volontaria della gravidanza, e i report del Ministero della salute sull’applicazione della legge registrano una continua diminuzione dei casi. In tutta Italia l’alto tasso di medici obiettori rappresenta un ostacolo al diritto di abortire. La diminuzione dei medici non obiettori si unisce alla diminuzione degli aborti, non per una diminuzione della richiesta ma perché, viste le difficoltà, molte donne cercano vie alternative, praticando aborti clandestini e rivolgendosi a strutture non autorizzate. È il caso del Molise.

Lo scorso aprile l’Azienda Sanitaria Regionale del Molise, l’Asrem, ha pubblicato un annuncio nel tentativo di trovare un sostituto del dottor Mariano ma senza ottenere risultati. Così, il pensionamento del medico è stato rimandato per due volte (fino al 31 dicembre). Un rinvio dovuto alla pandemia, poiché esiste la possibilità di ritardare il pensionamento e trattenere in servizio i dirigenti medici occupati nei livelli essenziali di assistenza (tra i quali c’è anche l’interruzione volontaria di gravidanza). Al momento il dottor Mariano ha 69 anni, lavora nell’ospedale Antonio Cardarelli di Campobasso e dal 21 luglio è affiancato da una ginecologa, la dottoressa Giovanna Gerardi, anche lei non obiettrice, assunta per la legge 194 nel 2001. L’Asrem organizzerà un secondo concorso per un’assunzione, stavolta a tempo indeterminato.

Con l’assunzione di Gerardi, nel Molise resta assicurata l’applicazione della legge 194. È stato dichiarato anche da Maria Grazia La Selva, presidente della Commissione per la Parità e le Pari opportunità della Regione del Molise e dell’Associazione Liberaluna Onlus (centro che aiuta le donne che subiscono violenze, emarginazione e discriminazioni). Si continuerà a garantire il diritto, cercando di contrastare il ricorso agli aborti clandestini, che, come ha raccontato la presidente, vengono ancora praticati tramite l’infibulazione e portano le donne a rischiare la vita.

Ma il presidio di un solo medico non obiettore non basta: ne servono molti di più. Secondo il dottor Mariano è problematico trovare specialisti del genere, in Molise ma anche in tutta Italia, perché sarebbe difficile fare carriera: non è un caso che ci siano pochi primari non obiettori. Praticare l’interruzione di gravidanza, infatti, è mal visto da gran parte dell’opinione pubblica e dei colleghi, anche a causa dell’influenza della Chiesa e del Vaticano sul paese. Sia secondo Mariano che La Selva, la questione andrebbe risolta a monte. Il ginecologo ha suggerito che, già a partire dall’Università, non si dovrebbe permettere agli specializzandi di astenersi dal praticare l’aborto per ragioni di coscienza. Secondo La Selva, sarebbe necessaria una maggiore prevenzione. Con la sua associazione aiuta donne che hanno subito violenze e che vengono accompagnate nella loro scelta di abortire. La Regione potrebbe prevedere uno stanziamento di fondi per i consultori e le attività di prevenzione.

Cindy Delfini

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