Fonte immagine: https://netflixyseries.com/la-temporada-3-de-sex-education-llegara-en-septiembre-a-netflix.html

Netflix annuncia l’uscita della terza stagione della serie televisiva “Sex Education“. La data è prevista per il 17 Settembre e per le vie di Milano – in particolar modo alle fermate della metropolitana della città – comincia a far scalpore qualche “particolare” cartellone pubblicitario raffigurante immagini quotidiane come una banana, un cactus, delle ciliegie. Queste verranno da molti, e sin da subito, giudicate inopportune perché, accompagnate dalla scritta “Se la vediamo in forme diverse è perché non ce n’è una sola. Ognuna è perfetta. Anche la tua.“, sono state di fatto pensate per richiamare alla mente l’organo genitale maschile e quello femminile.

Milano, cartellone pubblicitario di Sex Education.

Una decisione forse provocatoria, mossa dall’esigenza-urgenza di dar vita a una campagna di comunicazione e sensibilizzazione riguardante l’educazione affettiva e sessuale, in linea con l’argomento cardine della serie: Otis Milburn, figlio di una sessuologa in carriera e alle prese con una realtà a cui ogni giovane adolescente si affaccia con curiosità e timore, grazie anche all’aiuto della sua compagna Maeve, comincia ad elargire consigli sulla sessualità a coloro che frequentano la Moordale High School.

Se l’uscita della serie tv non ha suscitato particolari reazioni avverse nell’opinione pubblica – al contrario, un boom di ascolti si è riscontrato dai primi episodi della prima stagione – l’idea dei cartelloni pubblicitari non è piaciuta a Fratelli d’Italia e all’associazione Pro Vita che, anziché interrogarsi su quali possano essere le lacune a riguardo nel contesto italiano, s’impegnano nella lotta al contrasto di riferimenti sessuali in questo caso non invasivi, non volgari. Ma la vista di una banana, di un’ostrica, di ciliegie, raffigurate in modo tale da rappresentare un organo genitale, possono davvero turbare e scandalizzare il passante? “È accettabile che simili poster siano sotto gli occhi di tutti, bambini e ragazzini compresi? L’educazione sessuale deve essere in capo alla famiglia.” Così si esprime Barbara Mazzali, consigliere regionale di Fratelli d’Italia. Non possiamo restare inermi dinanzi ad un simile pensiero, lampante testimonianza del fatto che ancora il sesso rappresenti per molti un tabù sociale tale da relegando alla sola famiglia il compito di informare l’adolescente in fase di crescita e sviluppo. Una decisione, questa, altamente nociva: spesso la famiglia non possiede conoscenze e competenze adeguate per far fronte ad una corretta educazione sessuale. Il sapere trasmesso potrebbe risultare impreciso, non conforme all’età e alle esigenze del minore. A chi affidare, dunque, il compito? Forse ai docenti, anch’essi non adeguatamente formati ed informati?

In passato la scoperta della sessualità avveniva in maniera solitaria attraverso riviste pornografiche, spesso di nascosto dai propri genitori. Oggi, però, il tema è reso ampiamente fruibile grazie ai canali a nostra disposizione: la televisione, il cellulare, il computer. Il compito dell’adulto è dunque stato sostituito dalla tecnologia. “Sex Education”, riflettendo questioni e problematiche di naturale sessuale e sociale, senza filtro alcuno si pone l’obiettivo di abbattere il muro della vergogna e dell’ignoranza.
Ma per meglio comprendere, analizziamo brevemente alcuni dei protagonisti della serie britannica.

Jean Milburn, affermata terapista sessuale, nonché madre di Otis. La sua figura di persona formata, predisposta all’ascolto e al dialogo, accompagna l’adolescente in un percorso di intima conoscenza e di scoperta della propria sfera sessuale, determinando l’importanza di un clima accogliente e confortevole.

Otis Milburn rappresenta invece l’emblema di un’evoluzione a tutto tondo. Nella prima stagione troviamo un giovane adolescente inesperto e turbato dalla professione della madre. Comincerà ad apprezzarne influenza esercitata nel corso degli anni sulla sua persona quando alcuni dei suoi consigli aiuteranno Adam a risolvere un problema di coppia. Otis assumerà così il ruolo di “terapista sessuale” della Moordale High School e riuscirà col tempo a risolvere anche i suoi problemi, perdendo la verginità con Ruby nella seconda stagione.

Adam Groff, in un primo momento fidanzato con la bella Aimee, accetterà la sua omosessualità grazie all’amore e all’aiuto di Eric. Riconoscerà altresì le proprie fragilità, da sempre celate dietro il suo comportamento di giovane bullo. “Sex Education” va dunque oltre quello che è il solo tema della sessualità, affrontando ulteriori questioni irrisolte come la paura di riconoscere ed esternare la propria natura per il timore di divenire oggetto di scherno ed esclusione sociale, vittima di pregiudizi e atteggiamenti omofobi.

Sex Education, il cast.

Queste poche righe possono bastare per dare origine ad una riflessione: davvero l’educazione affettiva e sessuale, oggi, è affidata ad una serie televisiva? A tal proposito, il candidato dalle prossime elezioni amministrative di Milano, Lorenzo Lipparini, afferma: “secondo Fratelli d’Italia e l’associazione Pro Vita e Famiglia bisognerebbe addirittura defiggere per contenuti osceni le affissioni che promuovono la nuova stagione della serie Sex Education di Netflix che da sola, e con risorse private, fa quello che dovrebbero fare le istituzioni: informare e sensibilizzare su temi rilevanti per la salute e il benessere delle persone come la sessualità. Invece che scandalizzarsi e proporre censure è il momento di portare un normale dibattito su sesso e diritti nelle istituzioni e nella società”.

Normalizzare la sessualità e i diritti sessuali, informare e sensibilizzare: questo l’obiettivo di “Sex Education” e dei suoi “particolari” cartelloni pubblicitari; censurare la natura e la normalità: questo l’obiettivo di Fratelli d’Italia e Pro Vita. Lasciare che i giovani crescano nell’ignoranza e vadano alla ricerca di basilari informazioni su canali talvolta di dubbia validità, o aprire la strada ad uno sviluppo socio-culturale in grado di riconoscere la sessualità come parte integrante dell’esistenza di ciascuno di noi?

Allora, da che parte schierarsi?

Aurora Molinari

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