Fat Phobia, Sabrina Strings. Fonte: www.mardeisargassiedizioni.com
Fat Phobia, Sabrina Strings. Fonte: www.mardeisargassiedizioni.com

Fat Phobia è il nuovo libro di Sabrina Strings, edito dalla casa editrice campana Mar dei Sargassi, tradotto da Marina Finaldi e contenente la prefazione di Giulia Paganelli.

L’autrice, femminista e insegnante sia di sociologia presso la University of California che di yoga, è già vincitrice di diversi premi.
In questo libro, il cui titolo può essere tradotto in italiano con la parola grassofobia, la Strings decide di soffermarsi su un tema che negli ultimi anni sta assumendo sempre più importanza, diventando oggetto di discussione costante anche da parte dei media, che, se da un lato cercano di dare rilevanza ai concetti di inclusione e accettazione di sé, dall’altro continuano a bombardarci con stereotipi di bellezza sempre più standard che possono avere degli effetti negativi sui comportamenti e la salute mentale di ognuno di noi.

Fat Phobia: non una semplice monografia

Fat Phobia di Sabrina Strings può essere definito un’analisi meticolosa del fenomeno della grassofobia che abbraccia più ambiti: l’indagine di ciò che ha portato ad avere paura dei corpi grassi rappresenta, infatti, sia il fine della sua ricerca che lo spunto per un vero e proprio studio di tipo culturale che spazia dall’arte alla filosofia, dalla religione alla medicina, e attraversa diversi secoli di storia.

La domanda sottesa all’intero libro è cosa abbia portato la società, in particolar modo quella occidentale, a considerare un fisico snello e “svelto” il canone di bellezza a cui le donne avrebbero dovuto uniformarsi.

Per poter dare una risposta esaustiva, l’autrice sceglie di adottare una prospettiva originale: il nostro modo di pensare e di vedere il mondo è, infatti, notevolmente influenzato dal pensiero che nel tempo gli occidentali, in particolar modo uomini di spicco, hanno costruito attraverso i propri studi e le proprie ricerche, gli stessi che, pronunciandosi anche nei tempi odierni sugli argomenti più vari, continuano ad accentrare su di sé l’interesse del mondo della scienza e della cultura, facendo sì che, più o meno consciamente, una determinata fetta della popolazione mondiale – quella dei soggetti che, storicamente, sono rimasti al margine delle discussioni culturali – continui a godere di minore considerazione.

Ecco, dunque, che Sabrina Strings cerca di guidare la prospettiva del lettore puntando lo sguardo su coloro che non hanno mai potuto esprimersi a pieno, le cui vicissitudini storiche, tuttavia, ci permettono di dare una spiegazione a tanti fenomeni – in questo caso, quello della grassofobia – che tutt’ora rappresentano un problema tanto difficile quanto necessario da affrontare.

Secondo l‘Istituto Superiore di Sanità (ISS), infatti, i cosiddetti disordini alimentari vengono diagnosticati principalmente nei Paesi occidentali; in particolare, negli Stati Uniti questi sono la prima causa di morte per malattia mentale. Guarire completamente è assai difficile e, nel caso in cui vengano fatti dei passi avanti, per la maggior parte dei pazienti il tempo di recupero risulta essere alquanto lungo.

Inoltre, come spiegato in un articolo pubblicato il 24 aprile 2022 sul sito dell’Ordine dei farmacisti della provincia di Roma, solo il Italia il 96% di coloro che ne soffrono è rappresentato da donne, un dato già di per sé allarmante, ma ancor di più se si considera che la pandemia da Covid-19 ha rappresentato un catalizzatore di questo processo di crescita.

Dunque, pare evidente che esista una discriminante a livello di genere. Tuttavia, Sabrina Strings esamina anche un altro aspetto che, al pari del primo, giocherebbe un ruolo fondamentale nel discorso sulla grassofobia: cioè, la razza.

Come spiega, infatti, nel suo libro, esiste una connessione molto stretta tra il colore della pelle e, dunque, la provenienza geografica, lo status sociale e la fobia del grasso corporeo. Infatti, tra gli stereotipi che sono stati spesso associati alle persone di colore c’è quello che le vede più ingorde rispetto alle occidentali e questo avrebbe degli effetti sull’aspetto fisico: nello specifico, se si considerano le donne, queste sembrano avere generalmente dei tratti fisici più pronunciati rispetto a quelle dell’Occidente.

Se si considera accanto al concetto di razza la questione dello schiavismo e della tratta degli schiavi, allora si può dedurre che scostarsi da quel tipo di modello estetico diventa un modo per allontanare da sé anche la possibilità di soffrire la stessa situazione. Il concetto potrebbe essere spiegato partendo da alcune considerazioni della filosofa Julia Kristeva, secondo la quale esistono delle realtà in grado di suscitare nell’essere umano un senso di angoscia e terrore, poiché lo riportano a quello stato di animalità da cui nel tempo ha cercato di allontanarsi. Se, dunque, si pensa alle condizioni in cui versavano le persone appartenenti a quelle che storicamente sono stata considerate delle razze inferiori, la questione appare ancora più comprensibile.

Sabrina Strings, autrice del libro “Fat Phobia”
www.mardeisargassiedizioni.com

Sono proprio i concetti di razza e di genere, con le loro implicazioni, che la Stings esamina, cercando di spiegare come la grassofobia abbia delle radici storiche, sociali e culturali molto profonde. Chissà che un ribaltamento di prospettiva possa contribuire a estirpare con il tempo preconcetti ben radicati nella cultura occidentale.

Mariella Rivelli

Nata e cresciuta a Potenza, in Basilicata, dove ho conseguito un diploma di maturità classica, ho studiato poi a Napoli Mediazione Linguistica e Culturale e Letterature e culture comparate. Curiosa, appassionata di lingue e culture straniere, amante della lettura, della scrittura e di ogni manifestazione culturale, durante le mie esperienze di studio e di lavoro all'estero ho imparato che non si possono esplorare e apprezzare mondi diversi senza conoscere il proprio. Credo fermamente che la determinazione sia fondamentale per raggiungere i propri obiettivi.

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