Non odiare di Mario Mancini
Fonte: https://www.sicvenezia.it/film/non-odiare/

“Non odiare” è il film esordio di Mario Mancini che con la sua “opera prima” riesce ad approdare alla Settimana della Critica per poi spopolare, dal 10 settembre, nelle sale dei principali cinema italiani.

Una trama in bilico tra dilemmi etici e sensi di colpa

In “Non odiare” Simone Segre è uno stimato chirurgo ebreo interpretato da un serissimo Alessandro Gassman. Un giorno si troverà per puro caso ad assistere alla scena di un incidente automobilistico dove accorrerà a prestare soccorso all’uomo rimasto ferito. Dopo aver avvisato le autorità competenti e aver iniziato a praticare tutte le manovre necessarie a tenere in vita l’uomo nell’attesa dell’ambulanza, Simone si accorge che sul petto l’uomo ha tatuata una svastica: decide, quindi, di non prestargli soccorso e di lasciarlo al suo destino. Simone, però, non ha ancora fatto i conti con i sensi di colpa che lo assaliranno da lì a poco: tramite i giornali viene a sapere che l’uomo lascia dietro di sé due figli minorenni e una figlia adulta già orfani di madre. Per alleviare la sua colpevolezza si avvicinerà ai tre orfani, offrendo a Marica, interpretata da un’eccezionale Sara Serraiocco, un posto come domestica nella sua abitazione. Purtroppo però al fratello Marcello, fedele all’ideologia neonazista e interpretato dal giovanissimo Luka Zunic, non va proprio giù l’idea che la sorella debba lavorare per un ebreo. Il giovane camerata si scontrerà più volte con Simone fino a quando la vita non metterà entrambi davanti ad una scelta: perdono o morale?

non odiare di Mario Mancini
Luka Zunic in una scena del film . Fonte: wikipedia.org

La storia vera dietro al film

Sembra essere stato un fatto di cronaca ad aver ispirato il lungometraggio “Non odiare”: nel 2010 a Paderborn, in Germania, un chirurgo ebreo si è rifiutato di operare un uomo con una svastica nazista tatuata sul petto.
Mario Mancini ha preso in prestito questo fatto di cronaca per poi trasportarlo in Italia, più precisamente a Trieste.
Ed è proprio grazie alla città in cui il Mancini decide di girare il suo film che riesce anche ad aggiudicarsi un primato: esso è infatti il primo film ad avere scene girate all’interno della sinagoga di Trieste.

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Alessandro Gassman nei panni di Simone Segre in una scena girata all’interno della sinagoga di Trieste. Fonte:sicvenezia.it

Alessandro Gassman nel suo ruolo più umano e intenso

La scelta di un attore come Alessandro Gassman, che siamo abituati a vedere nelle vesti di personaggi ben più leggeri, non è casuale. In un’intervista al The hot corn” è lo stesso Mario Mancini a dichiarare di aver spesso immaginato, durante la stesura della sceneggiatura, di far indossare ad Alessandro Gassman gli abiti di Simone Segre:

«Spesso, durante la stesura del copione, mi ero ritrovato ad immaginare il personaggio di Simone Segre proprio con le fattezze di Alessandro Gassmann. Mi piaceva l’idea di rompere lo stereotipo cinematografico dell’ebreo alto, magro e con il naso adunco. Le raffinate doti attoriali di Alessandro e la sua presenza scenica imponente erano perfette anche per questo scopo».

La cosa più naturale da fare per il Mancini, dopo aver terminato di scrivere la stesura “definitiva” della sceneggiatura è stata, quindi, proporla allo stesso Gassman, la cui risposta, a quanto pare, fu fortemente positiva ed entusiasma.
Mancini racconta:

«Dopo aver letto la sceneggiatura di “Non odiare”, Alessandro mi mandò un SMS molto bello in cui, tra le altre cose, mi diceva di volermi incontrare. Quando ci vedemmo per la prima volta, in un bar del centro, a Roma, la prima cosa che mi disse fu: “Il tuo è un film necessario. Ho amato molto la sceneggiatura, ci sono pochissime parole. Fammi parlare ancora meno, se possibile”.»

E infatti, Gassman si rivela in una chiave totalmente nuova allo spettatore, con una performance di sguardi e gestualità che lo portano anche a vincere il Premio Pasinetti come migliore interpretazione maschile al Festival del Cinema di Venezia 77.

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Alessandro Gassman, Sara Serraiocco e Luka Zunic in una scena di “Non odiare” Fonte: notoriouspictures.it

Un film fatto di sguardi e silenzi

Il film è un’opera che per funzionare a pieno aveva bisogno di silenzi: un modo per fornire allo spettatore tempo per riflettere, per calarsi totalmente nel personaggio e chiedersi: “Ed io, in una situazione del genere, cosa avrei fatto? Sarei riuscito a perdonare?”
Un’opera di sottrazione, in cui la parola non è sempre necessaria, anzi, a volte potrebbe essere addirittura di troppo, superflua, ingombrante.
Da qui la saggia decisione del regista: a parlare saranno gli sguardi, sarà la movenza del corpo, la gestualità e l’atteggiamento degli attori.
Scene come la riscoperta della casa del padre di Simone, la sua esplorazione e la ricerca dei piccoli “tesori” nascosti al suo interno, non poteva che avvenire in un silenzio quasi religioso, dove a riecheggiare non è altro che il rumore dei passi sul pavimento scricchiolante e il tenue abbaiare del vecchio e scorbutico cane del padre nel giardino, in lontananza.
O come il pesante silenzio che aleggia durante la cena tra Simone, Marica e Marcello. Un silenzio che esprime disagio, risentimento, ma allo stesso tempo una gratitudine nascosta, che non ha però bisogno di essere rivelata.
A riguardo si lascia un commento lo stesso regista:

«Il personaggio di Alessandro in particolare, e in generale anche gli altri, sono isole. Non si confrontano. Ruggiscono in modo afono. Le loro richieste di aiuto sono mute nei confronti del mondo.» Dice il Mancini.
«Volevo che ciò che i personaggi non si dicono fosse più importante di ciò che si dicono. Volevo che la grammatica fondante del film fosse rappresentata dai silenzi, dagli sguardi, dalle pause tra una battuta e l’altra, dai pensieri segreti dei protagonisti. Quello sulla recitazione è stato un lavoro di sottrazione totale per rendere tangibili i non detti, i piccoli particolari che rendono i personaggi reali.»

Chiara Primouomo

Chiara Primouomo
Classe '99, napoletana di nascita ma figlia del mondo, costantemente in viaggio e alla ricerca di meraviglie nascoste. Studentessa di Cinema all‘Accademia di Belle Arti di Napoli. Appassionata d’arte e di fotografia, divoratrice di pellicole cinematografiche e libri d’ogni genere. Trovo che il cinema e la scrittura siano le migliori macchine creatrici di mondi da esplorare, al di fuori di ogni immaginazione.

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