Recente è la notizia con cui il ministero reintroduce nell’esame di maturità 2020 la traccia di storia, abolisce invece il sorteggio delle tre buste ed introduce le prove Invalsi obbligatorie al fine dell’ammissione all’esame di Stato per l’anno scolastico 2019/2020.

Certo, il mondo della scuola sembra non trovare pace: gira il governo e girano i ministri, e ognuno di loro cerca di lasciare una traccia nel proprio ministero. Questa volta tocca al ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti scardinare la precedente impronta leghista del ministro Marco Bussetti. Fioramonti però si è fatto apprezzare, mostrando subito apertura nei confronti di quel movimento civile legato alla scuola, troppe volte messo da parte e attraverso una circolare del Miur ha fatto sapere di voler reintrodurre la traccia di storia avallando la richiesta di molti intellettuali, nonché di voler sospendere la sperimentazione del sorteggio delle tre buste: “Non vogliamo che l’esame di Stato sia un motivo di stress. Questo non fa bene a nessuno. Gli studenti devono andare all’esame fieri della propria preparazione. Non vogliamo trabocchetti”, dichiara il ministro Fioramonti . Un esame di maturità che pone al centro le esigenze dello studente e non solo.

Dalla traccia di storia alla dignità di un Paese

Se con la reintroduzione obbligatoria della traccia di storia si restituisce dignità alla memoria di un Paese, il ministro pone un altro grande passo: tesse nuovamente un dialogo costruttivo con tutta la realtà scolastica, composta da persone che vivono in prima persona le dinamiche educative e formative. Chi meglio di loro può orientare e suggerire un rappresentante dello Stato? Non si comprende, invece, come l’ex ministro leghista Marco Bussetti, abbia potuto mettere da parte e sperimentare l’idea di un esame di maturità privo di una traccia così importante come quella di storia. Certi passaggi risulteranno incomprensibili nella Storia di oggi, di come il ministro della Pubblica Istruzione abbia avuto il coraggio di escludere una disciplina che è passato, presente ed anche futuro, in ottica di deduzione e prevedibilità degli eventi.

Lungimirante, per certi versi, oltre alla scelta obbligatoria della traccia di storia all’esame di maturità, è stata la valutazione di abolire tre le buste per l’avvio dell’esame orale; una modalità che ha stressato e creato nervosismo, oltre a caricare eccessivamente le Commissioni. Se da una parte il sorteggio delle tre buste è abolito, il ministro Fioramonti ha precisato: “Ho voluto mantenere l’impianto generale dell’esame“, questo perché l’avvio del colloquio orale sarà comunque preceduto da un’analisi da parte dello studente dei materiali stabiliti dalla stessa Commissione. Insomma, il ministro Fioramonti anche con questa scelta si allontana dal suo predecessore Bussetti. Continuità invece sul requisito alternanza scuola-lavoro, profitto e frequenza scolastica. Permangono ancora oggi dubbi sul primo punto: su come l’alternanza scuola-lavoro, in molti casi, rappresenti un primo passaggio di sfruttamento prematuro posto ai danni degli studenti.

Esame di maturità 2020: continuità anche sulle prove Invalsi

E le prove Invalsi? Mentre sulla traccia di storia e sul sorteggio delle tre buste all’esame di maturità, i due ministri Bussetti e Fioramonti non hanno trovato continuità, sulle prove Invalsi è tutto un altro discorso: convergono i pareri e si rafforzano le stesse. Già nel 2017 le prove Invalsi di quinta superiore dovevano essere obbligatorie col decreto legislativo sulla revisione degli esami di Stato 2017. Tuttavia, l’allora ministro Bussetti decise di rimandare di un anno l’obbligatorietà; ora, invece, si è imposta l’applicazione. Certo, le prove Invalsi rappresentano un altro tema su cui la realtà scolastica storce il naso, soprattutto studenti ed insegnanti, meno alcuni dirigenti consapevoli del classismo che tali prove producono sui territori tra le stesse scuole.

Pochi cambiamenti per l’esame di maturità ma senz’altro utili: la scuola non festeggia ma registra una apertura istituzionale mai scontata, un tavolo di lavoro che permette confronto, proposte ma anche forme di dissenso da cui ripartire. La società si pone verso il progresso mentre la scuola, in generale, resta ancora indietro e perde la sua linfa vitale, gli studenti. Un altro punto su cui riflettere tutti insieme: c’è una istruzione ferma, arretrata che non corre con le necessità dei nostri tempi.

Bruna Di Dio

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