Emergenza abitativa al Parco Buontempo
Una veduta dall'alto del Parco Buontempo / Fonte immagine: territorio.regione.campania.it

L’emergenza abitativa per gli inquilini del Parco Buontempo sembra ormai definitivamente superata, e questa è una buona notizia. Qui, nella frazione Arpino di Casoria, in pieno hinterland napoletano, la popolazione è abituata da sempre a convivere con i deficit infrastrutturali, la mancanza di spazi verdi, i caotici ingorghi del traffico, l’incuria indolente nei luoghi pubblici e una certa amnesia della politica di turno. Come un atavico retaggio di sangue, un’eredità genetica che è al tempo stesso marchio e condanna, la periferia urbana vivacchia all’ombra dei grandi centri metropolitani accontentandosi dei rimasugli, a tutto discapito di chi nasce e cresce nella consapevolezza di essere spesso considerato “cittadino di serie B”.

Non così questa volta, giacché nel 2017 sulle famiglie del Parco Buontempo è calata la scure di una sentenza della Corte di Appello che di fatto traslava la proprietà degli alloggi dalla ditta Buontempo a BNP Paribas, a causa di un mutuo non onorato. Senza entrare nei tecnicismi dei dettagli, ciò significava la possibilità che l’istituto bancario procedesse a espropriazione immobiliare, costringendo gli inquilini all’acquisto o allo sfratto. Abbandonare 76 famiglie a un’emergenza abitativa dopo un contenzioso durato tre decenni era impensabile: così, con la costituzione di un comitato a rappresentanza degli abitanti del Parco, iniziava un percorso tortuoso e sofferto che avrebbe condotto a una vittoria per certi versi insperata.

All’epoca la città di Casoria era amministrata dalla giunta guidata da Pasquale Fuccio, in quota PD, e contava fra gli assessori un uomo del territorio come Giovanni Marigliano, che di quel processo di intermediazione divenne la naturale sponda politica. Con la dimissione di 14 consiglieri e la caduta dell’amministrazione le cose divennero tuttavia più complicate, non fosse altro perché lo stesso Marigliano smise di ricoprire l’incarico, pur restando a riferimento del comitato appoggiato e affiancato dal “collega” di partito Orsino Esposito. C’è da dire che la pressione stoica e costante dei cittadini è stata il pungolo fondamentale affinché la politica locale, pur travolta da dissesti economici e guerre di maggioranza, continuasse a occuparsi del Parco Buontempo e delle delicate trattative in essere con BNP Paribas.

E se volere è potere, come recita il detto popolare, è anche vero che il potere aiuta a volere: in quel frangente nel consiglio regionale sedevano due esponenti del Partito Democratico come Antonio Marciano e Antonella Ciaramella (quest’ultima casoriana) che furono il tramite con l’assessore Bruno Discepolo e il presidente Vincenzo De Luca. Per trovare una soluzione all’emergenza abitativa del Parco Buontempo si innescò un processo di sublimazione politica, dal livello territoriale a quello regionale, e fu coinvolta una pluralità di soggetti il più ampia possibile, fra cui il ramo di CGIL Casa rappresentato da Gaetano Oliva e Antonio Andreozzi, la nuova amministrazione casoriana guidata dal sindaco Raffaele Bene e dall’assessora Patrizia Di Monte e perfino il programma televisivo “Le Iene”.

Comitato Parco Buontempo, la lotta politica
La protesta del comitato durante uno dei consigli nella città di Casoria, in provincia di Napoli

Che l’unione faccia la forza è un adagio altrettanto noto e probabilmente abusato, ma in questo caso veritiero: dopo anni di incontri, presidi, proposte e proteste, infine la luce. Con un comunicato del 3 marzo 2020 si ufficializzava lo stanziamento di 800mila euro da parte della Regione Campania (arricchito da un residuo di circa 250mila euro del progetto PIU Europa) per trovare una soluzione transattiva a saldo e stralcio di ogni debito pregresso e restituire al Comune di Casoria la proprietà degli alloggi. «Si trattava di stabilire un indirizzo politico ben preciso, e cioè che le case, in quanto bene fondamentale, devono essere di proprietà del Comune», fa sapere Marigliano. «Non era semplice intervenire sul tema, poiché vi sono casi analoghi in Regione e qualsiasi decisione in merito avrebbe fatto da precedente», aggiunge Esposito. Consapevoli di aver acquisito un risultato prestigioso, i due tengono a ringraziare l’unità d’intenti mostrata dalla politica cittadina, senza la quale staremmo raccontando di esiti ben più infausti: in particolare il prezioso contributo di Raffaele Petrone (al momento impegnato in una battaglia altrettanto importante, e al quale vanno i migliori auguri) e del funzionario comunale Mauro Iavarone.

Mettersi al servizio del prossimo, spendersi per il bene comune senza tornaconti elettorali. Soprattutto, risolvere problemi esercitando il buonsenso e la sacralità dei diritti di ogni essere umano – quale il diritto all’abitare. Chimeriche utopie, in questi tempi di emergenza e divisioni, ma non per questo evenienze da scartare a priori. È giusto che si critichi la politica quando sbaglia o non agisce o persegue fini deleteri per l’interesse collettivo; è altrettanto giusto riconoscerle i (rari) meriti quando questi appaiono evidenti. La risoluzione dell’emergenza abitativa legata al Parco Buontempo vuol dire restituire serenità e certezze a 76 nuclei familiari, ma anche il ripristino di un assunto fondamentale: è compito della politica mettersi al servizio dei cittadini e offrire soluzioni ragionevoli e percorribili. Non si pretende l’esercizio della bacchetta magica, ma di una solidarietà fattiva, indefessa, non eterodiretta.

A tal proposito restano sul tavolo delle questioni di non poco conto: nel Parco persistono carenze manutentive e il degrado mette a rischio l’incolumità stessa dei residenti. «Problematiche di tipo igienico, infrastrutturale ed estetico fanno comprendere come la battaglia sia ben lontana dall’essere terminata, e dopo l’acquisizione occorre adoperarsi per la riqualificazione», conclude Esposito. Gli fa eco Marigliano: «Cornicioni e detriti richiedono un intervento immediato, ma in seguito le attività del comitato si dedicheranno a una progettualità destinata alla rigenerazione più ampia dell’area».

La ricostruzione post-pandemica diventa l’ora-o-mai-più per centinaia di periferie abbandonate al degrado o scalzate dalla gentrificazione, a Napoli come in tutta Italia. Ma se arriveremo all’appuntamento con la storia accompagnati dalle solite logiche liberiste, per cui la dismissione e la privatizzazione sono le uniche ipotesi concepibili, o peggio ancora dalla bava del malaffare avida di sciacallaggio e speculazione, allora sarà meglio non presentarci neppure. L’eroica resistenza del comitato, che non ha mai accettato compromessi né ripieghi, continuando una lotta lunga oltre due anni, ha dimostrato come i processi decisionali devono necessariamente passare dal coinvolgimento diretto dei territori, senza imposizioni verticistiche o ragionamenti di comodo che con la politica hanno poco a che fare.

Emanuele Tanzilli

Greenpeace

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui