centri logistici, speculazione, consumo di suolo
Fonte: Il NordEst Quotidiano

Il crescente consumo di suolo, dovuto alla costruzione dei centri logistici e dalla speculazione edilizia, ha effetti devastanti sull’ambiente e sulla società. La costruzione massiccia di piattaforme logistiche e supermercati non soltanto mette in pericolo la lotta contro il cambiamento climatico, ma desertifica centri cittadini alimentando la chiusura dei piccoli esercizi commerciali. Agli effetti della gentrificazione sulle dinamiche abitative, si aggiunge il fenomeno della “logistification”che sembra destinato a sconvolgere i rapporti economici e commerciali all’interno delle città. 

Consumo di suolo: come la costruzione dei centri logistici minaccia l’ambiente

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Fonte: Valori.it

Secondo il report 2020 del SNPA (Sistema Nazionale per la protezione dell’ambiente) sul consumo di suolo, in Italia vengono coperti artificialmente 16 ettari di terreno al giorno per un totale di 57,5 km quadrati in un solo anno. Cresce dunque a elevata velocità il consumo di suolo nel nostro Paese senza mostrare segnali di rallentamento. Solo 5,6 km quadrati sono stati ripristinati con un ritorno del suolo consumato ad aree naturali. Un miglioramento troppo esiguo, se si considera il suolo divenuto permanentemente consumato e impermeabilizzato.

Il consumo di suolo sembra aumentare anche a causa della speculazione e della costruzione di aree commerciali e centri logistici, in particolare nell’asse dell’autostrada A4 tra Milano, Bergamo e Brescia, come denuncia Il Fatto Quotidiano. In questo senso, la diffusione delle piattaforme di e-commerce, pur trattandosi di attività commerciali online e all’apparenza prive di strutture fisiche, hanno invece effetti materiali importanti sui territori e richiedono nuovi poli logistici per il rifornimento di merci. Con i nuovi “hub logistici” le strade si riempiono di tir e i mezzi di trasporto su ruote, che necessitano a loro volta di parcheggi e stazioni di servizio adibite, intasando il traffico viario e aumentando l’inquinamento da polveri sottili. Inoltre, gli oneri urbanistici da pagare ai Comuni in cambio della costruzione di questo tipo di infrastrutture non sono sufficienti a colmare i danni causati a livello ambientale e sociale, anche quelli che non possono essere calcolati se non in termini di desertificazione dei centri storici, colpiti dalla chiusura delle piccole botteghe.

Nella zona nord-orientale della Lombardia, già fortemente congestionata e inquinata, le superfici verdi diminuiscono ed è sempre più complicato mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Nella piccola cittadina di Calcio, fra le province di Brescia e Bergamo, sono già presenti due centri logistici ed è prevista la costruzione di un terzo nei pressi del centro. In questa zona continuerà la cementificazione con la costruzione di una ventina di questi poli logistici. Senza contare i danni a livello sociale della deregolamentazione della grande distribuzione, dal momento che molte cooperative di facchinaggio che si occupano dei magazzini impiegano lavoratori precari e poco retribuiti. Il pericolo è quello di una bomba sociale pronta a esplodere e di una speculazione immobiliare senza precedenti nella regione lombarda. 

L’intervento della politica è sempre più urgente per fermare la cementificazione

Nonostante l’Italia proceda in senso contrario, l’Europa e le Nazioni Uniti hanno posto degli obiettivi ben precisi per la tutela del suolo e il riconoscimento del valore del capitale naturale, chiedendo di portare allo zero il consumo di suolo netto entro il 2050, di allineare il consumo alla crescita demografica e di impedire il degrado territoriale entro il 2030. Di fatti, il suolo costituisce una risorsa naturale e vitale determinante. Non soltanto gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibili adottati dall’ONU nel 2015 fissano il 2030 come termine ultimo per giungere a una pianificazione sostenibile delle città, ma anche per convertire le terre degradate e aride, al fine di combattere la desertificazione ed evitare il dissesto idrogeologico. 

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Fonte: SNPA report 2020 “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”

Da parte sua, la politica italiana sembra non aver recepito il messaggio e il lockdown costituisce il giusto pretesto per continuare sulla strada finora percorsa: speculazione edilizia e cementificazione selvaggia. In Abruzzo, il Consiglio Regionale è intenzionato ad approvare “Misure urgenti in materia urbanistica” motivate dalla crisi economica post-quarantena che ha colpito il settore edilizio. A tal proposito, in un articolo de Il Manifesto viene evidenziato il pericolo che si tratti di una tendenza nazionale e viene  descritto chiaramente il ruolo che la proprietà fondiaria possiede nel nostro Paese: il territorio come semplice mezzo di scambio e transazione economica. Non a caso, la deregulation urbana può essere facilmente indicata come causa dell’enorme spostamento della ricchezza dai salari alla rendita e ai profitti avvenuto in Italia negli ultimi decenni. 

Le direttive europee in materia ambientale, che fanno parte di specifiche strategie vincolanti per i Paesi membri e gli enti locali, sono rimaste inascoltate dal Parlamento italiano che finora non ha adeguato la normativa, a differenza degli altri Stati Europei. Sarà forse questo il motivo per cui in Italia proliferano i centri logistici e centri di smistamento del commercio online, come confermato da Legambiente che denuncia la mancanza di regole per combattere l’elevato consumo di suolo e far fronte ai fenomeni speculativi che spesso si celano dietro all’eccessiva presenza di poli logistici in aree come quella della bassa pianura lombarda. Ai problemi ambientali causati dall’eccessivo consumo di suolo si aggiunge la questione della “logistification“, un neologismo per indicare i cambiamenti nelle dinamiche abitative e nei rapporti economici nelle città che ospitano hub logistici, così come avviene con la gentrificazione dei contesti urbani. In poche parole, le città appaiono sempre più luoghi del profitto e sempre meno luoghi dell’abitare.

Rebecca Graziosi

Greenpeace

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