Peregrine Burton

“La casa per bambini speciali di Miss Peregrin” è il primo romanzo di una serie scritto da Ransom Riggs, pubblicato nel 2011 e subito etichettato come best seller dal New York Times.

Le sfumature gotiche che dipingono l’atmosfera e l’ambientazione in cui si muove Jacob, il protagonista, sembrano aver attirato l’attenzione del visionario Tim Burton, ideatore dell’adattamento cinematografico “Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali”, giunto nelle sale nel 2016.

Come da tradizione, il passaggio da un supporto all’altro ha dato vita ad una serie di modifiche all’opera originale, così da permettere una miglior fruizione cinematografica e una più ferma incisività.

Lo scheletro della trama resta immutato. Jacob è affascinato dalle storie di suo nonno Abraham, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia ebraica. Tali racconti, che hanno come protagonisti mostri ed esseri trasfigurati, vengono però interpretati dalla famiglia come un sintomo del trauma che l’anziano subì durante la guerra

Solo dopo esser stato colpito da una tragedia, Jacob decide finalmente di scoprire una volta per tutte cos’è accaduto a suo nonno e così si ritrova catapultato in una realtà parallela dove trova l’orfanotrofio inglese in cui trovarono rifugio molti bambini ebrei durante il regime nazista. Gli unici indizi che gli faranno da guida durante questo suo percorso, saranno delle fotografie d’epoca che ritraggono dei bambini in movenze e in posizioni surreali.

Riggs ha introdotto proprio queste foto all’interno del suo romanzo, in modo tale da configurare una narrazione fantasy intervallata da una galleria che farebbe invidia ai migliori horror.

Le differenze presenti nella pellicola sono spesso inspiegabili, non sintetizzano o ampliano la trama, né rendono più comunicativo il film.

Ad esempio, oltre a cambiare la contestualizzazione storica di qualche anno (dal 1940 al 1943), una scelta della sceneggiatrice Jane Goldman, è quella di eliminare il migliore amico di Jacob, facendo apparire il protagonista come un ragazzo solitario e sulle sue, senza una reale spalla destra su cui poter effettivamente contare. Ancora, sono stati modificati i personaggi di Olive ed Emma (due orfane che parteciperanno all’avventura di Jacob) che  risulteranno avere l’una le caratteristiche dell’altra, quasi come se le loro identità fossero state invertite. Emma inoltre ha sfumature caratteriali completamente differenti. La ragazza del romanzo è forte e a tratti acerba, sicura delle sue capacità e impossibile da scalfire e ha lasciato il posto ad un’altra dal carattere molto più dolce e gentile. Questa differenziazione ha comportato un’inevitabile infantilizzazione della relazione d’amore che ha con Jacob, che nel confronto sembra perdere tutta la sua forza e la sua consapevolezza.

Continuando su questa linea è evidente come anche tutti gli altri personaggi del film (compreso l’antagonista Samuel L. Jackson) siano molto più piatti e caricaturali a differenza di quelli delineatici da Riggs, quasi come se le semplici doti magiche (la pirocinesi, il poter far germogliare le piante, ridare la vita ai morti, l’essere così leggeri da poter volere come se non ci fosse la gravità, avere sogni profetici, essere dotati di stranezze sostanziali dal punto di vista fisico e l’invisibilità) fungessero ora da maschera e non servisse altro elemento per caratterizzarli e renderli più sfaccettati. Riuscire ad ottenere un legame empatico e coinvolgente dal punto di vista emotivo non è semplicissimo e proprio questo è un punto debole del film, che forse non ha saputo ben traslare i silenzi, i pensieri, i monologhi che esprimevano l’individualità dei personaggi del romanzo. Questa risoluzione rende la pellicola riconoscibile nel target young-adult, molto di più di quanto non faccia il romanzo.

Eva Green, dal suo canto, sembra invece essere perfetta nei panni di Miss Peregrine, la proprietaria dell’orfanotrofio che salva ogni giorno la sua casa dai bombardamenti facendo ripartire, dopo ogni sera, la giornata daccapo. Miss Peregrine è infatti una Ymbrine, ha cioè il potere di tramutarsi in un falco e di poter chiudere ed aprire gli anelli temporali. Solo grazie la sua azione e alle sue regole i bambini possono sopravvivere e vivere un’esistenza quasi completamente tranquilla, diventando tasselli di una metafora che vede la minaccia nazista come il vero mostro da combattere, un incubo che resta sospeso e onnipresente anche nei cuori dei più puri, quelli dei bambini che non hanno ancora una reale consapevolezza del mondo. A turbare la loro quiete però sono degli esseri mostruosi, i Vacui, che si nutrono del loro potere privandoli dei loro occhi.

Mentre la prima parte ricalca quasi fedelmente il romanzo, nella seconda Tim Burton ha sentito l’esigenza di dar vita ad un finale più esaustivo e più spettacolare.
Il combattimento quasi epico che i bambini speciali affrontano contro i Vacui nel parco giochi si carica di quell’ansia e di quell’atmosfera gotica tipica burtoniana, anche se (probabilmente per il fatto che la sceneggiatura sia stata affidata ad una seconda persona) l’equilibrio tra storia e spettacolo sembra non compiersi a pieno. Già in varie scene gli effetti speciali, i colori e le immagini che ci vengono proposte, ricordano i momenti più alti di Big Fish, un momento in cui il talento visivo di Tim Burton raggiungeva la sua vetta più alta, destinata purtroppo a non rinvigorire.

Non mancano scene piacevoli e con quei colori e quella luce che abbiamo saputo apprezzare con Big Eyes, realizzate sì in ambienti ariosi e incontaminati, ma con sempre presente il marchio di fabbrica del regista che sa introdurre anche in questi contesti le sue stravaganze dai tratti horror. Così viene realizzato il mondo dei bambini di Miss Peregrine, in modo che la loro spensieratezza dettata dall’età infantile, possa sfumarsi con quella ferita dell’anima provocata dalla loro diversità e dal loro isolamento.

Alessia Sicuro

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Laureata in lettere moderne e laureanda alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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