Viaggiare: perché abbiamo bisogno di rendere green il settore dell'aviazione
Immagine: dianoratinti.it

«Diversivo, distrazione, fantasia, cambiamenti di moda, di cibo, amore e paesaggio. Ne abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo». Per Bruce Chatwin, autore di “In Patagonia”, opera che rivoluzionò per sempre il concetto di letteratura di viaggio, muoversi rappresenta un’istinto naturale per l’uomo, una condizione innata incisa nell’anima umana fin dagli antichi tempi preistorici. Risale a più di due milioni di anni fa la prima migrazione umana: dall’Africa alla Cina, nella contea di Lantian, sito di ritrovamento di utensili di pietra appartenenti ai primi hominini, discendenti del genere Homo. Quattordicimila chilometri di viaggio, scoperte, prime colonizzazioni, testimonianza chiave dell’uscita dei primi ominidi dal proprio luogo di nascita. Viaggiare per conoscere nuove culture, nuove storie, per scoprire l’ignoto. Da Marco Polo a Jack Kerouac, da Ferdinando Magellano a Tiziano Terzani passando per Charles Darwin, Fridtjof Nansen, Ryszard Kapuściński: parafrasando Italo Calvino, viaggiare per trovare risposte alle nostre domande. Ma la domanda che attualmente più ha bisogno di risposte è: come rendere più ecosostenibile il mondo dell’aviazione?

Greenpeace: continuare a viaggiare ripensando il settore dell’aviazione

Vietato viaggiare! L’emergenza Covid-19 ha inevitabilmente modificato il mondo dei viaggi, costringendo tale settore a una brusca frenata dettata dalla necessità di contenere il nuovo coronavirus. I trasporti aerei, in Europa diminuiti del 95%, sono esposti a una crisi senza precedenti, difficoltà economiche che rischiano di pesare sul destino di molte compagnie aeree e dei molti lavoratori impiegati nel comparto dell’aviazione. Per far fronte a tale emergenza, molte compagnie aeree europee stanno chiedendo ai Governi piani di salvataggio economici che a oggi hanno raggiunto la cifra di 26 miliardi di euro (che diventano 200 miliardi se si considera l’intero settore dell’aviazione a livello globale).

«Finora però queste forme di sostegno pubblico non sono state subordinate a vincoli di tutela ambientale. Dato particolarmente grave, dal momento che l’aviazione contribuisce sempre più cospicuamente all’emergenza climatica, con un aumento del 26 per cento di emissioni di gas serra in Europa solamente negli ultimi cinque anni». A denunciarlo Greenpeace, che evidenzia come anche nel comparto dell’aviazione il sistema capitalistico finisce per favorire grandi dirigenti e azionisti a sfavore dei lavoratori e soprattutto dell’ambiente. Mentre i primi guadagnavano 33 miliardi di euro negli ultimi cinque anni, il settore dell’aviazione è stato sostenuto in gran parte dal sostegno pubblico per lo sviluppo. I famigerati aiuti di Stato hanno favorito lo sviluppo di aeroporti, infrastrutture e compagnie low cost nonostante tale comparto sia stato ed è responsabile della più rapida crescita di emissioni di gas a effetto serra in Europa negli ultimi decenni.

Viaggiare: abbiamo bisogno di rendere green il settore dell'aviazione
Alcuni dei piani di salvataggio delle compagnie di aviazione europee (Dati finanziari basati sulla ricerca di Profundo).
Immagine: greenpeace.org

Per Greenpeace «Questo deve finire. Se i governi scegliessero salvataggi incondizionati e supporto pubblico per l’industria aeronautica, peggiorerebbero altre crisi. In effetti, la storia mostra che all’indomani di ogni crisi la domanda di aviazione di solito ritorna ai livelli passati, prima di un’impennata rapida e senza precedenti». Per questi motivi ritornare alla “normalità” tanto desiderata non potrà essere un’opzione poiché siffatta normalità non è più sostenibile. Se viaggiare è fondamentale per trovare risposte alle nostre domande, limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e mitigare gli effetti della crisi climatica è necessario per garantire un futuro in cui poter continuare a porci tali domande.

Per una giusta ed equa transizione verso una decrescita del settore dell’aviazione e modi di viaggiare ecosostenibili, Greenpeace ha redatto cinque richieste in favore di soluzioni di trasporto pulite e verdi:

  1. Garantire i diritti dei lavoratori: i fondi di salvataggio devono andare ai lavoratori per garantire il loro reddito e la loro salute, con un fondo per la giusta transizione a sostegno della riqualificazione professionale, la riconversione industriale e l’organizzazione del ridimensionamento del settore dell’aviazione, di concerto anche con i sindacati.
  2. Frenare i profitti di manager e azionisti: per un periodo di tre anni devono essere vietati flussi di cassa verso gli azionisti, come i dividendi e il riacquisto di azioni, al pari dell’aumento degli stipendi e dei bonus degli amministratori delegati. Questa deve essere una condizione fondamentale per le aziende che, per essere salvate, ricorrono ad aiuti pubblici.
  3. Ridurre le emissioni: il settore dell’aviazione deve rispettare l’obiettivo dell’Accordo di Parigi sul clima. Questo comporta obiettivi annuali vincolanti di riduzione delle emissioni di gas serra, e quindi un taglio significativo della domanda di aviazione rispetto ai livelli pre-crisi.
  4. Razionalizzare gli spostamenti: quando esistono collegamenti alternativi (validi in termini di tempo e con minore impatto ambientale) all’interno di un Paese o tra due Paesi vicini, i voli aerei devono essere disincentivati (fino alla possibilità di divieto), rendendo le alternative disponibili e accessibili a tutti.
  5. Dare spazio alle alternative: lavorare a un piano per promuovere una migliore rete europea di treni diurni e notturni, traghetti, trasporti pubblici, infrastrutture ciclistiche e intermodalità, che comprenda un investimento pubblico senza precedenti e misure fiscali eque, che riducano le emissioni e generino entrate per l’Unione europea e i suoi Stati membri. Occorre fornire a tutti accesso a una mobilità pulita e a un maggiore turismo locale e sostenibile.

Continuare a viaggiare si può, farlo in modo molto più ecosostenibile si deve. Quel modo migliore «per fare le cose che vogliamo, un modo che non inquini il cielo, o la pioggia o la terra» tanto auspicato dal grande Paul McCartney esiste ed è ora di metterlo in pratica.

Marco Pisano

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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