L'Unep avvisa: senza tutela ambientale nuove pandemie in arrivo
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«La Covid-19 ha causato gravi danni alla salute umana, alle società e alle economie in ogni angolo del mondo. Questa malattia è una zoonosi, un tipo di malattia che si trasmette tra animali ed esseri umani. Può essere stata la peggiore, ma non è la prima». Questo è quanto afferma Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’Unep (il Programma Ambientale dell’ONU) introducendo l’ultimo report sulla prevenzione delle future pandemie attraverso la tutela ambientale.

Prevenire la prossima pandemia

Nel documento “Preventing the next pandemic – Zoonotic diseases and how to break the chain of transmission (“Prevenire la prossima pandemia – Malattie zoonotiche e come rompere la catena del contagio”), l’Unep spiega una volta per tutte che la diffusione di pandemie, come quella causata dalla Covid-19, è di origine antropogenica. Le pandemie provocate da zoonosi, ovvero quelle malattie che riescono a contagiare gli esseri umani tramite il contatto con animali infetti sia domestici che selvatici, sono sempre esistite. Il salto di specie, conosciuto come spillover, permette all’agente patogeno di attaccare l’uomo. In questo modo, tramite contatti uomo-uomo e con le giuste condizioni, un’epidemia localizzata può tramutarsi facilmente in pandemia.

La frequenza di questo passaggio inter-specie è più alta di quanto si pensi: secondo le cifre riportate da Unep, si stima che circa il 60% delle infezioni umane abbia origini animali e che il 75% delle nuove malattie infettive che colpiscono l’essere umano abbia fatto questo “salto”. Buona parte delle zoonosi avviene attraverso animali domestici piuttosto che selvatici a causa del contatto ripetuto con l’uomo: gli allevamenti sono, in questo senso, luoghi estremamente critici. La riduzione di habitat naturali, inoltre, fa sì che l’uomo abbia più possibilità di entrare in contatto con nuovi patogeni portati dalla fauna selvatica e, a causa della perdita di biodiversità, gli ecosistemi sono più fragili verso nuove malattie. Aggiungendo gli spostamenti di persone e merci resi possibili dai moderni mezzi di trasporto, il quadro può solamente peggiorare.

La SARS del 2003, la MERS del 2012, l’Ebola e la febbre del Nilo: queste sono solo alcune delle più note zoonosi tramutatesi in pandemie. Nei prossimi anni fenomeni del genere saranno sempre più frequenti a causa delle attività antropiche e del cambiamento climatico, che provocherà la migrazione di nuove specie e l’allungamento delle stagioni favorevoli alla trasmissione dei patogeni, oltre che un aumento di disastri naturali che faciliteranno la propagazione di malattie nelle popolazioni.

Unep e l’approccio One Health

La tutela ambientale sarebbe quindi una strategia per arginare a monte situazioni critiche che potrebbero portare all’emersione di nuove pandemie. Per questo motivo, l’ONU e altre organizzazioni internazionali sostengono l’approccio One Health alla cui base c’è, come spiega Inger Anderson, «la semplice idea che la salute dell’umanità dipende dalla salute del Pianeta e da quella delle altre specie».

L’Unep ci indica così la strada da seguire attraverso 10 linee guida che dovrebbero essere adottate direttamente dai governi . Il problema delle zoonosi emergenti deve essere risolto investendo nella ricerca, nell’istruzione verso i metodi di trasmissione di queste malattie e nello sviluppo di modelli di gestione sostenibili che riguardano l’utilizzo del suolo e le forme di agricoltura che possano coesistere con la fauna selvatica senza distruggere habitat e biodiversità. Il controllo e la regolamentazione degli allevamenti e del sistema alimentare, soprattutto ora che la domanda di carne è in crescita, sono altri punti chiave di questo approccio, così come il potenziamento del sistema sanitario e la presa di coscienza dei costi sociali delle pandemie.

Presa di coscienza

Mentre focolai di coronavirus continuano ad emergere, una nuova forma di virus discendente da H1N1, quello che nel 2009 provocò la pandemia di febbre suina, è stata registrata in Cina, ancora una volta all’interno di allevamenti di maiali. Alcuni individui sono già stati infettati dagli animali, ma per ora non ci sono conferme del contagio uomo-uomo

Inoltre, può essere molto difficile intervenire in determinate aree nel mondo in cui le zoonosi sono all’ordine del giorno a causa delle pessime condizioni sanitarie (l’Unep parla di neglected zoonoses, ovvero di zoonosi dimenticate). Allo stesso modo, soluzioni appartenente ovvie come la chiusura dei wet market come quello di Wuhan, luogo in cui si ipotizza il salto di specie del Sars-Cov-2, potrebbero non risolvere affatto il problema.

Una cosa è chiara: se l’umanità non accetterà il suo ruolo nella diffusione delle pandemie e non porterà avanti azioni di tutela ambientale, non sarà in grado di fronteggiare adeguatamente la prossima pandemia. Per ora è più facile credere che la Covid-19 sia stata creata in laboratorio piuttosto che riconoscerla come conseguenza dell’agire umano, ma per quanto tempo riusciremo a mentire a noi stessi?

Carlotta Merlo

Greenpeace

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