Stelle storie
Fonte: ohga.com

Probabilmente non c’è essere umano che non levi almeno una volta al giorno lo sguardo al cielo. Che sia buio o ci sia luce, le stelle giacciono sopra i nostri desideri e nelle nostre storie, li ascoltano dagli sguardi e nessuno meglio di loro sa cosa chiede il nostro cuore. Solo due volte all’anno però, salvo eccezioni, ogni essere umano osa esprimere con gran fiducia i propri desideri: quando soffia sulle candeline del compleanno e nella Notte di San Lorenzo.

Ogni estate, innamorati o solitari, adulti e bambini, svuotano una sacca di desideri dalla vista aguzza. Essi diligentemente, scanditi da stelle cadenti, fuoriescono per la strada della realizzazione. C’è chi parte da un telo su una spiaggia, dalla prua di una barca, dalla panchina di una montagna o semplicemente da una fresca finestra di città. Ognuno guarda quelle lacrime di Santo, mentre si illude che quelle scie sappiano leggere i pensieri che nel silenzio sanno gridare fino al cielo.

Il primo e più noto motivo per guardare le stelle, dunque, è già ben rivelato: esprimere desideri, che vuol dire anche guardarsi dentro, conoscersi e sapere dove andare quando il sole metterà a dormire le stelle. La notte di San Lorenzo prende il nome dalla vicenda del Santo omonimo: arcidiacono cristiano vissuto durante l’epoca dell’imperatore Valeriano. Alla sola età di 33 anni, San Lorenzo venne condannato a morte su una graticola, in seguito a un editto emanato nel 258 d.C. Da quel momento in poi, la tradizione cristiana ha attribuito alle stelle cadenti l’immagine dei carboni responsabili della morte di San Lorenzo e delle relative lacrime.  Per capire perché si è soliti esprimere desideri dinanzi alle stelle che cadono bisogna però sfogliare le pagine del “De Bello Gallico” di Giulio Cesare, il quale usava la parola “Desiderantes” per chiamare i soldi incaricati di vigilare di notte, sotto le stelle, al fine di ritrovare gli amici sopravvissuti in battaglia, cosa che naturalmente desideravano profondamente. Non a caso, la parola stessa “Desiderio” ha nell’etimo la parola latina “sidus”, che vuol dire “stella”.

C’è stato, nel corso del tempo, chi ha guardato alle stelle come una guida ben diversa, che non ha portato verso l’interno, ma al contrario ha guidato lontano, nei mari e sulle strade. Un primo esempio ci è offerto indubbiamente dalla Stella Cometa per antonomasia: la stella di Betlemme. La stella, secondo le storie tramandate dalla tradizione, guidò i Re Magi affinché raggiungessero la grotta nella quale era nato Gesù Bambino per offrirgli in dono oro, incenso e mirra. Al momento, gli studiosi presentano forti dubbi sull’effettiva presenza della stella e sulle caratteristiche dell’evento, ma la fantasia e l’abitudine non può farne a meno e sui fogli disegnati dai bambini a Natale o sui presepi di Napoli, la stella cometa campeggia maestosa e illesa. Scevra da una peculiarità più propriamente religiosa è invece la stella fissa: la stella Polare, che per secoli ha guidato i marinai in mare aperto, offrendo al contempo una bellissima metafora per artisti di ogni tipo.

Indubbiamente, le stelle, infatti, sono state le muse di filosofi, artisti, musicisti e poeti, che hanno saputo catturare la luce degli astri per farli permanere nell’angusto spazio terrestre. Chi non ha mai studiato “X Agosto” di Pascoli, il sonetto che per mezzo di una rondine e delle stelle cadenti ricorda il tragico assassinio del padre mentre «tornava al suo nido». Come non ricordare poi la celebre “Notte Stellata” di Van Gogh, un dipinto in cui le stelle isolate e vorticose rappresentano i tormenti dell’autore, mentre ruotano in un cielo capace di involvere nelle sue capriole lo sguardo di qualsiasi spettatore. Quante stelle si possono contare infine nella musica da De Andrè a Dalla, ognuna con una storia diversa.  

C’è poi un motivo in più per guardare il cielo, che sta nella voglia di ascoltare una storia che diletti la fantasia e sazi la curiosità di conoscere il passato. La Mitologia ha scritto molte pagine con le stelle, sapendo rispondere agli interrogativi dei popoli antichi e al contempo ammaliare gli uditori più esigenti. Tra i miti più celebri vi è quello di Fetone, al quale era connessa una spiegazione circa la presenza della pioggia di stelle. Il mito racconta, infatti, che il protagonista per dimostrare al re dell’Egitto Epafo di essere figlio del Dio Apollo si fece prestare il carro del Sole. La sua inesperienza però gli costò caro: bruciò un tratto del cielo, la Libia e i raccolti. Per ovviare alla situazione Zeus dovette intervenire uccidendo Fetonte, che nel precipitare avrebbe dato vita al fenomeno luminoso astrale. Diversa, invece, è la storia di Priapo, al cui fecondo sperma i romani associavano la pioggia di stelle, che avrebbero fertilizzato i campi e promesso un buon raccolto.

Un vasto luogo, inoltre, ha aperto le porte agli astri, che trionfalmente hanno fatto ingresso assumendo innumerevoli significati: il linguaggio e il simbolismo. Numerosissime sono infatti le occorrenze delle stelle: dal nome del partito pentastellato, alle insegne degli alberghi, dalle bandiere delle diverse nazioni (America, Egitto, Europa ecc) alle divise degli ufficiali o degli chef. Infine, il linguaggio ha accolto le stelle trasformandole in vezzeggiativi, forme aggettivali e sostantivali diffusissimi, divenendo talvolta proverbiali in espressioni del tipo «Passare dalle stelle alle stalle» oppure «Vedere le stelle».

Ci sono, dunque, più stelle in cielo o in terra?

Alessio Arvonio

Classe 1993, laureato in lettere moderne e specializzato in filologia moderna alla Federico II di Napoli. Il mio corpo e la mia anima non vanno spesso d'accordo. A quest'ultima devo la necessità di scrivere, filosofare, guardare il cielo e sognare. In attesa di altre cose, vivo.

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