Fascismo, Vauro

In questi giorni la martoriata televisione italiana sta vivendo dei momenti davvero discutibili e i media mainstream, esasperati dalla rincorsa dell’audience e dal feticismo dei racconti estetizzanti del fascismo, hanno aperto le porte dei valori violenti allo spazio pubblico. E cambiare canale, purtroppo, non è la soluzione. Oltre alla disgustose avances fatte da Vittorio Sgarbi a Caterina Balivo durante la puntata di “Vieni con me” del 6 novembre, il 7 novembre, durante la diretta di “Dritto e Rovescio” su Rete 4, l’audience italiana ha assistito a una rissa sfiorata tra il vignettista Vauro e il neofascista dichiarato Massimiliano Minnocci, noto come “Brasile”.

«Fammelo vedere a me! Fascista di merda, vergognati, hai minacciato una donna!». Così Vauro, 64 anni, ha affrontato di petto, senza paura, Minnocci, fascista dichiarato, che aveva appena minacciato una giornalista, una donna, Francesca Fagnani ( «Te li faccio vedere io i film, se vieni nella mia borgata…»), dopo aver rivendicato con orgoglio “l’ordine e la disciplina” della “sua” borgata dove “devi fare quello che dico io” anche se “Roma non è fascista“. Già ai microfoni della “Zanzara”, la trasmissione radiofonica condotta da Cruciani, Minnocci aveva affermato energicamente che “non servono le guardie, perché qui la legge la faccio io. Ci penso io, non lo Stato“.

Vauro e Minnocci faccia a faccia durante la diretta del 7 novembre
Vauro e Minnocci faccia a faccia durante la diretta

Ovviamente, Del Debbio non è intervenuto in difesa di Fagnani, né tantomeno di Vauro, ma in compenso ha minacciato di cacciare tutti e due dallo studio. Come se offendere e minacciare una donna in diretta, in perfetta prassi fascista e inneggiando all’ordine e alla disciplina, potesse stare sullo stesso piano di chi reagisce senza pensarci due volte. Come se fosse una banale lite tra scolari in una classe.

Ma in fondo, sappiamo benissimo che il problema di questo Paese è proprio questo: c’è troppa distanza tra la percezione e la realtà e fascismo e nazismo vengono trattati come se fossero delle semplici opinioni pubbliche, e non come dei veri e propri crimini contro l’umanità. D’altronde, questo è un habitué dei salotti televisivi italiani, così come lo è trattare gli antifascisti in maniera dispregiativa.

Il problema fondamentale è che finché continueremo a trattare con normalità le parole e le azioni dei fascisti, la situazione non potrà mai cambiare, e se cambiasse non potrebbe che essere in peggio. Da ognuno di questi episodi, in cui si ha paura di dire la “parola con la F” o si fa finta di non riconoscere il fascismo, loro escono più rafforzati perché si sentono legittimati.

Non dimenticheremo presto la cacciata dal Salone del Libro di Torino della casa editrice Altaforte, legata a CasaPound, perché quando in ballo ci sono i valori violenti del fascismo è opportuno che una democrazia non consenta alcuno spazio a forze le cui ideologie sono strutturalmente e chiaramente antidemocratiche. Non esiste un giusto modo per parlare dei fascisti, nemmeno storpiando citazioni falsamente attribuite a Voltaire («non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire»).

Non bisogna confondere l’idea di libertà con l’idea liberale perché le forze nostalgiche del Ventennio sono le stesse forze candidate alle urne. La superficialità dell’ignoranza è pericolosa e questo non possiamo più consentirlo. E a capirlo dovrebbero essere soprattutto le persone – tantopiù se giornalisti – come Del Debbio.

Ana Nitu

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