Pompei. La città viva: 6 podcast per raccontarla umano

Pompei. La città viva” è un lavoro prodotto da Piano P, piattaforma italiana dei podcast giornalistici, che raccontano del Museo Vivente, in collaborazione con Electa, in occasione della prossima riapertura al pubblico dell’Antiquarium di Pompei.

Sei podcast si propongono di raccontare Pompei con aneddoti, testimonianze e suggestioni. Parole scelte con cura che hanno la capacità di farla rinascere ancora una volta proprio davanti agli occhi di chi ascolta.

Gli episodi sono condotti da Carlo Annese e, servendosi del contributo di esperti tra accademici, archeologi, artisti e scrittori, si scelgono alcuni temi da approfondire per portare avanti visioni diverse e sfaccettate di questo grande patrimonio culturale italiano.

Tra gli interventi troviamo quelli di Valeria Parrella, Pappi Corsicato, Catharine Edwards, Maurizio De Giovanni, Andrea Marcolongo, Cesare De Seta, Anna Ottani Cavina e Maria Pace Ottieri.

I 6 podcast (usciti ogni settimana dall’8 gennaio 2021) sono disponibili all’ascolto su Spotify, Spreaker, Apple Podcast e su tutte le principali app gratuite per l’ascolto dei Podcast.

Pompei. La Città Viva” e Museo Vivente

Museo vivente e umano, città sospesa come se fosse stata lasciata ieri: Pompei è la storia di vite cristallizzate in un attimo, la “città viva” che racconta della morte quando irrompe in un giorno qualunque, pietrificando in un istante che ha il sapore di eterno.

Il primo episodio “Il Museo Vivente” parla dell’ “effetto Pompei”, raccontando del grande progetto che ha portato alla sua rivalorizzazione.

Il volume di visite di Pompei ed Ercolano, aree riconosciute patrimonio dell’Unesco, aveva raggiunto numeri importanti nel 2006-2007 per poi declinare negli anni successivi.

Mentre le visite continuavano a calare, però, il British Museum aveva fatto dell’esposizione “Life and death in Pompeii and Herculaneum” una delle sue più viste. Parallelamente nel 2014 viene avviato il “Grande Progetto Pompei”: il Governo Italiano aveva, infatti, deciso di rafforzare gli interventi a tutela dell’area archeologica con un Programma di interventi straordinari al fine di preservare questo patrimonio unico. Dopo anni di negligenza e indifferenza, l’iniziativa coincide con una nuova rinascita della città. Il progetto ha permesso di chiudere il 2019 con ben 3 milioni di visitatori.

Il direttore Massimo Osanna ha fatto molto di più, trasformando Pompei in un vero e proprio brand internazionale, che come tale non può prescindere da uno storyteller accattivante: una passione nel raccontare capace di coinvolgere e attrarre il visitatore. Perché Pompei è una suggestione continua da “consumare”.

L’Episodio 2 di “Pompei. Città Viva” è “Vivere a Pompei: dall’arte allo street food”. Si racconta dell’ultimo giorno di Pompei, un giorno qualunque, dove la vita prosegue uguale. Il podcast riferisce aneddoti e curiosità. Ad esempio, la moda dello street food, data dall’uso di mangiare in queste thermopolia, sorta di “cucinotti” che offrivano un pasto caldo e bevande agli antichi romani indaffarati nelle loro attività quotidiane e che si affacciavano direttamente sulla strada.Le thermopolia si contrapponevano alle “caupona” che invece erano più simili a tavole calde.

Soprattutto, però, nel secondo episodio ciò che ci chiede il narratore è la “sospensione dell’incredulità”, pratica assai tipica quando dobbiamo fruire di un prodotto culturale. E quello che questi podcast si propongono è anche questo: da un lato raccontare dati ed esattezze storiche, dall’altro giocare con la nostra fantasia e la nostra capacità di immaginazione a prescindere dal vero.

Così ci appare verosimile quell’ultimo giorno di vita raccontato: mentre camminiamo con i due uomini protagonisti, ci sembra di essere lì con loro e quel racconto sembra così tangibile da concederci di mettere da parte lo scetticismo.

Ed ecco che mentre il sole supera lo zenit, anche noi con i due uomini solleviamo lo sguardo verso il Vesuvio. C’è una nuvola grigia intorno al monte, ma non è preoccupante, non è raro. Eppure, qualcosa sembra diverso. Ci mettiamo in cammino e poi il mondo esplode.

Non c’è via di fuga. È l’inizio della catastrofe. In pochi minuti tutto è niente e siamo costretti anche noi a porci le stesse domande che probabilmente avevano affollato la mente di centinaia di pompeiani: possiamo tornare a casa? Quale oggetto vogliamo portare con noi mentre cerchiamo di metterci in salvo?

È sorprendente scoprire cosa è stato rinvenuto addosso agli abitanti di Pompei: chiavi, gruzzoli di monete, gioielli per le donne, statuette come portafortuna, armi e lucerne. Questi oggetti sembrano restituirci la dimensione di “quotidianità” più di qualsiasi altra cosa

Nei gruppi di fuggiaschi rinvenuti qualsiasi distanza sociale è annullata dalla morte che riporta tutti semplicemente alla dimensione di uomini. Questa spasmodica lotta tra uomo e natura dove la natura vince e l’uomo perde. Per questa volta.

Perché l’uomo continua a non arrendersi, come racconta l’Episodio 3 di “Pompei. Città Viva”: “Cinquantamila volte Hiroshima”. Si racconta degli uomini che oggi, come allora, vivono sotto la minaccia della catastrofe. Un approfondimento molto interessante sottolinea la differenza tra pericolo e rischio, ricordandoci la responsabilità sociale e umana del rischio che prescinde dalla “distruttività” imprevedibile del pericolo.

La tragica eruzione che in poco più di una giornata, il 24 ottobre dell’anno 79, proiettò in aria dieci miliardi di tonnellate di magma, vapori e gas, seppellendo la città viene raccontata in termini di potenza: l’energia meccanica e termica è pari a quella di cinquantamila bombe atomiche. Cinquantamila volte Hiroshima. Non sorprende che molti studiosi siano partiti proprio da qui per parlare della filosofia del disastro.

Oggi ben 700.000 abitanti della vasta area vesuviana vivono all’ombra del Vesuvio: l’antropizzazione, ossia l’intervento dell’uomo sull’ambiente naturale allo scopo di adattarlo, è storia vecchia e carta conosciuta. Ma vivere sotto al Vesuvio sembra significare farsi carico di una responsabilità e una possibilità di doversene andare da un momento all’altro: il piano di sicurezza per queste zone c’è ed è importante tenere presente che l’eruzione del Vesuvio non sarà improvvisa, ma preceduta da una serie di fenomeni anticipatori.

Eppure, noi uomini a volte sembriamo dimenticare che possiamo farci carico solo del rischio, e che il pericolo resta fuori dalla nostra portata. Ci sentiamo padroni del mondo, dominatori di ogni fenomeno con la nostra sete di conoscenza e la smania di potere. Dimentichiamo tutte le volte che la natura ci ha dimostrato il contrario.

Pompei. La Città Viva” racconta anche questo. Del Museo Vivente e della storia interrotta sul più bello. La città morta che sa rinascere dalle ceneri sparse: più viva che mai nella forza di rialzarsi.

«Pompei è la città morta più viva che mai…»

Vanessa Vaia

Vanessa Vaia nasce a Santa Maria Capua Vetere il 20/07/93. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico, si iscrive a "Scienze e Tecnologie della comunicazione" all'università la Sapienza di Roma. Si laurea con una tesi sulle nuove pratiche di narrazione e fruizione delle serie televisive "Game of Series".

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui