Morgante Luigi Pulci
Fonte immagine di copertina: https://omneslitterae.it/il-morgante/

Il Morgante di Luigi Pulci (1461-1483) è l’apripista dei poemi epici cavallereschi della tradizione letteraria italiana. Con toni spesso comici e satirici, capovolge i valori tradizionali della cavalleria rappresentando i protagonisti come briganti di strada. L’atmosfera è quella di una evasione fiabesca, il mittente è un pubblico popolare, che ama il divertimento e la lingua gergale.

I successori di Pulci

Dopo Pulci, sarà Boiardo con l’Orlando Innamorato (1476-1491) a fissare il tipo del poema cavalleresco e a costituire il modello dell’Orlando Furioso dell’Ariosto. A differenza del Morgante di Luigi Pulci, celebra un mondo feudale cavalleresco che non esiste più ma i cui valori sono sentiti ancora vivi nella società cortese, e in particolare a Ferrara.

Ed infine il terzo geniale interprete del Cinquecento è Torquato Tasso, autore della Gerusalemme liberata, il poema che narra la conquista del Santo Sepolcro alla fine della prima Crociata (1096-1099). Dietro lo scontro tra cavalieri cristiani e saraceni, si celano i conflitti interni di una personalità complessa e inquieta quale quella di Tasso, su cui influì il pesante clima della Controriforma cattolica.

Luigi Pulci, una personalità eccentrica

Luigi Pulci nasce a Firenze nel 1432 da una nobile ed antica famiglia, già parecchio dissestata. La formazione è letteraria, anche se non arriva a conoscere il latino ai livelli raffinati dei colleghi umanisti. A causa delle ingenti difficoltà economiche familiari, si trova fin da giovane costretto ad affrontare e superare momenti difficili.

Intorno al 1461 comincia a frequentare il palazzo dei Medici e si lega in un’intima amicizia con Lorenzo de’ Medici, il futuro “signore”. All’interno della brigata medicea viene subito amato ed ammirato per il suo umore bizzarro e gioco. Il suo gusto è sempre più orientato verso la deformazione burlesca.

Questo atteggiamento fuori dagli schemi influenza in modo consistente l’intera corte. Ne è un chiaro esempio la Nencia da Barberino del Magnifico, a cui Pulci replica un’ulteriore parodia della letteratura pastorale ed amorosa, la Beca da Dicomano.

La svolta per la vita dell’autore avviene negli anni compresi tra il 1473 e il 1474. In quel periodo il clima della cerchia medicea comincia a mutare. L’influenza dei filosofi platonici dell’Accademia inizia a prendere strada in maniera sempre più profonda, fino all’instaurazione di un atteggiamento pervaso di profondità e pietà religiosa.

Luigi Pulci, con le sue posizioni estrose e le sue curiosità eterodosse in materia religiosa e filosofica, entra fin da subito in urto con tali prese di posizione, a costo di perdere il legame affettuoso con l’amico Lorenzo de’ Medici.

Nel 1476 lascia Firenze per legarsi al capitano di ventura Roberto Sanseverino. Saranno questi gli anni nei quali verrà pubblicato in prima e seconda edizione il Morgante. Otto anni dopo Luigi Pulci morirà di febbre a Padova e verrà sepolto in terra sconsacrata poiché accusato di magia, empietà ed eresia.

Il Morgante di Luigi Pulci

Il Morgante di Luigi Pulci è un poema epico cavalleresco che trae ispirazione dalle leggende carolinge che da secoli godevano di larga fortuna sul suolo italiano. Narra le avventure e gli amori di Orlando, Rinaldo e altri paladini nei paesi più lontani, a cui si accompagnano le vicende comiche del gigante ingenuo Morgante e del mezzo gigante, astuto e furfante, di nome Marguette.

Il Morgante di Pulci è costituito dalla presenza di personaggi apparenti al ciclo carolingio che di fatto vengono completamenti trasformati, comportandosi spesso da furfanti, in preda alle più intese passioni corporee. Il re Carlo Magno viene ad esempio descritto come vittima dei raggiri di Gano di Maganza (il traditore per eccellenza del poema), incapace di capirne la vera natura fraudolenta.

Mentre più epiche e serie ne il Morgante di Luigi Pulci sembrano le figure di Orlando, il campione dei cristiani, il cugino Rinaldo e il figlio del re d’Inghilterra Astolfo, impegnati soprattutto in varie imprese militari e solo occasionalmente in furfanterie.

C’è poi Morgante, un gigante buono, che dà il titolo al poema, scudiero di Orlando che viene presentato come un Ercole dalla forza smisurata. Morgante ha poi il suo complemento nel “mezzogigante” Margutte, una figura paradossale che si presenta come peccatore incallito e che dichiara un bizzarro “credo” culinario, in cui sono presenti diversi elementi blasfemi.

Il Morgante: un poema eroicomico

Il Morgante di Luigi Pulci, non solo per la caratterizzazione dei personaggi, ma anche per la scelta linguistica e stilistica, potrebbe essere definito come un poema eroicomico. L’autore infatti prova un gusto spropositato per la parodia e per i toni popolari e realistici. Con grande abilità riesce a capovolgere i valori tradizione delle narrazione epico cavalleresca, dando vita a una storia fuori dai canoni comuni.

La narrazione sembra assumere le sembianza di una versione del grande passato, in chiave più umorista e vivace. Ne il Morgante l’attenzione primaria non è più rivolta alle classiche imprese eroiche dei paladini di Francia, ma agli episodi più marginali, quelli di carattere comico e grottesco.

Il Morgante è uno spazio aperto in cui convivono divertimento, irriverenza, riso ed irrisione. I contenuti dell’epica tradizionale vengono quasi svuotati e risemantizzati dall’interno, offrendo un’occasione nuova di veduta. Cogliendo in fondo tutte quelle che erano le debolezze e i pregiudizi di una mentalità ancora ancorata a modelli eroici passati.

Marta Barbera

Avatar
Classe 1997, nata e cresciuta a Monza, ma milanese per necessità. Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente studentessa del corso magistrale in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda presso l'Università degli Studi di Milano. Amante delle lingue, dell'arte e della letteratura. Correre è la mia valvola di sfogo, scrivere il luogo dove trovo pace.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui