Buffon

Una sorpresa, come lui stesso l’ha definita nel giorno della sua presentazione, la prima dopo 17 anni a tinte bianconere. Fa quasi strano vedere Gigi Buffon parlare ai microfoni di una squadra che non sia la sua Juventus, dopo averlo ammirato per così tanto tempo nella nostra Serie A a difendere i pali bianconeri. L’epilogo di questa bellissima storia sembrava dover essere il settimo scudetto consecutivo con la sua Signora, a coronamento di un record che sembra destinato a durare per molti anni ancora, e con il caloroso saluto dell’Allianz Stadium che si separava così dal suo amato capitano ormai “destinato” al ritiro. Ma Buffon, quel famoso canto del cigno non lo aveva ancora sentito nella sua testa, e – per uno abituato a vincere – ritirarsi in questo modo sarebbe stato come chiudere una carriera a metà. E quindi Gigi ha dovuto prendere forse la decisione più difficile, ovvero quella di lasciare la sua Signora, quella che ha amato e difeso per tantissimi anni, anche nell’oblio della B quando pochi altri avevano deciso di farlo. Deve quindi essere impossibile anche solo accostare al suo trasferimento la parola “tradimento”, dopo tutti questi anni a difesa di una sola maglia. Buffon ha deciso, per amore della sua Juventus, di lasciare spazio alla nuova guardia senza impuntarsi a pretendere un rinnovo che, per inciso, avrebbe meritato, e per amore di questo gioco, di non smettere fin quando le gambe non cederanno e di giocare al massimo delle sue possibilità fino alla fine (riprendendo una citazione cara all’ambiente juventino).

La festa di Buffon al termine di Juventus – Verona

E Gigi, infatti, non ha scelto un ritiro dorato, in un paese lontano dalla competitività europea come ha recentemente fatto Zlatan Ibrahimovic o come fece il suo amico Alex del Piero nel 2012, accettando la corte del Sydney FC, dove avrebbe sicuramente potuto assicurarsi uno stipendio più che lauto ed un tappeto rosso ad accoglierlo in ogni match, con la sua fama a precederlo. Il Paris Saint Germain gli ha proposto un’ultima cavalcata verso la tanto agognata Champions League, unico trofeo che il portiere di Carrara non ha avuto la gioia di sollevare con la sua Juventus, attorniato da una sfortuna che sembrava averla avuta vinta nella beffa di Madrid, quando Cristiano Ronaldo ha realizzato il rigore che è valso l’eliminazione per i bianconeri. E Buffon ha scelto a 40 anni suonati di non essere più un simbolo, ma un pezzo da 90 nel puzzle di una squadra che spesso e volentieri si è sciolta come neve al sole quando c’era bisogno di vincere in Europa, ed il 6-1 dello scorso anno ne è una dimostrazione lampante.

Buffon in conferenza stampa

La scelta di Gigi è proprio da leggere in questa ottica, ovvero quella di rimettersi in gioco in una nuova squadra e dimostrare agli altri – e forse anche a se stesso – di non essere finito a 40 anni e di poter ancora agguantare la coppa dalle grandi orecchie che troppe volte gli è sfuggita dai polpastrelli, “come un pallone troppo viscido in una piovosa notte di Stoke”. Gigi ha scelto di rischiare ed uscire da quella che lui stesso in conferenza ha definito come “la sua comfort zone”, e trovarsi, dopo ben 17 anni, a dover essere lui a superare il disagio di presentarsi ai compagni di squadra e non viceversa, con l’umiltà di volersi guadagnare la titolarità e non di pretenderla presentando la carta d’identità con su scritta il suo nome. Ma l’avventura parigina serve soprattutto ai transalpini più che al buon Gigi, la cui immensa esperienza ed indiscutibile qualità può solo che giovare ai ragazzi del neo-allenatore Tuchel, che tenteranno per l’ennesima volta la cavalcata europea, con una guida tecnica rinnovata ed il miglior portiere della storia tra i pali.

Il Jim Harper della Juventus, che per anni ha fatto gioire tifosi bianconeri e non con le sue straordinarie parate, ha ora posto il suo scudo a guardia della porta di quel PSG troppo forte per poter uscire agli ottavi di Champions League, ma mai abbastanza maturo per superarli, per permettergli di compiere quell’ultimo salto in avanti e diventare finalmente una squadra vincente in tutti i campi. Buffon è il nuovo numero uno del Paris Saint Germain, arrivato non per svernare ma per continuare ad essere decisivo anche alla sua età, e quella poltrona di pelle che lo attende alla Continassa può restare vuota ancora un paio d’anni.

fonte immagine in evidenza: as.com

Andrea Esposito

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