È comunemente accettato il pensiero secondo il quale quando in una famiglia ci sono due fratelli, entrambi calciatori, uno dei due si rivelerà inevitabilmente un flop, mentre all’altro è riservata la scalata al successo. Se è vero che spesso la genetica regala scherzi di cattivo gusto, è anche vero che nella storia del calcio più volte si sono avvicendate coppie di fratelli dalla pressoché simile fama e caratura tecnica. Con la presentazione di questa prima coppia, inizia un viaggio alla scoperta di quelle coppie di fratelli che hanno lasciato – o stanno continuando a lasciare – un segno nel mondo del calcio. Franco e Beppe Baresi, che danno inizio a questa rubrica, sono stati emblematici del concetto di amore-odio fraterno. Beninteso, odio solo a livello calcistico: sì, perché i Baresi hanno trascorso una vita a contendersi la città di Milano nelle varie stracittadine che hanno giocato da assoluti protagonisti.

Al Milan il primo, all’Inter il secondo. 719 presenze totali per Franco in maglia rossonera, condite da 33 gol; 559 e 13 per Beppe in maglia nerazzurra. Franco in campo è stato un’istituzione, tanto che, ad oggi, quando si pensa al ruolo di libero ci si immagina ancora le giocate del Kaiser Franz – come era denominato dai tifosi milanisti – ed è forse questo il discrimine che crea un piccolissimo solco tra lui è il fratello, che resta in ogni caso una colonna della storia interista. Franco, però, è stato anche qualcosa in più in Nazionale, come sarebbe stato anni dopo per il duo Pippo-Simone Inzaghi. 81 presenze e 1 gol (quello su rigore contro l’URSS nell’88) il primo, 18 presenze e zero marcature il secondo. Di Franco si ricorda il romanticissimo recupero dall’infortunio al ginocchio in USA ’94, dove, nella gara contro la Norvegia, si infortunò al menisco tornando in tempo per la finale.

Contro il Brasile Franco giocò una partita eccellente, nonostante i soli 25 giorni di stop, arrivando, tuttavia, a tirare alla lotteria dei rigori stremato. Terminò la sua avventura in azzurro nel settembre dello stesso anno, dopo aver disputato la prima gara di qualificazione agli Europei del ’96. Di Beppe, purtroppo, si ricorda con particolare intensità solo la partita contro la Francia nell’ottavo di finale dei Mondiali dell’86, quando soffrì in marcatura lo strapotere di Platini, che condusse il Blues alla vittoria. Un peccato per un giocatore che non è riuscito a riflettere in maglia azzurra le fortune racimolate nel proprio club. All’Inter, tuttavia, rimase tanti altri anni, all’interno dello staff tecnico, tra i settori giovanili prima, nella prima squadra poi. Non venne riconfermato solo con l’arrivo della gestione Mancini bis, nel 2014, dopo essere stato al fianco di Mourinho nella vittoria del Triplete. Dopo un mese diventò responsabile della supervisione delle Academy in giro per il mondo. Nel “post-campo”, Franco non ha avuto le stesse fortune, limitandosi a qualche anno alla guida del settore giovanile del Milan. Dal 2017, tuttavia, è brand ambassador del club rossonero.

 

Vincenzo Marotta

Politologo, storico, filosofo, economista, giurista. Sono il tipico laureato in Scienze Politiche: un po' di tutto ma nulla in particolare. Scrivo di sport per non scontentare nessuna delle mie molteplici anime.

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