Museo delle sbronze
Museo delle sbronze

C’è chi affonda un dolore nell’alcol, chi in esso cerca lo stimolo ad una disinibizione insolita, e chi beve tanto per provare. Non è improbabile, dunque, che qualcuno abbia alle spalle qualche vicenda, piacevole o meno che sia, nata da una forte sbronza. Si sa, soprattutto d’estate è più probabile che si alzi un po’ il gomito. Il caldo, le sere in spiaggia e la compagnia inducono anche i bevitori meno assidui a concedersi qualche bicchiere di alcol in più, ma attenzione, perché da oggi potreste essere un pezzo da Museo delle sbronze. Può sembrare assurdo, eppure esiste davvero.

A Zagabria, capitale della Croazia, è nato un museo che custodisce le storie di chi ha vissuto esperienze con una buona o eccessiva dose di incoscienza dettata dall’alcol. Si tratta del Museum of Hangovers nato per mano di Rino Dubokovic. Lo abbiamo intervistato per conoscere più da vicino un posto così insolito e che indubbiamente, tra una spiaggia e l’altra della splendida Croazia, merita una visita per ridere e riflettere.

Quando ha deciso di fondare il Museo delle sbronze?

«L’idea è nata dopo una serata di divertimento a un festival della birra. Io e i miei amici ci trovavamo in un bar vicino al luogo dove attualmente sorge il Museo delle sbronze. Mentre stavamo parlando di storie da alcol, un amico ci ha raccontato di quando si è svegliato con un pedale di bicicletta in tasca in seguito a una forte sbronza. Il mio amico stava guidando la bicicletta quando a un certo punto sbatté contro un pilastro, rompendo un pedale e cadendo sui binari del tram. Fortunatamente, in quel momento, non c’erano tram di passaggio. Mentre stava raccontando questa storia, ebbi un’illuminazione: un posto in cui raccogliere tutti gli oggetti che avevano a che fare con storie di sbronze. Questa è l’idea originaria del museo, che poi è nato dopo circa sei mesi da quel racconto».

Perché dovrebbe esistere un Museo delle sbronze? Qual è l’obiettivo?

«La visione principale del museo è fornire uno spunto educativo per i giovani con questo messaggio: “loro lo hanno fatto, perciò tu non devi”. Il museo, inoltre,vuole indurre i visitatori a riflettere sulle loro stesse sbronze per farli ridere e per risvegliare vecchi ricordi, sia brutti che belli».

Cosa si può vedere al suo interno?

«Al momento ci sono circa quaranta storie e circa trenta reperti con cui le persone si sono svegliate dopo le notti trascorse da ubriachi. Attualmente c’è una mostra aperta al pubblico relativa al club delle barche di Zagabria che è in attività da circa trent’anni. Inoltre, i visitatori possono giocare, scoprire il lato oscuro dell’alcol; vedere come l’alcol influenzi le capacità motorie; simulare una guida da ubriachi al fine di comprenderne la pericolosità; sperimentare la difficile camminata da sbronzi; percorrere la stanza del buio. Ci sono inoltre tante altre cose su cui stiamo lavorando adesso, ma lasciamo una sorpresa ai visitatori».

Ha ricevuto critiche per quest’idea così stravagante?

«Abbiamo ricevuto critiche da uno psicologo e dalla CBS la quale riteneva che, attraverso il Museo delle sbronze, stessimo promuovendo l’alcolismo. In realtà, sin dall’inizio, non avendo un budget alto, non potevamo far luce sul nostro vero obiettivo, che non era incitare al bare, ma stimolare il divertimento e la riflessione. Alla fine si è rivelato un progetto studentesco realizzato con pochi soldi».

Data la situazione epidemica generale, come sono organizzate le visite al Museo delle sbronze?

«C’è un limite di quindici persone per volta che possono accedere al museo. Disinfettiamo tutti gli occhialini che le persone indossano e c’è l’obbligo di indossare la mascherina, come previsto dalle disposizioni governative croate».

Qual è il futuro del Museo?

«Il nostro intento è portare il museo al massimo del suo potenziale anche con la sua componente educativa e giocosa, aggiungendo attività interattive come la realtà virtuale. Se qualcuno è interessato a un franchisee, possono contattarmi a questo indirizzo museumofhangovers@gmail.com. Se qualcuno vuole raccontarci la sua storia, può inoltrarla al nostro sito www.museumofhangovers.com. Possiamo veramente apprezzare qualsiasi oggetto che racconti le tue notti da sbronzo contattandoci all’indirizzo email museumofhangovers@gmail.com dove possiamo accordarci sulle modalità di spedizione».

Alessio Arvonio

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