Ne abbiamo appena vista una lanciarsi insieme a tre missili Falcon direttamente nello spazio, sospinta verso l’orbita marziana. A bordo c’è un manichino in posa tamarra a cui hanno dato nome Starman, e l’auto è una Tesla Roadster direttamente presa dalle disponibilità della casa dell’uomo del momento, Elon Musk. Un evento storico a cui fa testo forse il miglior spot pubblicitario di sempre, e che ci abbiano voluto un’auto elettrica a rappresentarci è tutto dire. A volte sottovalutato, il passaggio graduale alla cultura del no-fuel è al giorno d’oggi uno tra i più significativi passi avanti verso cui l’uomo sta tendendo la mano per un futuro sostenibile. Di anni ne passeranno ancora tanti perché il fenomeno condizioni le masse, ma è giusto pensare in chiave progressista. Un mondo che ha da anni deciso di intraprendere a suo modo anch’esso questo cammino è la Formula Uno, grazie ai nuovi motori ibridi che hanno fornito alle vetture picchi di potenza a dir poco incredibili.

Nel gergo markettaro, tra le parole che si usano per descrivere l’adeguatezza di un prodotto alle esigenze psicofisiche dell’utente c’è il famoso concetto di user experience. Al giorno d’oggi, insomma, si direbbe che un abitacolo di una vettura da competizione rispecchia a pieno questa immagine. Eppure è presto che criticabile un tale atteggiamento, e lo è da una buona fetta di pubblico che rinvierebbe i test sulla sicurezza, sulle riduzioni e sostenibilità agli sviluppi futuri delle case automobilistiche che producono, invece, city car e non pezzi da motorsport. Insomma, il mondo delle corse dovrebbe restarne inalterato. Un discorso questo che ormai rischia di diventare obsoleto e che conferma essere solo stato un vezzo di chi, da pochi anni a questa parte, ha dovuto fare a cazzotti con la rapida inversione di tendenza che dall’inizio del millennio ha trasformato la F1 in uno sport sicuro e tecnologico, a differenza del passato.

In questo vasto panorama, tuttavia, si è affermata la Formula E, il campionato mondiale di automobilismo per vetture unicamente sospinte da un motore elettrico. Con delle differenze, sì, talvolta anche grosse, ma che ha saputo e sa tutt’ora conquistare una sempre più estesa fascia di consensi. Ne è un esempio (o addirittura una conferma) il fatto che Mediaset abbia voluto investire sulla categoria e che l’Italia stessa quest’anno ospiterà il suo primo EPrix tra le strade della capitale. Unico problema fino ad ora potrebbe essere il format, che ancora non offre un’alternativa valida al mondiale di F1 e che, a differenza della massima serie, non abitua i telespettatori ad appuntamenti molto frequenti.

D’altronde, sappiamo che non sia stata pensata per sottrarre il grande pubblico al campionato maestro, anzi al contrario con lo scopo di avvicinarne una parte nuova e più distinta, con interessi ed esigenze a volte anche diverse. Vediamo vetture molto più simili fra loro e con una spinta visibilmente minore (data l’assenza della parte termica nel motore), impegnate tra le strade di grosse metropoli in giro per il mondo, maggiori duelli e meno sanzioni disciplinari rispetto alla F1 che, da parte sua, necessita un maggiore controllo perché più pericolosa.

Insomma, il futuro passa soprattutto di qui. In poco tempo la Formula E pare stia prendendo vita propria, e contemporaneamente su altri fronti piloti come Fernando Alonso ci insegnano che esiste anche altro e che il motorsport è vario. Quest’anno l’asturiano ha deciso di impegnarsi su due fronti, con l’impegno al servizio della Toyota nella Superseason WEC, che durerà ben 14 mesi e si chiuderà con la 24h di Le Mans a giugno 2019. A differenza dell’esperienza in Indycar, questa forse inciderà molto più sul personale del pilota, oltre naturalmente a rappresentare per l’endurance un buon modo per mettersi sotto i riflettori.

Difficilmente arriveranno tempi in cui la fan base della F1 crollerà, tuttavia sarebbe auspicabile che dall’alto ci si interroghi sulla qualità dello spettacolo fornito. Che si faccia in modo che risulti digeribile dalle nuove generazioni, che vada al passo coi tempi. Amministrare un gioco che ne va della vita di un gruppo di piloti, della carriera di migliaia di operai e dirigenti nonché della passione di un mondo intero non sarà di certo cosa facile per Liberty Media. Inevitabilmente si incapperà in errori e in prese di posizione troppo forti, ed è per questo un bene che una categoria come la Formula E possa rischiare singolarmente e testare i successivi sviluppi della Formula 1.

Eppure a volte qualcosa pare andare al contrario, come con la questione Halo, dato che il sistema verrà prima ‘brevettato’ ufficialmente nel mondiale di F1 e poi passerà sulle vetture elettriche nella prossima stagione. Chissà che non si stia sottovalutando troppo la Formula E.

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: motori.it

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