Roma

Sarà che quella di ieri è stata un’impresa calcistica senza precedenti, oltre ogni pronostico e al di là di qualsiasi immaginabile scenario. Sarà che il modo in cui la Roma è scesa in campo ed ha affrontato uno dei migliori club al mondo è stato così emozionante che una sua eliminazione avrebbe sconsolato tutti gli amanti di questo sport. Sarà che la cornice dello Stadio Olimpico meritava questo traguardo. Fatto sta che la vittoria della Roma e la contestuale eliminazione del Barcellona di Leo Messi hanno generato entusiasmo e felicità in tutto il Bel Paese. Al fischio finale i social network, ormai classico luogo di ritrovo per tutti coloro in vena di assistere ad un talk-show post-partita, sono stati invasi da innumerevoli post nei quali tutti gli utenti, a prescindere dalla loro fede calcistica, celebravano ed elogiavano l’impresa portata a termine dai ragazzi di Eusebio Di Francesco. Condivisioni, peraltro, accompagnate da un’euforia ed un entusiasmo che è possibile notare solo in occasioni speciali, come la vittoria di un Mondiale o di un Europeo da parte della Nazionale di Calcio Azzurra. In altre parole, l’accesso dei giallorossi alle semifinali di Champions a margine di un indimenticabile 3-0 secco rifilato ai pluricampioni d’Europa, ha unito l’Italia, o meglio tutti gli amanti del calcio. Tra chi, complimentandosi con gli 11 gladiatori, alludeva ad una possibile rinascita del calcio italiano e chi vedeva l’eliminazione del Barça come una rivincita dell’Italia sulla Spagna, tutti i tifosi social di qualsiasi squadra di Serie A sembravano essersi dimenticati per un attimo della rivalità che normalmente oppone il loro club a quello giallorosso, o almeno dell’invidia che normalmente si percepisce quando una squadra rivale avanza in ambito europeo.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: quanto spesso è possibile assistere ad uno scenario (emozionante, simbolo di un Paese unito sotto il segno dello Sport) come quello di ieri sera? Il cammino delle nostre squadre in Champions League è veramente supportato nello stesso modo in cui ieri sera la Roma era supportata da pressoché tutti coloro che stavano assistendo al match? È necessario attendere per forza i Mondiali o gli Europei per unire gli appassionati di calcio sotto un’unica bandiera?

Il perché di questa domanda è legato a quanto accaduto solamente una settimana fa in occasione della terribile sconfitta casalinga della Juventus per mano del Real Madrid: social network invasi da post sbeffeggiativi e da continui sfottò a danno dei bianconeri (che ancora adesso spopolano), post di chi manifestava la propria esaltazione per la sconfitta e di chi sottolineava l’incapacità delle squadre italiane in Europa. Insomma, l’esatto contrario di quanto accaduto ieri dopo la vittoria della Roma. E la ragione di tutto ciò sembra essere legata esclusivamente ad un differente colore di casacca. La stessa ragione che ci induce a pensare che se a compiere l’impresa fosse stata la Juventus anziché la Roma, nessuno avrebbe elogiato nello stesso modo la Vecchia Signora. In altre parole, la Roma è stata capace di unire, la Juve non ci riuscirebbe mai. Ma vi è di più, perché l’esperienza ci dice che in Europa qualsiasi altra squadra italiana, fuorché la Juve, è capace di unire. Altri esempi lampanti sono la Lazio, il cui cammino in Europa League sta emozionando tutti gli appassionati che non perdono occasione per elogiare il lavoro di Inzaghi e dei suoi uomini, e l’Atalanta, che fino al giorno della sua sfortunata eliminazione era supportata da tutto il popolo calcistico.

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Insomma, perché la Juventus, che pure negli ultimi anni ha compiuto un invidiabile percorso nella maggiore competizione europea, arrivando fino in fondo per due volte nel giro di tre anni, non è in grado di suscitare cotanto apprezzamento né di emozionare gli amanti del calcio nello stesso modo? Le ragioni potrebbero essere diverse, e non è detto che siano del tutto giustificabili. Da un lato si potrebbe dire che chi vince sempre, è automaticamente antipatico: la Juventus è il club più titolato in Italia, la squadra che ha vinto più di tutte e che sembra voler continuare a farlo, senza mostrare alcun segno di cedimento. Questo fa della Vecchia Signora, agonisticamente parlando, un club odiato, come è normale che sia qualsiasi squadra abituata a vincere sbaragliando sistematicamente la concorrenza dei rivali storici. Da questo punto di vista la Juventus è il “Potente” del Calcio italiano, quel club che appare dotato di una tale solidità da essere considerato praticamente indistruttibile. Quando poi a tale solidità sportiva si aggiunge anche quella finanziaria, la rivalità agonistica diventa ancor più sentita. Storicamente, in qualsiasi ambito, coloro che rivestono posizioni di potere sono oggetto di odio e critiche. Ed è questo il caso della Juventus. Eppure, spesso ci si dimentica che il club bianconero aveva toccato il punto più basso della sua storia finendo in serie B e che la sua rinascita è stata possibile grazie ad uno straordinario lavoro societario passato attraverso la costruzione del nuovo stadio, le operazioni di marketing e l’attenta selezione di giocatori ed allenatori. In altre parole, spesso ci si dimentica che la Juventus è stata in grado di rinascere con le sue stesse mani, cosa che gli altri club non sono stati in grado di fare. Segno che a volte il “potere” si conquista anche attraverso il duro lavoro, e non attraverso le continue polemiche.

Dall’altro lato, l’invidia e l’odio sportivo verso i bianconeri sembrano essere inevitabilmente legati alla annosa vicenda Calciopoli, che sconvolse il mondo del calcio nel lontano 2006. Dopo quell’episodio, le tesi, fino a quel momento fantastiche, che volevano i bianconeri al centro di un sistema di potere fatto di condizionamenti arbitrali, presero forma ed oggi sembrano ancora radicate nel dibattito calcistico quotidiano. Non c’è una singola domenica in cui la minima decisione arbitrale a favore della Juve non sia oggetto di polemiche e critiche a non finire (a volte giustamente, altre volte un po’ meno). Sembra che il popolo calcistico italiano non sia disposto a lasciarsi alle spalle la vicenda Calciopoli e sia ancora convinto della sua attualità. Ciò genera, inevitabilmente, disprezzo e invidia, che spesso vanno anche al di là del piano sportivo.

Roma

È vero, controllare le pulsioni calcistiche quando si è tifosi non è affatto facile. Quando si odia un club è difficile sostenerlo, così come quando lo sia ama è difficile andargli contro. Tuttavia, la straordinaria vicenda della Roma ha dimostrato che il popolo calcistico italiano è ancora capace di unirsi e di emozionarsi insieme, al di là della propria bandiera, anche quando non si giocano i Mondiali o gli Europei di Calcio. Per il bene dello sport, ma anche per un risorgimento del nostro calcio, è importante augurarsi che, col tempo, tutte le squadre italiane impegnate in ambito internazionale possano essere in grado di unire i differenti credi calcistici. Ma è pur vero che ciò risulterebbe più facile se qualcuna di esse fosse spodestata dal trono che detiene saldamente da sempre. Se poi tutto ciò accadesse a causa di qualche episodio arbitrale a sfavore, siamo abbastanza sicuri che quell’odio scomparirebbe d’un tratto. O almeno si spera.

 

Amedeo Polichetti

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