Giacomo Papi radical chic
Giacomo Papi

Giacomo Papi in “Il censimento dei radical chic” ci descrive un’Italia dilaniata dalla caccia alle streghe, un popolo alimentato da false credenze, in ansia nel scegliere il nuovo capro espiatorio per dar sfogo alle proprie frustrazioni. Si tratta di un romanzo breve e dalle sfumature grottesche, una lettura ironica e satirica del nostro presente, con alcuni tratti volutamente amplificati e caricaturali, altri che vogliono imporsi come lungimiranti o distopici. Giacomo Papi ci racconta della banalizzazione e della superficialità vomitata continuamente da una società di mediocri e di violenti, di quegli «onesti e inermi che spianano la strada agli armati che costruiscono Auschwitz» di cui parlava Primo Levi nel suo “Il sistema periodico”.

Ora il male viene dai social e dalla tv spazzatura, dalla violenza del linguaggio e dalla povertà intellettuale.

«I clandestini per cominciare, poi i rom, quindi i raccomandati e gli omosessuali. Adesso tocca agli intellettuali.» 

Nell’incipit leggiamo: «Il primo lo ammazzarono a bastonate perché aveva citato Spinoza durante un talk show
Così il professore Giovanni Prospero sarà la prima vittima di un sistema marcio, stanco di pensare e di ragionare, che pretende la semplificazione, da adattare ad ogni azione quotidiana e in ogni occasione sociale. Quella rivoluzione tecnologica che avrebbe dovuto ampliare i nostri orizzonti è riuscita invece a renderci degli automi, privati della pazienza e dell’arte dell’attesa. Tutto deve esser legato all’hic et nunc e la risposta istantanea, allegata ad immagini e a riproduzioni sonore, ha imbarbarito gli uomini che non sono più disposti a spendere il loro tempo in attività metodiche e costruttive.

L’intellettuale diventa quindi l’antagonista perfetto e viene etichettato come un uomo capace di complicare tutto e di guardare gli altri con spocchia. Questi radical chic vengono però descritti da Papi con connotazioni negative. Si tratta di una casta, di un ceto sociale che a man mano si è completamente distaccato dagli altri, divulgando il sapere e le conoscenze nei soli ambienti accademici, che somigliano sempre di più ad un salotto. L’errore viene quindi anche da parte loro, che hanno pensato di non dover più lottare per alcun diritto civile o sociale, che si sono crogiolati in ciò che si era già raggiunto, senza riflettere sul fatto che ciò che è stato dato può anche esser tolto da un momento o nell’altro. Giacomo Papi ci racconta così di come gli intellettuali abbiano avvertito il pericolo troppo tardi, quando erano già ridotti in sagome sterili e incartapecorite, etichettati come dei passatisti fuori dal mondo e con un linguaggio troppo diverso da quello dell’era social.

Sarà Olivia (protagonista del romanzo e figlia di Giovanni Prospero) a riflettere sulla situazione, a partire proprio dalla dicitura “radical chic”, simbolo di quella forte distanza tra due fazioni sociali, nata dall’incomprensione e dalla superficialità:

«Perché tutti usavano la parola ‘intellettuale’ come sinonimo di ‘radical chic’? Suo papà non era mai stato un ‘radical chic’, era un uomo prudente, meticoloso, quasi noioso, per niente radicale e soprattutto non era affatto ‘chic’, si vestiva malissimo. Sembrava che la cultura si fosse trasformata in inganno, l’ignoranza in innocenza.» 

La maschera caricaturale più ingombrante creata da Giacomo Papi è quella del Ministro dell’interno, un uomo che sembra partire dalle fattezze del nostro Matteo Salvini. È riuscito a concludere la sua ascesa politica eliminando le altre figure politiche e continua la sua perenne campagna elettorale fatta di promesse e di un’ottima propaganda, soprattutto televisiva.
«Il conduttore gli si rivolgeva chiamandolo ‘ministro’, ‘ministro dell’Interno’ e, perfino, ‘Primo ministro dell’Interno’ perché da quando il governo aveva chiuso porti e aeroporti e messo dazi in entrata e in uscita, la funzione del Primo ministro era stata assorbita da quello dell’Interno, e viceversa.» 

Grazie ad Olivia il lettore può immergersi nella vita privata del Ministro e scoprire un uomo insicuro e insoddisfatto, con un rapporto complicato con la madre, un intellettuale mascherato da mediocre per apparire al meglio davanti al suo pubblico di analfabeti funzionali. Nasconde le sue letture nei cassetti della sua scrivania e così anche il suo vero essere. Mostra patriottismo e un finto interesse nel suo lavoro, crea lo squadrismo e la lotta contro il diverso per accontentare un pubblico insoddisfatto della sua vita e che è alla costante ricerca di un’identità.

Il censimento dei radical chic è una proposta che fa eco a quello ebraico, ma sembra che l’organizzazione di questa selezione non sia tanto accurata.

Quando si può classificare un uomo come sapiente? Quanti titoli deve aver letto? (Fabio Volo vale nella classifica degli scrittori?)
L’ilarità iniziale con la quale viene appresa questa notizia comunica tanta pochezza e poco acume nei confronti del popolo che si dice colto. Sono proprio loro che riflettono sul censimento che, tra l’altro, c’era stato anche per i rom. Non se ne vedono più in giro, ma probabilmente ora stanno meglio.

Giacomo Papi fa inoltre coincidere la narrazione principale con una seconda, meta-editoriale, sviluppata nelle note. In vista della Legge n. 1728 intitolata “Provvedimento in difesa della lingua italiana” che pretendeva di avvicinare la lingua degli intellettuali a quella del popolo, venne creata la figura del Garante per la Semplificazione della lingua italiana, autorità amministrativa indipendente, dotata di poteri di controllo e indirizzo linguistico.

Il romanzo è continuamente intervallato da cancellature e note che propongono termini più semplici da utilizzare, in vista quindi della creazione di un nuovo dizionario italiano. Ad ogni correzione è allegato il commento di Frun, il nuovo garante, che viene però continuamente bacchettato dal suo superiore per le fin troppe digressioni a sfondo culturale.

La degenerazione che a man mano prenderà il romanzo trasformerà l’ironia in amarezza e l’amarezza in spunti di riflessione. Con la messa in scena di questa lotta tra inetti intellettuali e masse di analfabeti funzionali, Giacomo Papi ci fa sorridere e disperare, facendoci toccare con mano una realtà a noi lontana, ma forse non così tanto.

Alessia Sicuro

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Laureata in lettere moderne e laureanda alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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