Fonte: pagina Instagram The Woman King

Lo scorso 16 settembre “The Woman King” è uscito nelle sale cinematografiche statunitensi. Diretto dalla regista Gina Prince-Bythewood (“Love and Basketball”, “La vita segreta delle api”, “Beyond the Lights – Trova la tua voce”, “The Old Guard”), con protagonista l’attrice Viola Davis (nota per aver recitato nei film “Il dubbio”, “The Help” e “Barriere” e nella serie “Le regole del delitto perfetto”), il film racconta delle Agojie, un gruppo di combattenti tutto al femminile. La milizia, attiva durante l’Ottocento, ha lottato per difendere il regno di Dahomey dagli attacchi degli imperi rivali e dalle invasioni esterne, in particolare dalle truppe francesi intenzionate a imporre il loro controllo sul territorio.

“The Woman King” prende ispirazione da fatti realmente accaduti: il regno di Dahomey (corrispondente all’attuale Benin) è stato fondato nel 1600 ed è durato fino al 1904. Ha avuto un’importanza fondamentale nella tratta atlantica degli schiavi tra il XVIII e il XIX secolo: circa il 20% degli schiavi portati nelle Americhe in quegli anni proveniva dal territorio. Anche le unità militari formate da sole donne sono esistite. Le Agojie, infatti, erano una peculiarità di Dahomey. Nel regno erano conosciute anche come Minon che, tradotto dalla lingua Fon, significa “le nostre madri”, mentre gli europei – rimasti impressionati dalla loro resistenza – le avevano soprannominate le Amazzoni di Dahomey, in riferimento alle combattenti della mitologia greca.

The Woman King: la nascita delle Agojie

La formazione delle unità militari femminili è da attribuire alla regina Tasi Hangbè (o Nan Hanbbe), salita al trono nel 1708 in seguito alla morte improvvisa del fratello gemello Houessou Akaba. Hangbè ha regnato fino al 1711, anno in cui è stata costretta ad abdicare dai sostenitori del suo successore, il re Agadja (suo fratello minore). La regina è stata obbligata a lasciare il trono perché aveva partecipato a una battaglia contro gli Ouémènou (una popolazione situata della parte meridionale del Benin) travestendosi da suo gemello in modo da poter guidare l’esercito. Una volta allontanata dal trono, Hangbè è stata eliminata dalla lista dei sovrani del regno di Dahomey: il suo successore, Agadja, era intenzionato a cancellare la sua storia. Prima di essere obbligata a rinunciare al suo titolo, la regina Hangbè ha fondato un gruppo di guardie del corpo femminile. Il fratello minore della regina, una volta salito al trono, ha deciso di trasformare le guardie di Hangbè in una vera e propria unità militare che ha usato nel 1727 in una battaglia contro il regno di Houeda. Grazie alle Minon il re è riuscito a trionfare e conquistare il regno rivale.

Sono diverse le ragioni per cui le Agojie si sono affermate come unità militari. La tratta degli schiavi – e il conseguente calo del numero di uomini – è una delle principali. Le prime combattenti sono state selezionate tra le gbeto, donne impegnate nella caccia di elefanti diventate famose per il loro coraggio. Molte donne si proponevano come guardie del corpo nella speranza di raggiungere uno status sociale migliore: le Minon, infatti, venivano considerate al pari degli uomini e avevano una voce all’interno del consiglio del regno. La milizia era composta anche da donne ritenute troppo “ribelli” dai padri o mariti e dalle figlie degli schiavi. Secondo alcune fonti anche le ahosi (“mogli del re”) venivano arruolate. Le guerriere non potevano né avere figli né sposarsi finché erano impegnate a lottare per la difesa del regno e, per questo motivo, dovevano prestare un voto di castità alla divinità Dewin. Inoltre si ricorreva a pratiche quali l’escissione.

L’importanza delle milizie femminili

Attorno alle milizie gravitava una concezione semi-sacra, con forti collegamenti alle pratiche voodoo del popolo Fon. Le Minon erano guerriere pronte a tutto pur di difendere il regno. Gli esploratori e i missionari occidentali sono rimasti impressionati dal duro addestramento al quale si sottoponevano. Seguivano un allenamento spietato spingendosi sempre oltre i loro limiti. Quando re Ghezo è salito al trono, nel 1818, il regno di Dahomey è diventato sempre più militarizzato e l’esercito ha assunto un’importanza centrale. In quegli anni le milizie femminili hanno raggiunto le 6.000 unità. Nel 1982 i francesi hanno attaccato il regno di Dahomey e si sono ritrovati a fare i conti con le Minon. Le guerriere sono riuscite a fermare gli avversari in una battaglia durata quattro ore. Il loro sforzo, però, non ha avuto la meglio contro le armi dell’esercito francese che nel 1894 ha conquistato il regno di Dahomey. La sconfitta e l’integrazione del territorio nell’Africa Occidentale Francese ha segnato lo scioglimento delle milizie femminili.

The Woman King
Un ritratto delle Agojie risalente al 1891 (fonte: Wikipedia Commons)

Il film “The Woman King” è ambientato all’epoca del regno di re Ghezo (1818-1858), salito al trono in seguito a un colpo di stato contro il suo fratellastro Adandozan. Il re è stato molto attivo nella tratta degli schiavi, catturando migliaia di uomini che sono stati venduti nelle Americhe, soprattutto in Brasile e Cuba. La guerra era il mezzo principale per imprigionare gli schiavi e l’esercito di Ghezo è diventato famoso per la sua forza e organizzazione. Le Agojie hanno avuto un ruolo fondamentale nelle battaglie che hanno contribuito a rendere il regno una potenza. Dal film è possibile capire che quello di Dahomey era un regno centralizzato e militarizzato, ben lontano dalla concezione di “tribù” elaborata dagli occidentali per classificare la popolazione africana. La protagonista della pellicola è Nanisca, guerriera a capo della milizie femminili che cerca di avvertire re Ghezo del pericolo di un’invasione da parte degli occidentali e di convincerlo a porre fine alla tratta di schiavi – con una certa romanticizzazione dei fatti. “The Woman King” rappresenta le Agojie come guerriere forti e fiere mostrando anche il loto lato più “umano” con l’obiettivo di esaltare la loro resilienza e dare vita a una rappresentazione in grado di valorizzare le donne nere. Il film intende anche puntare i riflettori su una vicenda poco conosciuta ma degna di attenzione, distante da una concezione statica e stereotipata dei territori africani prima della colonizzazione.

Cindy Delfini

Classe '97, Milano. Studio scienze Politiche, Economiche e Sociali, con un forte interesse verso i diritti civili. Sono appassionata di arte nelle sue diverse forme di espressione: musica, danza, cinema, serie TV, letteratura.

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