Il razzismo come fenomeno strutturale della società contemporanea
Manifestazione della Rete 21 marzo – mano nella mano contro il razzismo a Torino

In Italia il senso comune collettivo vuole che il razzismo sia attribuito solitamente all’ignoranza delle singole persone o al massimo a gruppi di estrema destra. Intervistando tuttavia il portavoce della Rete 21 Marzo, Ayoub Moussaid, possiamo renderci conto che esso è un fenomeno che definisce i nostri comportamenti molto più di quanto potremmo sostenere, poiché le sue origini risiedono nella nostra cultura coloniale. Andiamo dunque a capire in che modo finiamo per riprodurre questa forma di discriminazione nella società in cui viviamo.

È oramai noto che la razza non esiste biologicamente. Per quale motivo allora si parla, sempre più spesso, di razzismo?

«Di razzismo si parla da quando le persone razzializzate hanno iniziato a denunciarlo ed è questo il punto: anche se le razze biologicamente non esistono, esiste però una razzializzazione delle persone su base sociale che ha le sue fondamenta nel colonialismo, nell’idea mai superata dell’esistenza delle razze e sui rapporti di potere imposti da chi gode del privilegio bianco. Da questi deriva una forma di oppressione che è appunto il razzismo, che si manifesta in tanti modi. Il razzismo è un quotidiano che si vive e si prova ogni giorno: sui mezzi di trasporto, negli uffici amministrativi, dalle forze dell’ordine… Negare l’esistenza di questa forma di oppressione significa, ad esempio, ignorare che oggi una persona non può aver accesso alla casa se è nera. Questo è uno degli esempi che spesso si riscontra nella maggior parte delle città del nostro paese: le persone razzializzate incontrano difficoltà su più livelli nell’accesso alla casa, perché sono considerate inquilini inaffidabili o pericolosi, per pregiudizi classisti e razzisti».

Si attribuisce comunemente il razzismo all’ignoranza delle singole persone. Secondo voi, esso è un fenomeno individuale oppure collettivo?

«Cos’è la collettività se non la rappresentazione di un insieme di individui che condividono lo stesso pensiero, in questo caso un’idea razzista? L’idea davvero ignorante, o almeno ingenua, è quella che attribuisce al singolo la responsabilità del razzismo. Il razzismo è una forma di oppressione basata su rapporti di potere, e per essere tale deve essere sociale e pervasivo. Molti argomentano che esistono forme di “razzismo al contrario” ed in effetti il razzismo è universale, ma la differenza è che l’odio che una o più persone nere possono provare nei confronti di persone bianche non si basa su un’oppressione materiale e sui rapporti di potere. Questo dimostra molto bene come non possiamo lasciare che sia considerato un problema di sola ignoranza, ma considerarlo un problema sociale e culturale».

Il razzismo come fenomeno collettivo è attribuibile solamente a gruppi di estrema destra oppure è un fenomeno sul quale è costruita la nostra società?

«Il razzismo non è solo di destra, ma un approccio, un atteggiamento nei confronti di altre persone. Come abbiamo detto, esso è un’oppressione che pervade la società e ha le sue fondamenta nella nostra cultura: si manifesta in diverse forme, ma si manifesta sempre e ovunque. Dal razzismo latente a quello manifesto, troviamo vari situazioni e forme che spesso non vengono denunciate».

Possono i cittadini italiani bianchi ritenersi estranei dal compiere razzismo, oppure sono inconsapevolmente parte del problema?

«Tutte le persone sono coinvolte quando si tratta di razzismo, che siano bianche o no. Il razzismo è infatti una realtà che viene trasmessa attraverso delle convinzioni che diventano parte della cultura di appartenenza. Non prendere parte al razzismo significa decostruire e agire di conseguenza, essere realmente antirazzisti. Altrimenti ci si può considerare certamente “contro il razzismo”, ma nei fatti con immobilismo e omertà si rimane sempre in qualche modo complici».

A cosa ci riferiamo quando parliamo di razzismo istituzionale e come funziona questo tipo di discriminazione?

«Il razzismo istituzionale è il peggiore tra le discriminazioni in quanto viene da organizzazioni, amministrazioni, personale incapace di fornire un servizio professionale alle persone (minoranze) per il loro colore della pelle, religione, cultura, etc. Si trova nelle leggi e negli ordinamenti degli Stati che con le loro normative normalizzano e legittimano il razzismo in tutti gli altri ambiti».

Si può parlare di razzismo istituzionale quando le soggettività nere si vedono negare la cittadinanza italiana?

«Si parla di razzismo istituzionale soprattutto quando proprio l’istituzione nega dei diritti alle persone, in questo caso bambini e bambine, solo per le origini dei loro genitori, tralasciando il fatto che siano nati qui in Italia, che studiano qui e hanno visto solo l’Italia come paese di appartenenza».

Quali soluzioni promuovete per contrastare il razzismo istituzionale su cui è costruita la società italiana?

«L’attivismo prova qualsiasi forma di contrasto all’odio, alle discriminazioni e al razzismo, utilizzando un metodo non violento. Questo tipo di attivismo è molto difficile quando è la stessa istituzione che crea un sistema che spesso nega diritti e razzializza le persone. Lavoriamo con quella parte delle istituzioni, a vari livelli, che apre dei varchi e si dimostra disponibile a portare dei cambiamenti, contando che possano essere da esempio per altri e basi per ottenere di più in futuro. Lavoriamo con loro per formare correttamente sul tema il personale delle istituzioni, che sono poi le persone che entrano direttamente in contatto con utenti potenzialmente discriminati e possono fare la differenza. E lavoriamo per sensibilizzare l’opinione pubblica affinché spinga le istituzioni nella giusta direzione».

L’intervista dimostra come la nostra concezione del razzismo sia non solo riduttiva, ma politicamente fuorviante. Esso non è un fenomeno sociale di tipo “soggettivo” o “eccezionale”, ma al contrario è innanzitutto un sistema di potere attraverso cui la comunità bianca produce discriminazione ai danni delle altre comunità presenti all’interno della società. Seppur in modo inconsapevole, le persone italiane bianche non fanno infatti altro che godere di privilegi e di favorevoli condizioni materiali a discapito delle minoranze. Dunque, diventa sempre più necessario contrastare quelle logiche e quei meccanismi che fanno funzionare la struttura affinché venga creata una società più giusta ed egalitaria.

Gabriele Caruso

Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, nutre un forte interesse verso l'antropologia culturale e la sociologia. I suoi principali temi di indagine sono l'antispecismo e le questioni inerenti all'Irlanda del Nord.

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