NEMESI di Paolo Bertelli
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Con NEMESI di Paolo Bertelli ci ritroviamo a leggere un libro sulla guerra, la prima guerra cruenta che il mondo ha conosciuto e che di certo non può essere dimenticata; ritroviamo la storia coi suoi lati oggettivi e crudi e, al contempo, il sentimento e le storie di ognuno, l‘individuo di fronte alla miseria dell’animo umano e alla cattiveria dello stesso.

Nemico e amico, fronte, armi, guerra, delirio, promesse e incertezza: questi i temi, questi i sentimenti di NEMESI. Sicuramente uno scenario percepibile, anche se non vissuto, e un tema che suscita compassione e amore allo stesso tempo.

Dramma, tristezza, malinconia. Ma cosa sarebbe il mondo senza la ricostruzione del passato? Senza la memoria?

La trama di NEMESI

Londra nei mesi immediatamente precedenti la Prima guerra mondiale. Erik è un brillante scienziato che, insieme ad Amanda, lavora a forme di energia alternative. Erik inizia ad avere strani sintomi: vede immagini dove tenebra e luce sembrano combattere tra loro, sente delle voci che lo chiamano, rumori di esplosioni, di grida, di morte. Si troverà a dover lottare contro misteriosi personaggi che si fanno chiamare Guardiani, e a dover sventare una minaccia nucleare. La stessa storia della civiltà umana sarà messa in dubbio da rivelazioni che avrà difficoltà ad accettare. In un crescendo di colpi di scena, in un’Europa devastata dalla guerra, mistero, fedeltà e amore si intrecciano in un finale che lascia in sospeso spalancando le porte al seguito.

Segue l’intervista all’autore Paolo Bertelli

Come nasce l’idea del romanzo?

«Era una cosa che avevo in testa da molto tempo. L’ho unita alle mie passioni (sono chimico) e alla voglia e alla necessità, comunque, di creare un qualcosa che fosse ambientato nella realtà di fatti veramente accaduti. Volevo che in qualche modo il romanzo si discostasse dalle trame classiche dei fantasy e che facesse riflettere il lettore su alcune tematiche che ritengo, nel mio piccolo, importanti».

Credi che il tema della guerra affrontato in NEMESI sia fondamentale oggi nella letteratura?

«Credo sia importante che la letteratura trasmetta qualcosa al lettore. Può essere un messaggio sulla guerra, sulle ingiustizie, sul tema ambientale, sulla tolleranza o sull’amore. Certo, le guerre hanno segnato da sempre la nostra civiltà, disegnandone il destino politico e umano. Le guerre mondiali sono state gli eventi più devastati mai accaduti e purtroppo han fatto vedere tutto il peggio di cui l’uomo è capace. Non ci si può sorprendere adesso della nostra mancanza di rispetto verso ciò che ci circonda e verso la Terra che ci ospita.»

Può essere la letteratura un modo per commemorare e comprendere scenari che a volte ci sfuggono?
«Il problema è proprio quello, ossia che determinati scenari, determinate dinamiche ci sfuggono o, peggio ancora, ce le facciamo scivolare addosso sottovalutandole per egoismo o interesse. Quindi sì, la scrittura è sicuramente un modo e un mezzo per commemorare, denunciare o ricordare molti fatti accaduti. Di recente ho scritto una one shot anch’essa fantasy ma dove ho voluto commemorare i fatti realmente accaduti a Sand Creek. Un libro da sempre aiuta il lettore a volare di fantasia, a lavorare di immagine, è una TV dove il regista è sì lo scrittore, ma la scenografia la crea chi legge. A maggior ragione può aiutare a far comprendere e riflettere su qualsiasi questione ed evento passato, presente e futuro.»

Per le situazioni e gli stati d’animo che il protagonista di NEMESI si ritrova a vivere hai attinto anche da un tuo bagaglio emozionale?

«Sì, è stata molto spontanea come cosa: forse perché questo è il mio primo libro, è venuto naturale trasmettere a Erik il mio carattere e pensare a come avrei reagito io di fronte a certe situazioni o eventi. Penso che se ognuno di noi avesse dei principi di rispetto verso il prossimo, chiunque esso sia, o facesse comunque del suo meglio in questo, aiuterebbe la nostra società a essere migliore. Anche se è difficile, perché la frenesia di tutti i giorni ci assorbe pensieri e forza, sforziamoci di aprire gli occhi e guardare al di là del muro del nostro orticello.»

Come ti relazioni a NEMESI? Cosa ti ha lasciato?

«Quando lo guardo spero sia solo un punto di partenza e che lasci qualcosa su cui riflettere a chi lo legge. A me ha lasciato la gioia di aver conosciuto persone bellissime con cui confrontarmi, le ragazze dell’Agenzia Brassotti, la casa editrice Pluriversum e altre che mi hanno aiutato nel viaggio di questa storia. Scrivere aiuta ad aprire la mente e il cuore, oltre ad ampliare le proprie conoscenze nella documentazione di tante piccole cose, eventi che vuoi riportare o descrivere.»

Recensione e intervista a cura di Teresa Beracci

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