Non chiamatelo allarmismo: il punto di non ritorno è sempre più vicino
Immagine originale: biznews.com

«Le persone vedono solo ciò che sono preparate a vedere». Come dar torto a Ralph Waldo Emerson, filosofo e saggista statunitense, figura poliedrica, stimato da personaggi del calibro di Friedrich Nietzsche, Henry David Thoreau e John Dewey. Autorevole scrittore tra i più sottovalutati della storia degli Stati Uniti. Sottovalutato come gli avvertimenti che autorevoli scienziati lanciano da decenni in merito all’emergenza climatica e ambientale. Svalutato come le lotte dei movimenti ambientalisti che in questo ultimo anno hanno alzato la voce e che per questo vengono tacciati d’allarmismo da quelle persone che «non sono preparate a vedere».

Allarmismo? No, è scienza

«Non create allarmismo» dicono. Non date retta ai climatologi di fama mondiale come Tim Lenton e colleghi che in un recente articolo avvertono il mondo della minaccia esistenziale per la civiltà umana. Non credete ai loro studi secondo cui «i cambiamenti irreversibili in atto nel sistema climatico della Terra indicano che siamo in uno stato di emergenza planetaria». Proprio il sopracitato rapporto, pubblicato su Nature, rivista scientifica tra le più antiche e importanti, considerata di maggior prestigio dalla comunità scientifica internazionale, indica che il superamento dei cosiddetti tipping points nel sistema climatico comporterebbe a sua volta il superamento di altri punti di non ritorno e quindi di un punto critico globale portando il mondo verso cambiamenti irreversibili a lungo termine.

Non chiamatelo allarmismo: il punto di non ritorno è sempre più vicino
Aumentare l’allarme
Immagine: nature.com

«Non create allarmismo» dicono. Ignorate gli incessanti avvertimenti degli uomini di scienza come quello lanciato dall’ecologo William Ripple dell’Università dell’Oregon e sottoscritto da oltre undicimila scienziati di tutto il mondo. «Gli scienziati hanno l’obbligo morale di avvertire chiaramente l’umanità di qualsiasi minaccia catastrofica e di “dirlo così com’è”»: l’appello “World Scientists’ Warning of a Climate Emergency”, pubblicato sulla rivista BioScience il 5 novembre 2019, ribadisce la necessità di grandi cambiamenti inerenti il modo in cui la società globale funziona e interagisce con gli ecosistemi naturali. Affinché si raggiungano gli obiettivi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, l’Alliance of World Scientists si dichiara pronta ad «assistere i decisori politici in una transizione giusta verso un futuro sostenibile ed equo». Secondo gli scienziati tale transizione, unita alla giustizia sociale ed economica per tutti, potrebbe generare un benessere sociale di gran lunga superiore a quello a cui siamo abituati.

Non chiamatelo allarmismo: il punto di non ritorno è sempre più vicino
Indicatori di attività umane che possono influire sulle emissioni di gas serra o sui cambiamenti climatici, dal 1979 ad oggi
Immagine: academic.oup.com/bioscience

«Non create allarmismo» dicono. Giratevi dall’altra parte, tappatevi le orecchie quando sentite la scienza gridare ininterrottamente che c’è un bisogno urgente dell’azione dei governi in materia ambientale. Trascurate gli appelli dell’IPCC, non prendete sul serio documenti come lo “Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate” secondo cui «La perdita di massa su scala globale del ghiacciaio, lo scongelamento del permafrost e il declino della copertura nevosa e dell’estensione del ghiaccio del Mar Glaciale Artico continueranno nel breve termine (2031-2050) a causa degli aumenti della temperatura dell’aria superficiale, con inevitabili conseguenze per il deflusso dei fiumi e pericoli locali». L’oceano e la criosfera – le parti ghiacciate del pianeta – giocano un ruolo essenziale per la vita sulla terra. Oltre 670 milioni di persone nelle regioni di alta montagna e 680 milioni di persone nelle zone costiere dipendono direttamente da questi sistemi. Quattro milioni di persone vivono permanentemente nella regione artica e gli stati in via di sviluppo delle piccole isole ospitano sessantacinque milioni di abitanti. A tal proposito gli scienziati dichiarano che c’è la necessità di dare priorità alle azioni volte ad affrontare cambiamenti senza precedenti riguardanti questi due importantissimi sistemi.

Non chiamatelo allarmismo: il punto di non ritorno è sempre più vicino
Immagine: ipccitalia.cmcc.it

«Non create allarmismo» dicono. Non preoccupatevi troppo per gli eventi meteorologici estremi. Venezia, Matera, Licata, Marina di Carrara: «I temporali ci sono sempre stati, la città di Marco Polo si è sempre allagata» dicono. E allora cestinate anche il Global Climate Risk Index 2020 secondo cui, dal 1999 al 2018, l’Italia ha registrato 19.947 morti attribuibili proprio agli eventi meteo estremi. Che importa se il Belpaese occupa il sesto posto nella classifica mondiale inerente il numero di vittime causate degli eventi meteo suddetti? L’importante è non creare allarmismo! Facile a farsi, basta non informarsi sulla correlazione tra cambiamento climatico e ciclo dell’acqua, tra riscaldamento globale e meteo estremo, basta far finta che studi come “Quantifying the influence of global warming on unprecedented extreme climate events“, pubblicato sul Bulletin of the American Meteorological Society, o “Explaining Extreme Events from a Climate Perspective“, presentato su Proceedings of the National Academy of Sciences, non esistano.

Climate Risk Index 2020, world map 1999-2018
Immagine: www.germanwatch.org

Basta mettere la testa sotto la sabbia, far finta che nulla stia accadendo, inventare fake news anti-scientifiche e spacciarle come verità assoluta, credere a questi nuovi influencer esperti di clima che appaiono come funghi sui social coi loro titoli sensazionalistici alla “Vi spiego la verità sul riscaldamento globale!”, credere alla loro tuttologia basata, quando ci va bene, su ricerche wikipediane. Basta credere a questi nuovi messia del falso sapere, politici compresi, che fanno dichiarazioni non presentando mai dati certi o studi selezionati tramite peer review, che parlano allo stomaco delle persone poiché hanno capito che al giorno d’oggi, nella maggior parte dei casi, puntare al cervello potrebbe essere inutile. Non sta accadendo nulla, la scienza non è credibile, gli scienziati architettano una congiura contro l’economia che deve essere salvata a ogni costo. «Non create allarmismo» dicono.

Marco Pisano

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