Specie alloctone, risponde il Presidente del Partito Animalista Italiano
Sciurus carolinensis

Il Regolamento (UE) n. 1143/2014, presenta disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive. L’ art. 4 di tale atto legislativo vincolante, prevede che l’Unione, in quanto parte della convenzione sulla diversità biologica, approvata con decisione 93/626/CEE del Consiglio, è tenuta al rispetto di tale convenzione, in base alla quale ciascuna parte contraente, per quanto possibile e opportuno, «vieta di introdurre specie esotiche oppure le controlla o le elimina, se minacciano gli ecosistemi, gli habitat o le specie». Di fatto, il presente regolamento dovrebbe stabilire norme volte a prevenire, ridurre al minimo e mitigare gli effetti negativi delle specie esotiche invasive sulla biodiversità e sugli ecosistemi collegati, nonché sulla salute umana e sulla sicurezza, puntando nel contempo a limitare i conseguenti danni sociali ed economici. Pertanto, al fine di adeguare la normativa nazionale alle disposizioni comunitarie in materia, il 30 gennaio 2018 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana il Decreto Legislativo 15 dicembre 2017, n. 230 di “Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie alloctone invasive”. Tuttavia, il movimento animalista sta chiedendo sempre più spesso che le specie autoctone vengano controllate e gestite nel rispetto del benessere degli animali suddetti. Abbiamo così intervistato Cristiano Ceriello, Presidente del Partito Animalista Italiano.

Nei giorni scorsi, si è molto discusso riguardo al destino dei mufloni dell’isola del Giglio. Quale è la posizione del Partito Animalista Italiano rispetto a queste specie alloctone?

«Come noto, il Partito Animalista Italiano ha da subito alzato “gli scudi” contro il piano che prevedeva l’abbattimento selettivo dei mufloni. Non per una mera posizione ideologica ma, come dimostrato anche per il caso dei daini del Circeo, abbiamo contestato e contestiamo come oramai esistono metodi selettivi di controllo, quale la sterilizzazione chimica già adottate all’estero, che rendono non solo inutile uno spargimento di sangue di animali innocenti, ma rendono anche le stesse uccisioni inutili, proprio perché dopo qualche anno si tornerebbe al punto di partenza. Il problema va affrontato a monte, con l’identificazione dei capi dominanti e la loro sterilizzazione, usufruendo anche di metodi innovativi. Senza contare come altri parchi, anche toscani, già si sono detti disponibili al trasferimento di mufloni “in eccesso” al Giglio.»

Quando si parla di specie alloctone non si possono tralasciare animali come il cinghiale. Quali sono le vostre risposte nei confronti di questa specie aliena molto diffusa sul nostro territorio?

«Il nostro movimento ha presentato un “Piano di contenimento incruento”, appunto per il contenimento senza uccisioni degli animali, dimostrando come gli abbattimenti e l’uso dei cacciatori non servono a nulla, anzi aggravano il problema. Invitiamo a leggere il nostro piano, frutto anche delle ultime ricerche di esperti, che si trova sul nostro sito internet: www.partitoanimalista.org»

Ritiene che l’essere umano debba sorvegliare e governare oppure che egli debba imparare a convivere con le specie alloctone che vivono sul proprio territorio?

«In linea principale l’essere umano non è padrone, ma custode della natura. Quando salta quel legame di convivenza tra uomo, natura e animali, salta un equilibrio fondamentale che è causa di problemi spesso difficili da gestire. Esempio, parliamo ancora dei cinghiali, ci sono attuali studi che stiamo valutando i quali assumono come l’eccessiva installazione di pale eoliche crei una scia acustica poco percettibile per l’uomo ma che fa allontanare dai territori specie come i cinghiali che, per l’effetto, sono costretti a scendere a valle per far fronte al suono insopportabile delle pale che ruotano. Questo per dire come va trovato il giusto e corretto equilibrio tra uomo, animali e natura.»

L’introduzione di specie alloctone nel nostro ecosistema può causare gravi impatti sociali, economici e sanitari. Lei crede sia meglio prevenire i problemi causati dalle specie alloctone attraverso la cura del territorio oppure curare in un secondo momento i danni che causano?

«Sicuramente, arrivare solo alla fine a “tamponare” i problemi non può essere una soluzione. Vanno attuate serie politiche e programmi pluriennali di organizzazione dei territori.»

Molti ritengono che la caccia rappresenti il modo migliore per fermare il proliferare delle specie alloctone e che più in generale svolga una funzione utile per la conservazione della natura. Lei come si schiera rispetto alla pratica venatoria?

«Come riportato nel nostro Piano di Contenimento in modo incruento, la caccia non risolve, anzi aggrava il problema. Uccidere non serve a nulla.»

La collettività percepisce l’argomento delle specie alloctone come un problema minore rispetto ad altri. In che modo il Partito animalista Italiano sta cercando di aumentare la consapevolezza sul problema?

«Serve una forte campagna di sensibilizzazione sul problema, ma specialmente di informazione. Purtroppo a problemi complessi non esistono soluzioni semplici e, invero, parrebbe facile pensare che autorizzare le “doppiette” a sparare sia la soluzione più semplice. Non è così, anzi. Pertanto tocca a noi animalisti, alle associazioni, agli esperti, informare e creare un’opinione pubblica consapevole.»

Il problema delle specie alloctone è senza dubbio un problema che va riconosciuto e affrontato con sempre maggior urgenza. Tuttavia, come avvenuto sia per i mufloni del Giglio che per i cinghiali in Piemonte, le associazioni animaliste si oppongono tassativamente all’abbattimento delle specie invasive che vivono sul territorio nazionale. Ci sarà dunque molto lavoro da fare nei prossimi mesi per le istituzioni, perché a fronte degli ultimi incoraggianti risultati ottenuti, il movimento animalista sta cominciando a intervenire in modo attivo e propositivo in tutte quelle situazioni in cui si cerca di prevenire gli effetti delle specie aliene, proponendo soluzioni alternative all’abbattimento. A testimonianza che questo movimento, malgrado la diversità al suo interno, sa compattarsi e condizionare a proprio favore una vicenda, nel momento in cui viene chiamato in causa.

Gabriele Caruso

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