Crisi finanziaria
Fonte: Il Sole 24 ore

Gli ambientalisti sono profeti di sventura e vanno respinti. Questo è il momento dell’ottimismo, non del pessimismo”. Si conclude così il discorso di Donald Trump al World Economic Forum 2020 tenutosi a Davos, e sono proprio queste parole a lasciar sottintendere la possibilità di un’imminente crisi finanziaria che potrebbe mettere in ginocchio l’intero sistema economico internazionale: il cigno verde può davvero abbattere il capitalismo, e vi spieghiamo il perché.

In un periodo storico in cui la liberalizzazione dell’economia procede più che mai spedita, gli attori pubblici stanno riducendo esponenzialmente il loro spazio di manovra a vantaggio di agenti privati che diventano il vero ago della bilancia dell’andamento del mercato. Esso vive di cicli: si alternano infatti periodi di ottimismo in cui l’economia prospera, a periodi di pessimismo in cui invece stagna. Gli agenti economici, in quanto razionali, selezionano le attività in cui investire valutando non solamente il rendimento atteso, ma soprattutto la rischiosità di quel rendimento. Il principale filo conduttore che guida le loro decisioni è l’avversione al rischio

Proprio per questo, ciò che temono i più grandi sostenitori dell’economia di mercato è che la grande incertezza riguardo l’evoluzione dei cambiamenti climatici possa riversarsi all’interno dei mercati finanziari e scatenare un’ondata di pessimismo generale, che innescherebbe l’origine di un nuovo “cigno” – questa volta verde – e porterebbe ad una crisi bancaria sistemica: gli agenti economici pessimisti e la sempre maggiore integrazione economica dei mercati non farebbero altro che amplificare in maniera inarrestabile gli effetti del cigno verde.

La prova di quanto detto risiede nella recente Crisi del debito sovrano, diretta conseguenza della Crisi dei mutui subprime del 2008: quando il presidente greco Papandreou rivelò che il governo greco aveva falsato i conti per entrare nell’Unione Europea, le istituzioni europee e degli Stati membri si trovarono a dover affrontare una fortissima ondata di pessimismo da parte degli investitori, la quale avrebbe potuto provocare il default di molti Paesi; l’intervento di Mario Draghi – allora presidente della BCE – fu decisivo: bastarono le famose parole “Whatever it takesper fermare ciò che avrebbe probabilmente portato al termine l’esperienza Euro. Con quelle parole – e solo con quelle parole – Mario Draghi lasciò intendere una cosa tanto semplice quanto efficace: la BCE avrebbe garantito i debiti di tutti gli Stati membri qualora essi fossero stati insolventi; bastarono tre parole per arrestare il processo di pessimismo dei mercati, ed è questo esempio che rende possibile capire ed immaginare l’importanza che le banche centrali potrebbero avere nel limitare l’effetto catastrofico del cigno verde.

Cura e prevenzione: il ruolo delle banche centrali

Il primo vero monito riguardo la nocività del cigno verde viene lanciato dalla Banca dei regolamenti internazionali (BRI) nel rapporto “Cigno verde. Cambiamenti climatici e stabilità del sistema finanziario: quale ruolo per banche centrali, regolatori e supervisori”, nel quale viene descritta la reale pericolosità di un’eventuale crisi economica derivante dai cambiamenti climatici: infatti, «la tradizionale gestione del rischio basata sull’estrapolazione di dati storici – nonostante la sua rilevanza per altre questioni relative alla stabilità finanziaria – non può essere utilizzata per identificare e gestire i rischi legati al clima data la profonda incertezza dei cambiamenti climatici» dice Luiz Pereira da Silva, vicedirettore generale della BRI.

L’uso proattivo del bilancio delle banche centrali vorrebbe dire ripensare a livello storico il ruolo delle banche stesse, le quali hanno alternato periodi in cui avevano una funzione di sostegno al finanziamento della spesa dello Stato a funzioni più recenti e più coerenti al sistema neoliberista e cioè di “semplici” garanti della stabilità finanziaria e dei prezzi. Le proposte concernenti il Quantitative Easing potrebbero indicare la terza via, cioè quella di un sostegno bancario esplicito e diretto alle pratiche green.

La spiegazione di tale soluzione, seppur semplice, richiede degli sforzi tecnici non indifferenti: la BRI sostiene che sia indispensabile un coordinamento globale tra banche centrali, autorità di controllo e governi; è evidente che questo vorrebbe dire mettere in discussione l’attuale ruolo storico delle banche – e della teoria economica che sottende tale ruolo – che è venuto affermandosi ormai da diversi anni e che significherebbe ripensare globalmente un nuovo sistema economico-finanziario volto a gestire anche i rischi derivanti dal cambiamento climatico. E se non ci fosse abbastanza tempo per farlo?

Il cigno verde per un nuovo inizio

Cigno verde
Fonte: QuiFinanza

Come ben sappiamo, il capitalismo è formidabile per la sua capacità di trasformarsi e di adattarsi ai momenti di crisi, i quali sono un fattore ciclico all’interno della storia della società capitalistica. Marx sosteneva che le crisi capitalistiche – siano esse economiche, monetarie, commerciali, industriali, finanziarie – hanno sempre un’unica causa comune: la produzione capitalistica, la quale, sviluppandosi, sviluppa anche gli strumenti di crisi insiti ad essa. E la crisi ambientale? Eh già, neppure il visionario Karl Marx aveva previsto una potenziale crisi capitalistica collegata a una crisi ambientale, eppure è così! Ciò che secondo le tesi del filosofo tedesco avrebbe dovuto fare il proletariato potrebbe ora farlo il cambiamento climatico: non lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, bensì lo sfruttamento dell’uomo sulla natura causerebbe dunque una crisi bancaria sistemica capace, data la sua imprevedibilità, di portare al collasso il sistema finanziario ed economico mondiale. Resta da capire quale sarà la reale entità di questo fenomeno e se riuscirà davvero a spazzare via la resilienza capitalistica.

In tal caso, saremo in grado di sviluppare una nuova società più equa, più attenta alle esigenze delle persone e ai vincoli ambientali? Saremo ancora in tempo per riparare i danni causati da decenni di menefreghismo e inettitudine politica? Se la risposta è si, allora ben venga il cigno verde e che spazzi via tutti i paradigmi perversi di questa vecchia società corrotta, ingiusta, squilibrata: abbiamo bisogno di un nuovo inizio.

Nicolò Di Luccio

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