La polemica è nata durante la telecronaca di Inter – Napoli, nella quale il giornalista Alessandro Alciato, bordocampista per Sky, ha segnalato la presenza di alcuni cori offensivi provenienti dal settore occupato dai tifosi azzurri nei confronti di quelli nerazzurri subito dopo il minuto di silenzio per la scomparsa di Davide Astori. Denuncia che poi il giornalista ha proseguito sul suo profilo Twitter, mettendo in evidenza anche i cori dei Nerazzurri nei confronti dei sostenitori partenopei.

L’indignazione di ambo le tifoserie si è subito scatenata sui social, facendo partire il più classico degli scaricabarile sul “chi avesse iniziato” ad insultare subito dopo la commozione per la scomparsa del capitano della Fiorentina, commozione che ovviamente non sembra aver sfiorato i cuori di chi subito dopo (o addirittura prima) si è preoccupato di insultare qualcuno che indossasse colori diversi dai propri. L’ira dei tifosi azzurri ha poi investito lo stesso Alciato, già noto per alcuni screzi con il presidente azzurro De Laurentiis, il cui intervento è stato ritenuto fazioso e fuori luogo.

Le polemiche hanno però distolto lo sguardo dalla vera questione: perché nel nostro paese si assiste ancora a scene di questo genere, perché andare allo stadio è un’occasione per insultare l’altro piuttosto che per sostenere la propria squadra. Si ascoltano in ogni stadio cori di insulti verso tutte le tifoserie, e da parte di tutte le tifoserie. Si leggono su ogni social network messaggi di odio, anche laddove non si sta parlando di una squadra o di una partita in particolare, solo per il malsano piacere di ribadire il proprio disgusto nei confronti di chi è sostenitore di altri colori.

Odiare è sinonimo di appartenenza e di orgoglio e l’appartenenza deve andare aldilà anche delle tragedie, in cui si sente il bisogno di ribadire di non esser di quei colori e quella di Astori non ha fatto eccezione. Messaggi in cui si specificava di “non essere della Fiorentina” sotto i post riguardanti il numero 13 si sprecavano sia il giorno della tragedia che quello del funerale, in cui ha fatto notizia per alcuni giornalisti che Buffon fosse applaudito al suo arrivo a Firenze per commemorare il compagno di Nazionale, come se invece la normalità fosse fischiare un simbolo di un’altra squadra anche quando il buon costume chiederebbe tutt’altro. Il calcio italiano è talmente avvelenato da una buona fetta di tifosi, se così vogliamo definirli, che siamo capaci di stupirci se si applaude un avversario e facciamo passare sotto traccia gli insulti che si sentono ogni weekend dagli spalti di ogni stadio d’Italia.

Nemmeno la tragedia di un ragazzo che perde la vita a 31 anni è riuscita a far dimenticare l’odio di cui la nostra Serie A è malata. Inter – Napoli non è nemmeno la punta di questo immenso iceberg ma è soltanto uno dei tanti esempi di tifoserie che si odiano, di “persone” che inneggiano a Superga, all’Heysel, con la stessa naturalezza di quando bevono il caffè, e per i quali anche dopo il cordoglio si deve tornare a provare odio per gli altri, anche dopo tutti i tifosi che hanno perso la vita per questo.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: milanotoday.it

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